La classifica dello stipendio medio in Europa: ecco quanto guadagnano gli italiani e gli altri lavoratori europei.
In Europa il livello delle retribuzioni varia notevolmente da un Paese all’altro. Le differenze dipendono da diversi fattori, tra cui il livello di sviluppo economico, la produttività del lavoro, il sistema fiscale e il costo della vita. Queste disparità influenzano non solo i redditi dei lavoratori, ma anche il potere d’acquisto e le condizioni sociali nei diversi Paesi. Per analizzare queste disparità, gli economisti utilizzano spesso il costo orario del lavoro, un indicatore che permette di confrontare i livelli salariali tra i diversi Stati.
Secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat, relativi al 2024 e diffusi nel marzo 2025, il costo medio di un’ora di lavoro nell’Unione europea è pari a 33,5 euro, mentre nella sola area Euro sale a 37,3 euro. Questo dato comprende sia la retribuzione corrisposta al lavoratore sia i contributi sociali e gli altri costi sostenuti dal datore di lavoro, offrendo quindi una panoramica completa del valore effettivo del lavoro. Ma non solo, consente di confrontare facilmente i Paesi e a comprendere le differenze retributive legate ai diversi sistemi economici.
Perché il costo orario non corrisponde allo stipendio netto
È importante sottolineare che questo indicatore non corrisponde allo stipendio netto percepito dal dipendente. Il costo del lavoro comprende infatti una serie di voci aggiuntive, come contributi previdenziali e oneri fiscali, che fanno sì che la cifra effettivamente ricevuta dal lavoratore sia sensibilmente più bassa.
Nonostante questa differenza, il costo orario del lavoro resta uno dei parametri più affidabili per confrontare i livelli retributivi tra Paesi, perché permette di valutare quanto effettivamente costa impiegare un lavoratore nelle diverse economie europee e di evidenziare le differenze tra Nord e Sud Europa.
Lo stipendio medio in Europa: i Paesi con i salari più alti
I dati Eurostat mostrano chiaramente come le economie del Nord Europa e alcuni piccoli Paesi con forte sviluppo finanziario e industriale siano quelli dove il costo del lavoro è più elevato.
Al primo posto si trova il Lussemburgo, dove il costo medio di un’ora di lavoro raggiunge quota 55,2 euro. Si tratta del valore più alto in Europa, favorito da un’economia molto produttiva e da un settore finanziario tra i più sviluppati al mondo.
Interessanti anche i dati relativa alla Danimarca, con 50,1 euro l’ora, e il Belgio, dove il costo del lavoro arriva a 48,2 euro. Anche in questi casi incidono fattori come salari elevati, un sistema di welfare esteso e una forte contrattazione collettiva. Tra i Paesi con livelli retributivi elevati figurano anche la Svezia, la Francia e la Germania, ovvero tutte economie avanzate con una produttività del lavoro relativamente alta.
Nella parte alta della classifica si trovano inoltre i Paesi Bassi, l’Austria, la Finlandia e l’Irlanda, che presentano livelli di costo del lavoro superiori alla media europea.
La posizione dell’Italia
Con un costo orario medio del lavoro pari a 30,9 euro, l’Italia si colloca al di sotto della media dell’Unione europea, ma comunque nella fascia intermedia della classifica. Questo valore è significativamente più basso rispetto alle principali economie del Nord Europa, ma resta superiore a quello registrato in diversi Paesi dell’Europa meridionale e orientale.
In termini comparativi, il costo del lavoro in Italia è:
- più alto rispetto a Spagna, Portogallo e Grecia;
- molto più elevato rispetto ai Paesi dell’Europa orientale;
- ma più basso rispetto a Germania, Francia e Paesi del Nord Europa.
La posizione dell’Italia riflette alcune caratteristiche strutturali dell’economia nazionale, tra cui una crescita della produttività più lenta rispetto ad altri Paesi europei e un livello relativamente elevato di tassazione sul lavoro.
La classifica europea del costo orario del lavoro
La seguente tabella mostra il [costo orario medio del lavoro nei Paesi dell’Unione Europea], misurato in euro. I valori permettono di confrontare rapidamente dove il lavoro costa di più per i datori di lavoro e dove, presumibilmente, i salari sono più elevati.
| Pos. | Paese | Costo orario medio del lavoro |
|---|---|---|
| 1 | Lussemburgo | €55,2 |
| 2 | Danimarca | €50,1 |
| 3 | Belgio | €48,2 |
| 4 | Paesi Bassi | €45,2 |
| 5 | Austria | €44,5 |
| 6 | Francia | €43,7 |
| 7 | Germania | €43,4 |
| 8 | Irlanda | €42,5 |
| 9 | Svezia | €40,3 |
| 10 | Finlandia | €37,7 |
| 11 | Italia | €30,9 |
| 12 | Slovenia | €27,1 |
| 13 | Spagna | €25,5 |
| 14 | Cipro | €21,0 |
| 15 | Estonia | €19,6 |
| 16 | Malta | €19,1 |
| 17 | Slovacchia | €18,5 |
| 18 | Repubblica Ceca | €18,2 |
| 19 | Portogallo | €18,2 |
| 20 | Polonia | €17,3 |
| 21 | Grecia | €16,7 |
| 22 | Croazia | €16,5 |
| 23 | Lituania | €16,3 |
| 24 | Lettonia | €15,1 |
| 25 | Ungheria | €14,1 |
| 26 | Romania | €12,5 |
| 27 | Bulgaria | €10,6 |
| Media UE-27 | €33,5 |
I dati, è bene sottolineare, si riferiscono ai Paesi membri dell’UE-27. Altri Paesi europei come Norvegia e Islanda hanno costi del lavoro più elevati, rispettivamente 53,7 € e 53,0 € l’ora (inserendosi idealmente al 2° e 3° posto della nostra classifica).
Le differenze tra Europa occidentale ed Europa orientale
Uno degli aspetti più evidenti che emerge dai dati Eurostat è il forte divario tra i Paesi dell’Europa occidentale e quelli dell’Europa orientale. Nei Paesi dell’Est Europa il costo del lavoro è generalmente molto più basso. Ad esempio, in Romania il valore si ferma a 12,5 euro l’ora, mentre in Bulgaria scende addirittura a 10,6 euro. Questo divario è dovuto a diversi fattori, tra cui:
- livelli di produttività più bassi;
- salari medi inferiori;
- costo della vita più contenuto;
- strutture economiche diverse.
Nonostante ciò, negli ultimi anni molti Paesi dell’Europa orientale hanno registrato una crescita significativa dei salari, riducendo gradualmente la distanza rispetto alle economie più avanzate dell’Unione.
Il ruolo della produttività
Un altro elemento fondamentale per comprendere le differenze salariali tra i Paesi europei è la produttività del lavoro. In generale le economie con livelli di produttività più elevati sono anche quelle che possono permettersi salari più alti.
Questo spiega perché i Paesi del Nord Europa e alcune economie dell’Europa occidentale occupano stabilmente le prime posizioni nelle classifiche relative al costo del lavoro. Allo stesso tempo il rapporto tra produttività e salari rappresenta una delle principali sfide per molti Paesi europei, inclusa l’Italia.
Nota metodologica
Il costo orario del lavoro rappresenta la spesa complessiva sostenuta dai datori di lavoro per l’impiego di un lavoratore. L’indicatore include sia i costi salariali sia quelli non salariali, al netto di eventuali sussidi pubblici. Tra i costi salariali rientrano:
- le retribuzioni lorde corrisposte ai lavoratori;
- bonus e indennità;
- pagamenti per ferie e giorni non lavorati:
- eventuali benefit in natura, come cibo, bevande, carburante e auto aziendali.
I costi non salariali comprendono invece:
- i contributi sociali a carico del datore di lavoro;
- le imposte legate all’occupazione;
- altri oneri associati al rapporto di lavoro.
I dati utilizzati per questa analisi provengono dalle statistiche ufficiali pubblicate da Eurostat e si riferiscono alle imprese con almeno 10 dipendenti. Per i Paesi che non utilizzano l’euro, i valori sono convertiti utilizzando il tasso di cambio medio annuale.
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