Non solo Francia. Ecco il prossimo Paese che rischia il botto sui bond

Laura Naka Antonelli

15 Settembre 2025 - 07:54

Mercati ormai alla mercé dei bond vigilantes in Francia e anche in questo Paese? C’è un’alternativa per salvare il salvabile?

Non solo Francia. Ecco il prossimo Paese che rischia il botto sui bond

Ormai l’Europa annaspa in un mare di debiti. E in un mare di debiti annaspano in generale tutti i Paesi del G7. Il problema non si chiama solo Francia, sebbene Parigi sia tornata la scorsa settimana grande protagonista del mercato dei Titoli di Stato globali. Prima, con la caduta del governo Bayrou e il contestuale terremoto che ha travolto non solo la politica, ma anche i suoi bond OAT - tanto che lo spread Italia - Francia a 10 anni si è perfino azzerato -; poi, con la nomina da parte del presidente francese Emmanuel Macron del nuovo premier Sébastien Lecornu, tra i suoi alleati più stretti.

Le novità non sono finite qui, visto che Fitch ha appena bocciato il rating sul debito francese, nel dare il via alla stagione delle revisioni, da parte delle agenzie di rating globali, del loro giudizio sui bond OAT Stagione che si protrarrà per un bel po’ di settimane. I bond francesi, nel frattempo, fanno sanguinare la ferita già aperta che ha colpito l’orgoglio nazionale francese. La tensione, nelle strade di Parigi, è alle stelle. La rabbia è già esplosa e il giudizio dei mercati potrebbe esacerbare ulteriormente la situazione.

La verità, infatti, è che i mercati finanziari stanno dettando sempre più legge, costringendo i governi di turno a correre ai ripari per coprire soprattutto una falla: quella, ormai presente in diverse economie di tutto il mondo, che prende il doppio nome di deficit-debito pubblico. Di fatto, la minaccia dei bond vigilantes non è presente soltanto in Francia. In particolare, c’è un altro debito sovrano che sta spaventando, tanto che qualcuno consiglia di guardare a Parigi come a un esempio, meglio come a un avvertimento, per agire. Ma agire come, di fronte ai dettami dei bond vigilantes che, condizionando i mercati, stanno anche facendo un processo di selezione darwiniana dei governi, scegliendo praticamente loro quelli adatti a rimanere in sella e quelli destinati, invece, a uscire di scena?

Non solo Francia, l’altro bond in balìa dei mercati

Intanto, vale la pena di presentare l’altro bond che sta destando preoccupazioni sui mercati, oltre agli OAT francesi. Si tratta dei Gilt, i Titoli di Stato UK.

Non una vera sorpresa, in quanto è da mesi che le condizioni in cui versa la politica del Regno Unito sono anch’esse decisamente precarie. Non come quelle di Parigi, ma l’allarme c’è: di conseguenza, scosse sui bond britannici ce ne sono state eccome.

Tra i casi recenti più eclatanti, quello che è seguito allo spettacolo delle lacrime al Parlamento della cancelliera allo scacchiere Rachel Reeves che, finita sotto attacco a causa delle sue proposte volte a far quadrare meglio i conti pubblici UK, si è fatta travolgere dall’emozione. Emozione che si è tutta rispecchiata nel trend dei Gilt, visto che sui mercati è scattata immediatamente la paura di un governo prossimo a scivolare in uno stato di crisi.

I Gilt sono finiti poi di nuovo nel mirino appena una settimana fa, vittime di una carica furiosa di sell che ha azzannato soprattutto i Titoli di Stato con scadenza a 30 anni.

Risultato: i rendimenti del Regno Unito a 30 anni sono volati al record in 27 anni, dal 1998.

Settimana campale per la Francia, ma i bond vigilantes possono trasferirsi ora qui

La scorsa settimana si è aperta con il dramma tutto parigino: la caduta del governo di Francois Bayrou; lo spread Italia-Francia a 10 anni o BTP-OAT che si è azzerato per la prima volta nella storia; la nomina da parte del presidente francese Emmanuel Macron del nuovo premier Sébastien Lecornu. Venerdì, il downgrade del rating sul debito pubblico made in France da parte di Fitch. E sono tante altre le date che mettono paura al Paese.

Ma se Parigi piange, nessun altro ride, sicuramente non il Regno Unito nelle mani di Keir Starmer, che potrebbe essere il prossimo Paese a cadere sotto i colpi dei bond vigilantes.

Qualche giorno fa il Guardian ha fatto il punto della situazione in cui versano gli UK con un editoriale firmato da Larry Elliott, dal titolo “Let France be a warning, Rachel Reeves: stand up to the bond market vigilantes, or they’ll come for Britain next”, ovvero “Che la Francia faccia da monito, Rachel Reeves: affronti i bond vigilantes, oppure arriveranno in Gran Bretagna”.

L’alert, dalla Francia al Regno Unito. Quella frase di Margaret Thatcher: “You can’t buck the market”

Co-autore di diversi libri con Dan Atkinson: “The Age of Insecurity” (1998); “Fantasy Island” (2007), e “The Gods That Failed” (2008), così come co-autore insieme a Andrew Gamble e Janet Bush del saggio “In or Out: Labour and the Euro”, tra le voci più importanti dell’economia e della finanza mondiali, nel riferirsi alla situazione disastrata della Francia, Larry Elliott ha avvertito che il prossimo Paese a cadere nella rete dei bond vigilantes potrebbe essere proprio il Regno Unito, partendo dalle riflessioni sul caso di Parigi.

Prima o poi, i bond vigilantes - espressione che fa riferimento ai trader dei bond governativi - costringeranno la classe politica francese ad agire. Alla fine, i partiti politici in guerra accetteranno la verità di quello che disse Margaret Thatcher negli anni ’80: ’You can’t buck the market’, ovvero, ’I mercati non possono essere sfidati’”.

Insomma, i mercati alla fine la fanno sempre franca, vincono sempre. Nell’editoriale di Elliott è però tutta incisa anche la contrarierà allo stato di sudditanza in cui i governi sono scivolati nei confronti dei mercati, unita a un monito rivolto alla politica del governo UK di Starmer.

Il Regno Unito, così come la storia insegna, deve svegliarsi, altrimenti saremo noi quelli a cui i mercati daranno dopo la caccia. La possibilità di evitare il collasso esiste ancora, ma richiede un tipo di azioni a cui i primi ministri francesi hanno opposto finora resistenza. Alzare le tasse. Tagliare il welfare. Far calare l’ascia sui piani di spesa”.

E, ancora: “Il motivo per cui la Francia e il Regno Unito non hanno altra scelta è rappresentato dal fatto che gli Stati sono deboli e i mercati sono tutti potenti ”. Per la precisione, “ i mercati dei bond esercitano il loro potere attraverso il ruolo che detengono, quello di acquistare e di vendere i bond governativi. Se vendono in massa, i tassi di interesse che i governi devono pagare per indebitarsi salgono”, al punto che “i governi possono essere costretti a cambiare le loro politiche, anche se sono refrattari ad agire in tal senso”.

La storia è questa, dice Elliott, ricordando che negli ultimi 50 anni è andata proprio così, con il risultato che il messaggio è il seguente: “I governi dovrebbero fare quello che i trader dei bond e gli speculatori chiedono, oppure rischiano di essere schiacciati dalla forza travolgente della finanza globale ”.

Occhio, i mercati sono potenti, ma non onnipotenti. E sono stati stati salvati dagli stessi governi

Detto questo, il giornalista veterano del Guardian ricorda un’alternativa, o comunque una narrativa, secondo la quale la Gran Bretagna potrebbe essere in qualche modo blindata da due fattori: il fatto di non essere legata all’Europa intesa come area euro e, dopo la Brexit anche come UE, e dunque di disporre di una “propria valuta e di una propria banca centrale”.

Inoltre, Elliott ricorda un particolare non di poco conto: “ I mercati sono potenti, ma non onnipotenti. Operano all’interno di quadri giuridici e istituzionali che sono stati creati dai governi e, quando le cose si mettono male, sono proprio i governi a tirarli fuori dai guai ”.

Esempi concreti esistono, come “ la crisi finanziaria globale del 2008 e la pandemia Covid del 2020, quando i mercati vennero salvati solo grazie alla volontà dei governi di di stampare moneta e di accollarsi grandi deficit di bilancio”. Eppure, in “quel momento, nessuno parlò della necessità che i bond vigilantes imponessero la loro disciplina finanziaria ”.

Allo stesso tempo, “così come il potere dei mercati è sopravvalutato, il potere degli Stati è sottovalutato ”.

Quei controlli sui capitali che vennero rimossi

Larry Elliott ha ricordato quanto avvenne negli anni ’70 e ’80, quando gli Stati vennero forgiati da una ideologia di destra che comportò, tra le altre cose, la rimozione di restrizioni precedentemente imposte sui movimenti di capitali. Restrizioni - controlli sui capitali - “ che erano state adottate in precedenza per un motivo: consentire ai governi di puntare alla piena occupazione, dar vita a stati sociali e ridurre le disuguaglianze”.

Proprio la rimozione di quei controlli sui capitali è stata, ricorda Elliott del Guardian, qualcosa di sicuramente positivo per le multinazionali e per il mondo dell’alta finanza mentre, senza più i controlli sui capitali, “per i governi è diventato più difficile perseguire strategie economiche domestiche”.

Ecco cosa possono fare i governi contro i bond vigilantes

La questione, però, è che “ i mercati non hanno sempre ragione ” e che “l’idea secondo la quale le misure di austerity sono necessarie per continuare a far felici i mercati e dunque per creare le condizioni di crescita si è dimostrata una fantasia, a seguito del crash finanziario”.

Motivo per cui quelle ricette “ non sono più plausibili né per la Francia né per la Gran Bretagna ”. Cosa possono fare dunque i laburisti di Starmer? Qualcosa possono fare, secondo Larry Elliott.

Possono sostenere che i mercati finanziari sono spesso capricciosi e distruttivi. Possono ricordare che la liberalizzazione della finanza non si è tradotta in un miglioramento della performance economica promessa dai thatcheriani. Possono affermare che i capricci dei mercati non dovrebbero essere consentiti per prevenire la necessità di una strategia industriale ben finanziata. Possono osservare che, aumentando i dazi e prendendo una quota nel capitale della società produttrice di chip Intel, Donald Trump ha reso pensabile ciò che fino a poco fa sembrava impensabile. Possono spingere a favore di controlli mirati e trasparenti per impedire che i movimenti di capitale a breve termine mandino fuori rotta l’economia ”.

I governi possono fare tuttavia anche un’altra cosa, scavandosi la fossa da soli. Possono ribaltare quanto detto da Tatcher e utilizzare come nuova espressione “You can’t buck the markets”, come scusa per rimanere passivi: così facendo, tracciare il percorso di una sconfitta finale. Così come l’instabile condizione dei partiti di centro-sinistra in Europa stanno manifestando, la mancanza di coraggio avrà conseguenze economiche e politiche, conclude e profetizza così Larry Elliott. Continuando ad avvertire Starmer e Reeves che, se non avranno il coraggio di tener testa ai bond vigilantes, il destino dei bond UK, ergo dei Gilt, sarà scritto piuttosto velocemente.