Venerdì 16 ottobre il Ministero dell’Economia aveva fissato l’asticella minima del doppio collocamento. Il BTP Valore partiva dal 3,70% per i primi due anni, saliva al 4,10% nel terzo e nel quarto e arrivava al 4,70% nel quinto. Il gemello BTP Valore Insieme prometteva invece una cedola unica del 22,25% a scadenza. Sette giorni più tardi, a sportelli chiusi, quei numeri sono diventati 3,75%, 4,20% e 4,75% per il primo titolo e 22,70% per il secondo. Il Tesoro ha cioè scelto di pagare più di quanto si era impegnato a fare e lo ha fatto senza averne bisogno sul fronte della domanda, visto che la raccolta ha superato i 16,6 miliardi di euro con 560.029 contratti registrati.
Un emittente che alza il prezzo di ciò che compra mentre la fila davanti alla porta è già lunga non sta inseguendo i clienti, ma il mercato. Ed è questo il messaggio che riguarda anche chi il nuovo BTP Valore non lo ha sottoscritto ma tiene in portafoglio titoli di Stato a tasso fisso comprati mesi o anni fa.
I nuovi tassi minimi dei BTP Valore ottobre 2026
Le cedole del primo biennio e quella dell’ultimo anno guadagnano 5 punti base, quelle del terzo e del quarto anno ne guadagnano 10, mentre la cedola unica del BTP Valore Insieme cresce di 45 punti base sul totale dei cinque anni. Il comunicato del MEF spiega che la revisione tiene conto dell’evoluzione delle condizioni di mercato e preserva l’equivalenza tra i due strumenti in termini di rendimento complessivo.
Traduciamo tutto in rendimento effettivo. Con i tassi minimi il Tesoro aveva indicato per entrambi i titoli un rendimento annuo lordo del 4,10%. Con i tassi definitivi, secondo una nostra elaborazione sulla cedola unica dell’Insieme, si sale intorno al 4,18% lordo, che al netto della ritenuta del 12,5% vale circa il 3,66%. Sono otto punti base in più all’anno.
In euro la differenza è modesta ma non trascurabile. Su 10.000 euro investiti nel BTP Valore Insieme la cedola finale passa da 2.225 a 2.270 euro lordi, cioè da 1.946,88 a 1.986,25 euro netti. Chi ha scelto il BTP Valore con cedole trimestrali incasserà in cinque anni il 20,65% lordo del capitale invece del 20,30%, quindi 35 euro lordi in più ogni 10.000 investiti.
Perché il MEF ha alzato i tassi?
Alla chiusura del 16 ottobre il BTP a dieci anni rendeva il 4,48% e lo spread con il Bund tedesco si fermava a 106 punti base. Alla chiusura del 22 ottobre il rendimento era salito al 4,57% e lo spread aveva toccato 124 punti, mentre venerdì 23 ottobre alle 9.28 il differenziale si è spinto oltre quota 126 con il decennale italiano al 4,58%. In una settimana il costo del debito italiano a lungo termine è cresciuto di circa 9 o 10 punti base, quasi esattamente quanto il Tesoro ha riconosciuto in più ai sottoscrittori del BTP Valore.
Nella seduta di ieri il rendimento del Bund è sceso di 8 punti base al 3,33% mentre quello del BTP restava fermo. Gli investitori hanno cercato rifugio nella carta tedesca e il differenziale si è allargato più per la discesa del riferimento che per la salita del titolo italiano.
Il conflitto in Medio Oriente ha riportato il Brent sopra i 100 dollari al barile, i rincari energetici sono passati all’inflazione e la BCE ha già risposto alzando il tasso sui depositi al 2,50% con la decisione del 10 settembre. Per la riunione del 29 ottobre i mercati attribuiscono a un nuovo rialzo una probabilità inferiore al 10%, ma considerano probabile una nuova stretta a dicembre. Sullo sfondo pesa la pressione sul debito francese, con l’OAT decennale sopra il 5%, che contagia tutti i Paesi più indebitati dell’area euro, Italia compresa.
Il segnale da non perdere
Quando il Tesoro ammette che per finanziarsi a cinque anni deve pagare di più, sta dicendo che il prezzo del denaro prestato all’Italia è aumentato. Per chi detiene titoli già emessi questa notizia ha una conseguenza diretta, perché un BTP comprato quando i rendimenti erano più bassi vale oggi meno sul mercato. Prezzo e rendimento si muovono come i due piatti di una bilancia e quando uno sale l’altro scende.
Per stimare quanto, si usa la duration modificata, che misura la sensibilità del prezzo ai tassi. Come regola pratica, ogni punto percentuale di rialzo dei rendimenti fa perdere al titolo una percentuale del prezzo pari alla sua duration. Un BTP con duration modificata pari a 6 perde quindi circa lo 0,6% del valore per un rialzo di 10 punti base. Su 20.000 euro investiti sono circa 120 euro di minusvalenza potenziale. Un titolo a cinque anni, con duration intorno a 4,5, perde invece poco meno dello 0,5%.
Sono perdite sulla carta, è vero, e diventano reali solo se si vende.
Tenere i BTP fino a scadenza?
Per chi ha comprato un BTP con l’intenzione di portarlo a scadenza, il rialzo dei tassi cambia meno di quanto sembri. Il rendimento fissato al momento dell’acquisto resta quello, le cedole continueranno ad arrivare con la stessa puntualità e alla fine lo Stato rimborserà il titolo a 100, qualunque sia il prezzo toccato nel frattempo.
Il costo, in questo caso, è un costo opportunità. Chi ha in portafoglio un titolo che rende il 3% mentre il mercato ne offre più del 4% rinuncia a una parte del rendimento disponibile oggi, e con l’inflazione italiana risalita al 4,2% a settembre anche il rendimento netto del nuovo BTP Valore rischia di essere negativo in termini reali, se i prezzi non rallentano. Tenere è la scelta naturale per chi ha un orizzonte coerente con la scadenza del titolo e non prevede di aver bisogno di quella liquidità. Diventa invece rischiosa per chi potrebbe essere costretto a vendere nel momento sbagliato.
Vendere per ricomprare a tassi più alti
È la tentazione più diffusa quando i rendimenti salgono: si vende il vecchio BTP e si ricompra un titolo nuovo che paga di più. Il ragionamento però contiene una trappola, perché il prezzo di mercato del vecchio titolo è sceso proprio per allinearne il rendimento a quello dei titoli nuovi.
Vendendo si incassa meno, ricomprando si ottiene una cedola più alta, e a parità di scadenza i due effetti tendono ad annullarsi. Il guadagno netto dell’operazione, una volta pagate le commissioni e la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita, è spesso negativo.
Lo scambio ha senso solo per ragioni diverse dal rendimento in sé, ad esempio perché la minusvalenza realizzata vendendo in perdita entra nel cosiddetto zainetto fiscale e può essere usata entro il quarto anno successivo per compensare plusvalenze future. Ma anche per una questione strategica, quando si vuole cambiare la scadenza, la struttura delle cedole o il tipo di indicizzazione del titolo.
Mediare il prezzo di carico
Chi ha liquidità può scegliere di comprare altri titoli identici a quelli che già possiede, approfittando del prezzo più basso. Se si sono acquistati 10.000 euro nominali a 100 e se ne aggiungono altrettanti a 97, il prezzo medio di carico scende a 98,5 e il rendimento complessivo della posizione sale.
L’operazione è aritmeticamente corretta ma va maneggiata con cautela. Mediare significa aumentare l’esposizione verso un solo emittente e spesso verso una sola scadenza, e ha senso soltanto se la quota di titoli di Stato italiani nel portafoglio resta sotto l’obiettivo che ci si era dati.
Comprare ancora solo perché il prezzo è sceso, senza chiedersi quanto pesi già l’Italia sul totale dei risparmi, trasforma una scelta di investimento in una scommessa. Un’alternativa più prudente è distribuire il nuovo capitale su scadenze diverse, costruendo una scaletta che renda il portafoglio meno dipendente dall’andamento di un singolo titolo.
Allungare la scadenza
Le scadenze più lunghe offrono oggi i rendimenti più alti da due anni a questa parte. Il decennale è tornato sui livelli dell’autunno 2023, e chi compra adesso blocca quel rendimento per molti anni.
Il rovescio della medaglia è una duration più elevata, che amplifica i movimenti in entrambe le direzioni. Se i tassi torneranno a scendere, un titolo lungo comprato oggi si rivaluterà molto. Se continueranno a salire, perderà molto di più di un titolo a cinque anni.
Nessuno sa dove si fermerà la corsa dei rendimenti e lo dimostra la volatilità degli ultimi giorni, con lo spread capace di oscillare di diversi punti nella stessa mattinata. Per chi vuole allungare la scadenza, la strada più ragionevole è entrare per gradi, distribuendo gli acquisti nel tempo invece di concentrarli in un solo giorno. Chi teme soprattutto che l’inflazione resti elevata, che è poi la ragione principale del rialzo dei tassi, può valutare di affiancare ai titoli a tasso fisso una quota di titoli indicizzati all’inflazione, che proteggono proprio dal rischio che oggi spinge i rendimenti verso l’alto.
E chi ha appena sottoscritto il BTP Valore?
Dal 27 ottobre i due nuovi titoli saranno quotati sul MOT e il loro prezzo comincerà a muoversi come quello di qualsiasi altro BTP. Il BTP Valore ha una duration modificata stimata intorno a 4,4, mentre l’Insieme, che non paga nulla fino alla scadenza, arriva a circa 4,8.
Un ulteriore rialzo dei rendimenti di 50 punti base costerebbe quindi in prezzo circa il 2,2% al primo e il 2,4% al secondo, e un rialzo di un punto pieno porterebbe le perdite potenziali intorno al 4,4% e al 4,8%. Per chi arriva al 27 ottobre 2031 queste oscillazioni non contano nulla. Pesano invece su chi dovesse avere bisogno del capitale prima, soprattutto se ha scelto l’Insieme, che non offre flussi intermedi su cui contare.
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Commenti
2Interessante vedere come il Tesoro stia aggiustando il tiro sui tassi dei BTP Valore, soprattutto in un contesto dove la domanda sembra già più che soddisfatta. Questo dimostra una certa consapevolezza di mercato e il desiderio di attrarre investitori, ma secondo me c’è anche un messaggio più profondo: il sistema dei risparmi e degli investimenti si sta riadattando. Personalmente, il mio tasso di risparmio è al 5%, e mi chiedo se queste cedole al rialzo possano influire sulla mia strategia di fuga dal lavoro. Chissà, magari con un po’ di fortuna, potrei arrivare a ritirarmi a 45 anni con un portafoglio di titoli di Stato che lavora per me! Ma attenzione, non lasciamoci tentare troppo dal consumismo e dalle auto nuove: la vera libertà sta nel pianificare con intelligenza.
Il Tesoro alza i tassi e fa sembrare i vecchi BTP un po’ meno appetibili. Ma chi investe in orologi di lusso sa che il vero valore è nella rarità, non solo nei rendimenti!