La giornata delle commodity: prese di beneficio su petrolio, settimana nera per il mais

L’oro nero in flessione di oltre un punto percentuale a fine giornata, ma mantiene il suo primato da inizio settimana. Impattano le preoccupazioni relativamente alle tensioni tra Usa e Cina, oltre che per l’aggiornamento relativo gli stock statunitensi diffuso mercoledì dal Dipartimento dell’Energia

La giornata delle commodity: prese di beneficio su petrolio, settimana nera per il mais

Nel mercato delle materie prime oggi focus sugli energetici, tra questi bene solo il gas naturale oggi, che segna un progresso del 3%. Male il resto con il petrolio Brent e WTI in territorio negativo di oltre un punto percentuale.

Tra i metalli il platino il peggiore, al momento in flessione dell’1,16%. Oro, argento e rame poco al di sopra della parità. Tra gli agricoli bene il frumento che segna al momento un progresso dell’1,51%, in seconda posizione il mais poco al di sopra della parità, male caffè, zucchero e cotone che si trovano in flessione di circa un punto percentuale.

Il trend da inizio settimana: petrolio in testa

La settimana volge al termine e si possono trarre le prime conclusioni. Il petrolio nonostante il calo di oggi rimane in testa tra le materie prime che hanno meglio performato durante questa settimana, con un saldo dell’8,09%. Il gasolio in seconda posizione con una performance del 7,83%, in terza posizione lo zucchero in rialzo da inizio ottava del 7,80%. La peggiore performance negativa è invece del mais che, sempre su base settimanale, al momento cede l’1,44%.

Focus del giorno: prime prese di beneficio sull’oro nero

Dopo nove sedute rialziste sono scattate le prese di beneficio sul petrolio WTI. Il future si riporta a 51,73 dollari, in flessione dell’1,67% sulla chiusura di ieri. Tuttavia il saldo settimanale è positivo: +7,6%. La corsa dei prezzi si è interrotta a quota 53,3 dollari al barile, dove sono scattate le prime prese di beneficio.

Questo in particolar modo per la mancanza di progressi concreti circa le trattative tra Usa e Cina, l’incertezza politica negli Stati Uniti e la paura che il rallentamento dell’economia cinese possa ridurre la domanda di petrolio. L’entusiasmo degli operatori potrebbe inoltre aver risentito dell’aggiornamento relativo gli stock statunitensi diffuso mercoledì dal Dipartimento dell’Energia.

Infatti, nella settimana al 4 gennaio gli stock di greggio statunitensi sono arretrati di 1,7 milioni di barili. Il dato precedente aveva fatto segnare una variazione nulla e gli analisti avevano stimato una contrazione di 2,7 milioni di barili.

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