I Paesi dove i lavoratori italiani pagano meno tasse

Simone Micocci

14 Agosto 2026 - 16:09

Vuoi pagare meno tasse sul tuo stipendio? Questi Paesi hanno previsto delle agevolazioni per gli italiani che si trasferiscono.

I Paesi dove i lavoratori italiani pagano meno tasse

Abbiamo spesso visto come ci siano molti Paesi in cui trasferirsi può essere conveniente grazie alle maggiori possibilità di guadagno.

Paesi dove gli stipendi sono più alti e che, nonostante un costo della vita spesso superiore a quello italiano, consentono comunque di risparmiare una quota maggiore del proprio reddito.

Solitamente sono i Paesi del Nord a offrire le retribuzioni più elevate: dalla vicina Svizzera alla ben più remota Islanda, passando per i Paesi scandinavi. Attenzione, però, perché molto spesso queste comparazioni prendono in considerazione soprattutto lo stipendio lordo, senza dare sufficiente peso alle tasse che incidono sulla retribuzione.

Qui vogliamo quindi condurre un’analisi differente, concentrandoci sui Paesi dove magari lo stipendio lordo non è tra i più elevati, ma dove il vantaggio è rappresentato da una tassazione sul reddito particolarmente favorevole, molto più che in Italia.

A questo proposito è bene sapere che esistono Paesi che hanno previsto veri e propri regimi fiscali agevolati per i lavoratori che scelgono di trasferirsi. Una strategia che può rispondere a esigenze differenti: da una parte attrarre lavoratori qualificati e contrastare la carenza di manodopera, dall’altra ampliare la platea dei contribuenti e dei lavoratori che versano contributi, sostenendo così anche sistemi previdenziali messi sotto pressione dall’invecchiamento della popolazione.

Se quindi stai pensando di cercare lavoro all’estero e vuoi capire dove il trasferimento può risultare più conveniente anche dal punto di vista fiscale, ecco quali sono i Paesi in cui chi si trasferisce per lavorare può pagare meno tasse.

La Grecia

Iniziamo dalla vicina Grecia, dove secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro lo stipendio medio nel 2025 è stato pari a 1.516 euro lordi al mese.

Come anticipato, si tratta però di un lordo dal quale vanno sottratte tasse e contributi. Ed è proprio sul primo fronte che la Grecia diventa interessante per chi arriva dall’estero: chi trasferisce la propria residenza fiscale nel Paese per lavorare può beneficiare per 7 anni dell’esenzione dall’imposta sul reddito sul 50% dello stipendio. Per accedere al beneficio bisogna, tra le altre condizioni, non essere stati residenti fiscali in Grecia per almeno 5 dei 6 anni precedenti, trasferirsi da un Paese Ue/See o cooperante fiscalmente e lavorare effettivamente in Grecia.

In pratica, viene tassata solamente l’altra metà, applicando le normali aliquote progressive greche, che dal 2026 partono dal 9%. Prendiamo ad esempio un lavoratore che guadagna 2.000 euro lordi al mese, quindi 24.000 euro l’anno ipotizzando 12 mensilità: grazie all’agevolazione il reddito imponibile scende a 12.000 euro. Su questa somma, senza considerare eventuali detrazioni e contributi, l’imposta lorda sarebbe di circa 1.300 euro l’anno.

Cipro

Spostiamoci leggermente arrivando a Cipro, dove l’agevolazione fiscale non è molto diversa da quella prevista in Grecia. Anche qui si parla infatti di un’esenzione del 50% sul reddito da lavoro, ma per un periodo decisamente più lungo: il beneficio può essere riconosciuto per 17 anni.

C’è però una differenza importante: l’agevolazione è riservata a chi percepisce una retribuzione annua superiore a 55.000 euro e, tra i requisiti, non deve essere stato residente a Cipro nei 15 anni precedenti l’inizio del primo lavoro nel Paese.

Il vantaggio è comunque notevole, anche perché dal 2026 a Cipro i primi 22.000 euro di reddito imponibile sono esentasse, mentre sulla parte successiva si applicano aliquote progressive dal 20% al 35%. Ad esempio, con uno stipendio lordo di 60.000 euro l’anno, grazie all’esenzione del 50% il reddito da considerare scende a 30.000 euro: semplificando e senza considerare contributi e altre deduzioni, l’imposta sul reddito sarebbe di appena 1.600 euro l’anno.

La Spagna

Ora guardiamo totalmente a Ovest, arrivando ai confini dell’Europa con la Spagna. Qui il vantaggio riguarda chi trasferisce la propria residenza nel Paese per motivi di lavoro e può accedere al cosiddetto regime degli impatriati, conosciuto anche come Beckham Law.

Per beneficiarne, tra le condizioni principali, bisogna non essere stati residenti fiscali in Spagna nei 5 anni precedenti.

L’agevolazione vale nell’anno del trasferimento e nei 5 successivi. Il vantaggio sta nel fatto che, anziché essere assoggettato alla normale Irpef progressiva spagnola, composta da una quota statale e una regionale e quindi diversa a seconda della Comunità autonoma, il reddito da lavoro viene tassato con un’aliquota del 24% fino a 600.000 euro, che sale al 47% solamente sulla parte eccedente.

Il risparmio diventa quindi particolarmente interessante per gli stipendi più elevati. Ad esempio, su 100.000 euro di reddito imponibile con il regime agevolato l’imposta è pari a 24.000 euro. Con la tassazione ordinaria, invece, il conto può superare i 30.000 euro, anche se l’importo preciso dipende dalla regione di residenza e dalle detrazioni spettanti.

E attenzione a un altro importante vantaggio da non trascurare: tra i beneficiari possono inoltre rientrare, rispettando i requisiti previsti, anche lavoratori da remoto, imprenditori e professionisti altamente qualificati.

Portogallo

Una misura simile la troviamo in Portogallo. Non bisogna infatti fare confusione: l’addio al vecchio regime dei residenti non abituali, che garantiva importanti vantaggi fiscali anche ai pensionati, non ha comportato la fine delle agevolazioni per chi si trasferisce nel Paese per lavorare.

Oggi c’è infatti l’IFICI, un regime destinato a determinate categorie di lavoratori qualificati che consente di applicare un’aliquota fissa del 20% sui redditi da lavoro dipendente o autonomo prodotti in Portogallo per un massimo di 10 anni.

Tra i requisiti c’è quello di non essere stati residenti fiscali nel Paese nei 5 anni precedenti. Attenzione però, perché non si tratta di un beneficio aperto a tutti: riguarda soprattutto chi lavora nella ricerca, nelle università, nelle startup, nel settore tecnologico e in altre attività considerate strategiche o altamente qualificate.

Il risparmio può comunque essere importante. Prendiamo un reddito imponibile di 50.000 euro l’anno: con l’IFICI l’imposta è pari al 20%, quindi circa 10.000 euro. Con la tassazione ordinaria portoghese, invece, sullo stesso reddito si arriverebbe a circa 13.800 euro prima di eventuali deduzioni e detrazioni. Parliamo quindi di un vantaggio nell’ordine di 3.800 euro l’anno.

Andorra

Qui non c’è una vera e propria agevolazione riservata a chi si trasferisce. Semplicemente ci troviamo in un Paese in cui le imposte sui redditi sono molto basse per tutti i lavoratori.

Nel dettaglio, ad Andorra i primi 24.000 euro di reddito sono di fatto esenti grazie al minimo personale, mentre sulla fascia compresa tra 24.000 e 40.000 euro il prelievo effettivo è di appena il 5%. Oltre questa soglia si arriva al 10%, che rappresenta l’aliquota ordinaria dell’IRPF andorrana.

Prendiamo come esempio un lavoratore con 50.000 euro di reddito annuo: sui primi 24.000 euro non paga imposte, sui successivi 16.000 euro il prelievo effettivo è del 5% e sui restanti 10.000 euro del 10%. Il risultato, semplificando e senza considerare ulteriori deduzioni, è un’imposta di circa 1.800 euro l’anno, appena il 3,6% del reddito complessivo.

Emirati Arabi e Monaco

Ci sono poi Paesi dove il vantaggio fiscale è massimo, anche se trasferirsi può essere decisamente più complicato. Pensiamo ad esempio agli Emirati Arabi Uniti, dove per i lavoratori dipendenti l’imposta personale sul reddito è semplicemente pari allo 0%. In altre parole, sullo stipendio non viene applicata una vera e propria Irpef, con un vantaggio evidente soprattutto per chi percepisce redditi medio-alti.

Tuttavia, per beneficiare di una tale agevolazione è necessario diventare effettivamente residenti fiscali negli Emirati e, per poter lavorare regolarmente, ottenere un titolo di soggiorno adeguato. La soluzione più comune è il visto di lavoro, generalmente collegato all’assunzione da parte di un datore locale, anche se esistono altre formule di residenza per professionisti qualificati, investitori e determinate categorie di lavoratori.

Un altro esempio è Monaco, dove anche in questo caso per la generalità dei residenti non viene applicata alcuna imposta personale sul reddito. Fa eccezione soprattutto il caso dei cittadini francesi, soggetti alle specifiche regole previste dagli accordi tra Francia e Principato.

Anche qui, però, il vero ostacolo riguarda la possibilità di ottenere la residenza, per la quale bisogna dimostrare di avere un alloggio nel Principato e risorse economiche sufficienti, oltre a rispettare gli altri requisiti richiesti. Considerando inoltre il costo molto elevato degli immobili e della vita quotidiana, Monaco resta una soluzione fiscalmente eccezionale ma accessibile soprattutto a chi dispone già di redditi e patrimoni importanti.