È più raro dell’oro, più costoso del platino, e la sua produzione mondiale dipende quasi interamente da due Paesi.
Ne sentiamo parlare poco, ma c’è un metallo che è dentro le nostre auto, nei nostri elettrodomestici e in buona parte dei processi industriali che reggono l’economia moderna. Si chiama rodio, metallo del gruppo del platino, grigio-argenteo, durissimo, con un punto di fusione elevatissimo e una resistenza alla corrosione che non ha paragoni. E soprattutto, è raro. Talmente raro che la produzione mondiale annua si misura in poche decine di tonnellate.
Solo 2 Paesi hanno in mano il 95% della produzione mondiale di rodio
Secondo le stime di Johnson Matthey, principale riferimento per le statistiche sui metalli del gruppo del platino, il Sudafrica da solo copre tra l’85 e il 90% della produzione mondiale di rodio. La Russia si posiziona come secondo produttore con una quota che oscilla tra il 10 e il 15%. Tutto il resto del mondo (Zimbabwe, Canada, Stati Uniti) contribuisce con percentuali marginali, nell’ordine di pochi punti percentuali complessivi.
Questo significa che due soli Paesi tengono in mano quasi tutta l’offerta globale di un materiale strategico, una concentrazione che non ha molti equivalenti nel panorama delle materie prime mondiali, nemmeno tra i metalli più preziosi.
Il rodio sudafricano proviene quasi interamente dal Bushveld Complex, una formazione geologica nel nordest del Paese che rappresenta il più grande deposito al mondo di metalli del gruppo del platino. Non è estratto da solo, ma emerge come sottoprodotto della lavorazione di platino e palladio. Questo lo rende doppiamente dipendente: da una parte dalla geologia e dall’altra dalle dinamiche economiche di altri metalli. Se il prezzo del platino scende e le miniere rallentano la produzione, l’offerta di rodio si contrae di conseguenza, indipendentemente dalla domanda.
In Russia, la produzione è concentrata nella regione di Norilsk-Talnakh, sopra il Circolo Polare Artico, e gestita quasi interamente da Nornickel, la società mineraria e metallurgica più grande della Russia. Anche qui il rodio è un sottoprodotto, questa volta della raffinazione del nichel e del palladio.
La concentrazione della produzione in soli due Paesi introduce un profilo di rischio che spesso viene sottovalutato nelle analisi di portafoglio sulle materie prime. Il risultato? Un mercato strutturalmente fragile, dove uno shock localizzato può avere effetti sproporzionati che influenzano il mondo intero.
Perché il rodio è così importante?
La domanda principale di rodio arriva dall’industria automobilistica, dove viene utilizzato nei convertitori catalitici per ridurre le emissioni di ossidi di azoto. È uno degli elementi più efficaci in assoluto per questa funzione e, al momento, non esiste un sostituto economicamente praticabile su larga scala.
Con le normative sulle emissioni sempre più stringenti in Europa come in Cina e negli Stati Uniti, la domanda strutturale di rodio rimane solida nonostante la volatilità dei prezzi.
E le sue applicazioni non si fermano all’automotive. Il rodio viene impiegato nella produzione di vetro ad alte prestazioni, nella chimica fine come catalizzatore, nell’elettronica e in alcune leghe per uso aerospaziale. La sua resistenza alla corrosione e le sue proprietà catalitiche lo rendono difficilmente sostituibile in molti processi industriali avanzati.
Perché il prezzo del rodio è vittima di una volatilità estrema
Chi segue i mercati delle materie prime sa che il rodio ha attraversato uno dei cicli di prezzo più violenti dell’intera storia dei metalli preziosi. Tra il 2016 e il 2021 il suo prezzo è passato da circa 700 dollari per oncia troy a oltre 29.000 dollari, un aumento di quaranta volte in cinque anni. Poi è crollato, rapidamente, fino a stabilizzarsi intorno ai 4.000-5.000 dollari per oncia.
Oggi si muove sopra gli 8.000 dollari l’oncia, 272,31 euro al grammo, per un prezzo al chilo oltre i 272.000 euro.
La volatilità è la conseguenza diretta della struttura dell’offerta. Quando la domanda accelera, come è accaduto con l’inasprimento delle norme sulle emissioni in Cina, non c’è modo di aumentare rapidamente la produzione. Ricordiamo che il rodio non si estrae su comando, si produce quanto ne emerge dalle miniere di platino e palladio, né più né meno. E questo crea squilibri improvvisi e amplificati che il mercato scarica interamente sul prezzo.
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