L’oro rimbalza da 4.000 dollari e si torna a parlare di rally. Ma tra Fed, dollaro ed ETF in deflusso, il movimento è più fragile di quanto sembri. Ecco cosa guardano davvero gli analisti.
Il prezzo dell’oro è tornato a muoversi con decisione, e il mercato si interroga su quanto sia solido questo rimbalzo. Dopo una fase di correzione, il metallo ha ritrovato compratori vicino a livelli tecnici considerati sensibili, e la domanda che gira tra gli operatori è una sola: siamo davanti a una semplice reazione dopo gli eccessi al ribasso, oppure alla nuova gamba di un ciclo rialzista più profondo?
La risposta non arriva subito, perché l’oro si trova oggi schiacciato tra forze opposte. Continua a beneficiare della domanda di protezione, dell’incertezza geopolitica, degli acquisti delle banche centrali e della voglia di diversificare rispetto al dollaro. Ma deve fare i conti con rendimenti obbligazionari elevati, con le aspettative sui tassi della Federal Reserve e con le prese di profitto che arrivano fisiologiche dopo una corsa che ha spinto le quotazioni su livelli storicamente altissimi.
Il punto, però, è che questo rimbalzo non nasce nel vuoto. Arriva in un momento in cui l’oro non viene più letto solo come il classico bene rifugio, ma come un termometro della fiducia nel sistema monetario, nella sostenibilità dei debiti pubblici e nella capacità delle banche centrali di tenere insieme inflazione e crescita senza combinare disastri. Per questo il movimento delle ultime sedute va guardato con una lente più larga della semplice oscillazione giornaliera dei prezzi. [...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui