Pensione a 63 o 64 anni oppure con Quota 41 nel 2022: cosa ne pensa l’Inps

Simone Micocci

16 Luglio 2021 - 12:00

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Per il dopo Quota 100 ci sono tre opzioni probabili: secondo l’Inps, ecco qual è che ha maggiori probabilità di essere approvata.

Pensione a 63 o 64 anni oppure con Quota 41 nel 2022: cosa ne pensa l'Inps

Al dibattito sulla riforma delle pensioni si è aggiunto in questi giorni un nuovo e importante capitolo: l’Inps, infatti, con la pubblicazione della relazione annuale riferita al 2020 ha fatto chiarezza su quale sarebbe l’impatto economico di alcune delle misure che potrebbero entrare in vigore per il dopo Quota 100.

Da tempo, infatti, si discute di come potrebbe cambiare il sistema pensionistico italiano alla fine di Quota 100, misura che cesserà di esistere dal 31 dicembre di quest’anno. Specialmente i sindacati spingono per una maggiore flessibilità del sistema pensionistico, puntando su misure come Quota 41 per l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi. In un contesto in cui tutti si sentono autorizzati a presentare la propria idea per la riforma delle pensioni - all’appello manca solo il Governo e non è un parere di poco conto visto che sarà questo a sciogliere gli ultimi dubbi sulla riforma delle pensioni - anche il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha presentato la propria proposta di pensione a 63 anni di età.

E ancora, c’è chi spinge per un rinnovo di Quota 100 ma ad altre condizioni, così da limitarne i costi.

Al momento sono queste tre le misure che secondo l’Inps meritavano di essere prese in esame nella relazione di fine anno: una notizia non di poco conto poiché in questo documento vengono indicati i costi di queste tre misure. E se consideriamo che c’è la volontà politica a spendere il meno possibile per la riforma delle pensioni, sembra ovvio che la misura che verrà preferita dal Governo sarà quella che costerà meno.

Tre opzioni per il dopo Quota 100 secondo l’Inps

Secondo l’istituto, dunque, sono tre le alternative valide per il dopo Quota 100. Due guardano all’età anagrafica, la terza invece solo agli anni di contributi.

Vediamo come funzionano e cosa cambierebbe rispetto a oggi e soprattutto rispetto al 2022, quando per andare in pensione - vista la scadenza di Quota 100 - si guarderà ai soli requisiti introdotti dalla riforma Fornero del 2011.

Pensione a 63 anni

La prima proposta è quella avanzata dal Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il quale consente al lavoratore di andare in pensione all’età di 63 anni e con 20 anni di contributi. Si tratterebbe di un anticipo di 4 anni rispetto all’età oggi prevista per la pensione di vecchiaia.

Tuttavia, la proposta di Tridico prevede un assegno diviso in due. Al compimento dei 63 anni, infatti, si potrebbe sì andare in pensione ma a essere pagata sarebbe solamente la quota dell’assegno maturata nel contributivo. Al compimento dei 67 anni, invece, si comincerà a ricevere la pensione per intero.

Pensione a 64 anni

La seconda opzione è la pensione a 64 anni di età ma con almeno 36 anni di contributi. Si tratta, quindi, di una nuova Quota 100 con un “ritardo” di due anni (ma con meno contributi richiesti) rispetto a quella attuale.

Ma le differenze non si fermano a questo aspetto: con la nuova Quota 100, infatti, bisognerà accettare anche un ricalcolo della pensione secondo le regole del contributivo, il che inevitabilmente porterà a un taglio dell’assegno.

Pensione con 41 anni di contributi

La terza opzione è la preferita dai sindacati in quanto andrebbe a sostituire le attuali regole della pensione anticipata. Anziché con 42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi per le donne, si potrebbe infatti accedere alla pensione anticipata con soli 41 anni di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica).

Si tratta di un’opzione oggi riconosciuta solamente ad alcune categorie di lavoratori precoci, con i sindacati che invece vorrebbero estenderla a tutti.

Pensioni, tre proposte per il dopo Quota 100: cosa ne pensa l’Inps

Manco a dirlo, è la proposta avanzata da Pasquale Tridico la migliore secondo l’Inps. O meglio, questa è maggiormente sostenibile rispetto alle altre in quanto ha un costo di appena 500 milioni nel 2022, per poi salire il picco massimo di 2,4 miliardi nel 2029.

Non male neppure la nuova Quota 100 che grazie al meccanismo del ricalcolo contributivo della pensione abbatte i costi rispetto alla misura oggi in vigore. Consentire il pensionamento a 64 anni, infatti, costerebbe 1,2 miliardi da subito, per poi raggiungere il picco di 4,7 miliardi nel 2027.

La più costosa, e quindi quella con meno chance di essere approvata, è Quota 41 per tutti: 4,3 miliardi di euro nell’immediato, 9,2 miliardi tra dieci anni (il che equivale allo 0,4% del PIL).

Fermo restando che al momento il dibattito sulle pensioni è ancora lontano dall’entrare nel vivo, e quindi non sappiamo se da parte del Governo ci sarà l’intenzione di attuare almeno una delle suddette tre proposte, sappiamo comunque quale potrebbe essere l’opzione preferita da Draghi e Orlando nel caso in cui - com’è altamente probabile - questi andranno perlopiù a concentrarsi sui costi di una determinata misura.

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