Lavoro, dati Istat: più occupazione ma con contratti a termine

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Lavoro, dati Istat: più occupazione ma con contratti a termine

Il lavoro è in aumento secondo gli ultimi dati Istat del quarto trimestre. Sebbene la crescita, bisogna avere qualche riserva in merito: aumentano i contratti a termine.

I dati Istat sul lavoro che riportano un incremento dell’occupazione fanno fede all’ultimo trimestre, dove si registra una crescita dei contratti a termine.

Rispetto il secondo trimestre gli occupati sono 78mila in più.

A far da traino a questa occupazione in salita sono i contratti a termine, ma non solo.

L’occupazione cresce anche grazie ai lavoratori over 50.

Bisogna però gioire con riserva di fronte questa crescita, e perché?

Cosa lascia presagire un aumento del lavoro basato sui contratti a termine e sugli over 50?

Occupazione in aumento ma più contratti a termine

Innegabile la crescita che ha caratterizzato il secondo trimestre del 2017 sul fronte del lavoro. Soprattutto rispetto lo scorso anno, registrando 153mila occupati in più che nel trimestre 2016.

L’aumento è dipeso in gran parte dall’ormai diffusa forma di assunzione con contratto a termine, che ha visto ben 314mila nuovi assunti.

Il neo dell’anno 2017 rispetto il 2016 è infatti un calo di stabilizzazione a livello lavorativo.
Gli stessi dati mostrano una certa propensione ai lavori temporanei, poiché sempre più disoccupati accettano occupazioni con contratto a termine.

I dati Istat sul lavoro in crescita

Dei 78mila occupati in più, molti provengono dal Sud Italia.
Sono circa lo 0,7% in più, rispetto al Nord che a rilento presenta +0,3%.
Il rialzo del Meridione lo si deve in particolar modo agli sgravi contributivi per le assunzioni.

Ancor in più in generale, contano gli esuberi protagonisti delle assunzioni nelle scuole per l’anno 2017. Non è un caso infatti che nel quarto trimestre consecutivo si registri un incremento della partecipazione delle donne nelle posizioni lavorative.

Le donne attualmente occupate sono circa il 49,1%, rispetto il 67,1% dei lavoratori uomini. Da considerare si un traguardo, ma ancora piuttosto modesto.

L’Italia è al penultimo posto nella graduatoria UE in quanto Paese con tasso occupazionale femminile basso. Dopo di noi solo la Grecia, al primo posto invece per il numero più alto di lavoratori autonomi, classifica nella quale siamo secondi.

Lavoro penalizza sempre i giovani

L’unico calo registrato invece, si evidenzia tra i giovani di età comprese tra i 15 e i 14 anni: -0,4%.
Mentre crescono le occupazioni per i lavoratori di età compresa tra i 54 e 60 anni: +0,9%.

Come spesso riscontrato, a pagare il caro prezzo della disoccupazione sono i giovani.
La questione è stata presa seriamente dal Governo, che inserendola nella Legge di Bilancio 2017, ha annunciato di voler ridurre del 50% i contributi delle aziende per agevolare le assunzioni.

Giunge immediata la risposta da Confindustria, suggerendo una soluzione più drastica: la decontribuzione totale, dalla durata di tre anni, al fine di incentivare l’occupazione.

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