Insulta l’azienda su TikTok e viene licenziato. I dettagli

Laura Pellegrini

27 Febbraio 2026 - 05:24

Un operaio è stato licenziato dopo aver pubblicato 20 video in cui insultava l’azienda. Nonostante il ricorso, ha dovuto lasciare 2.300 euro di stipendio.

Insulta l’azienda su TikTok e viene licenziato. I dettagli

Pubblicare un video o un’immagine sui social può essere divertente e goliardico, ma il confine tra svago e conseguenze reali è molto sottile. Sul web si vedono tantissimi contenuti sul lavoro, sulla scuola o sulle condizioni economiche delle persone, ma spesso non ci si rende conto che un solo video pubblicato sulle piattaforme digitali può ledere la reputazione di soggetti, enti o aziende, provocando conseguenze serie. Ed è proprio questo che è successo a un lavoratore bolognese: a causa di alcuni video “goliardici” messi online, ha perso il lavoro.

L’operaio lavorava in una ditta di logistica a San Lazzaro di Savena e si filmava regolarmente sul muletto, all’interno dell’azienda o vicino ai macchinari per creare dei contenuti per i social. Pubblicava dei video su TikTok nei quali mostrava luoghi e macchinari aziendali e pronunciava frasi denigratorie e offensive sui propri capi e colleghi, parlando in diverse occasioni di sfruttamento. In realtà, però, percepiva uno stipendio di circa 2.300 euro al mese.

Scoperto dai vertici aziendali, l’operaio è stato immediatamente licenziato, ma per ottenere giustizia ha presentato ricorso sperando di ottenere il reintegro. Il Tribunale civile di Bologna, sezione lavoro, ha confermato il licenziamento sostenendo che quei 20 video su TikTok avrebbero violato irreparabilmente i doveri di correttezza e buona fede.

Operaio licenziato per aver pubblicato 20 video contro l’azienda

Tutto è iniziato un anno fa, un po’ per gioco e un po’ per divertimento. Un operaio di una ditta situata nel bolognese aveva preso l’abitudine di filmarsi con il cellullare mentre lavorava sul muletto e girava tra le corsie del magazzino che doveva ordinare. Nei diversi video che poi pubblicava su TikTok erano ben visibili i loghi aziendali, i macchinari e i prodotti della società appaltante.

Ma non solo: oltre alle clip, l’uomo pronunciava insulti e parole denigratorie nei confronti dei colleghi e dei vertici aziendali. Un linguaggio scurrile e colorito che faceva da sottofondo alle immagini di macchinari, prodotti e persone all’interno dell’azienda.

Una volta scoperto dai vertici aziendali che hanno avviato un procedimento disciplinare nei confronti dell’autore dei contenuti, l’operaio ha provveduto a rimuovere immediatamente dai social una ventina di video che ormai avevano raggiunto centinaia di persone.

La ditta nel frattempo non solo aveva contestato al lavoratore una violazione della privacy, ma anche una negligenza rispetto alla sicurezza sul lavoro: utilizzare il cellulare a bordo del muletto mette a rischio chi guida e chi lavora nello stesso ambiente dove si muove il mezzo.

Il licenziamento, il ricorso e la perdita di 2.300 euro al mese

L’operaio bolognese è stato licenziato dall’azienda per aver violato la privacy e messo a rischio la propria incolumità e quella dei colleghi utilizzando lo smartphone a bordo del muletto. Di fronte a questo provvedimento, però, il lavoratore ha deciso di presentare ricorso al Tribunale civile di Bologna che però ha rigettato il ricorso e confermato il licenziamento dell’operaio.

Riguardando i video e ascoltando l’audio dei contenuti, il giudice Alessandro D’Ancona non ha potuto fare altro che confermare il provvedimento sanzionatorio nei confronti del lavoratore. Mentre su TikTok denunciava delle condizioni di sfruttamento e uno stipendio inadeguato, nella realtà dei fatti - secondo quanto emerso dalle indagini - l’operaio percepiva 2.300 euro al mese. Non si trattava quindi di sfruttamento, ma solo di provocazioni e accuse del tutto false da parte del dipendente.

La sentenza spiega infatti che le clip “dipingono una realtà lavorativa con commenti, brani e citazioni contenenti accostamenti suggestivi e ambigui, espressi con linguaggio scurrile e che lasciano trasparire gravi illazioni su condizioni di lavoro da sfruttamento”.

Inutili i tentativi di difesa da parte del lavoratore, che ha provato a spiegare l’intento goliardico dei contenuti. Il Tribunale di Bologna non ha condiviso questa lettura, chiarendo che “il diritto di critica non può superare i confini delle offese, delle frasi scurrili e delle allusioni”.

Quanto può costare un video pubblicato sul web?

La vicenda che ha coinvolto questo lavoratore rappresenta un caso emblematico di come i social possano effettivamente mettere a rischio il posto di lavoro, sebbene i lavoratori siano assunti a tempo indeterminato. Quello che può sembrare un contenuto divertente e virale, si è trasformato in un grave illecito sanzionato con il licenziamento.

La pubblicazione di contenuti, video o immagini, con simboli riconoscibili della ditta o dell’azienda appaltante può ledere la privacy e costituire una violazione dei doveri di diligenza, correttezza e buona fede dell’operaio.

Non solo: l’utilizzo dello smartphone sul posto di lavoro mette seriamente a rischio la salute propria e dei colleghi, soprattutto quando si tratta di un ruolo di responsabilità come quello dell’operaio che guidava il muletto.

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