Un postino svizzero si ribella alle direttive del proprio servizio postale: no ai pacchi lasciati per strada. Ma viene licenziato.
Sono sempre di più i pacchi che ogni giorno vengono spediti e consegnati dai servizi postali e dai corrieri, i quali, proprio per questo motivo, stanno cercando in tutti i modi di velocizzare le consegne.
A tal proposito, una pratica sempre più diffusa è quella di non consegnare i pacchi al piano, ma di lasciarli al cancello o al portone d’ingresso dello stabile. E se da una parte c’è chi ha perlomeno la premura di attendere l’arrivo del destinatario per consegnargli il pacco a mano, non mancano i casi in cui il corriere o il postino lasciano il pacco incustodito e vanno via.
Tant’è che stanno iniziando a nascere veri e propri movimenti da parte di clienti insoddisfatti, che chiedono una maggiore attenzione nella consegna e provano a contestare una policy aziendale in cui, nella maggior parte dei casi, il numero di pacchi consegnati rappresenta un fattore determinante nella valutazione dei lavoratori.
C’è stato però chi ha provato a cambiare le regole dall’interno, pagandone le conseguenze persino con il posto di lavoro. La storia arriva d’Oltralpe e riguarda un postino licenziato dal servizio postale svizzero, dopo 42 anni di lavoro, perché - a suo dire - avrebbe scelto di andare incontro alle esigenze dei clienti, ma contro le indicazioni aziendali, preferendo non lasciare i pacchi incustoditi e portarli invece al piano.
Una maggiore tutela per il cliente, dunque, ma anche un costo più alto per l’azienda che per questo motivo ha deciso di procedere con il licenziamento. Un caso legale che sta suscitando molto interesse in Svizzera e che, vista la diffusione del problema anche in Italia, merita di essere approfondito.
Postino licenziato per essersi rifiutato di lasciare i pacchi per strada
La vicenda arriva dalla Svizzera occidentale e riguarda Jean-Daniel Taverney, postino del cantone di Friburgo, licenziato dopo 42 anni di servizio alle Poste svizzere.
Come anticipato, alla base del provvedimento ci sarebbe il mancato rispetto delle linee guida aziendali sulla consegna dei pacchi, accusa che lo stesso Taverney non nega, rivendicando però di aver agito nell’interesse dei clienti e, più in generale, del servizio pubblico. Secondo quanto raccontato dall’ormai ex postino, infatti, quando riteneva che i pacchi potessero essere rubati evitava di lasciarli nell’area d’ingresso dello stabile, accanto alle cassette postali, preferendo portarli ai piani superiori. Diversamente, le indicazioni aziendali prevedevano che in presenza di un codice o di una chiave per accedere all’ingresso principale i pacchi potessero essere lasciati nell’area comune.
Per l’azienda, quindi, il comportamento del postino rappresentava una perdita di tempo e una violazione delle procedure.
Nel dettaglio, nella lettera di licenziamento le Poste svizzere hanno fatto riferimento a un precedente avvertimento e a un richiamo formale per la mancata osservanza delle linee guida, oltre che per ripetute manifestazioni di dissenso giudicate non costruttive. Taverney, dal canto suo, rivendica di aver sempre espresso apertamente le proprie posizioni, anche in qualità di lavoratore attivo sul fronte sindacale.
È bene precisare che non si tratta di un caso isolato, visto che la vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensione all’interno del servizio postale svizzero, alle prese con una profonda riorganizzazione dove da una parte diminuisce la posta ordinaria, mentre dall’altra continua ad aumentare il numero di pacchi da consegnare.
A questo punto è lecito aspettarsi che la vicenda finirà in tribunale, per quella che al tempo stesso rischia di diventare anche una battaglia ideologica che va oltre i confini della Svizzera.
Dalla parte del cliente o dei numeri?
La domanda è: quanto la necessità di consegnare i pacchi entro tempistiche sempre più brevi può giustificare una minore attenzione da parte dei corrieri? Va detto che, a oggi, non risultano indicazioni di Poste Italiane, né tantomeno di Amazon, che obblighino postini e corrieri a essere più rapidi nelle consegne al punto da lasciare i pacchi incustoditi. È però innegabile che, rispetto a qualche anno fa, si percepisca una minore attenzione nella fase finale della consegna.
Questo accade anche perché, in molti casi, il numero di pacchi consegnati in una giornata rappresenta uno degli elementi su cui viene valutata la prestazione del lavoratore. Un sistema che, inevitabilmente, può favorire comportamenti orientati più alla quantità che alla qualità del servizio.
È altrettanto vero che, ad esempio, il servizio Amazon per la gestione dei pacchi rubati o danneggiati a seguito di una consegna non diretta è generalmente funzionale. Ma questo non elimina il disagio subito dal cliente, costretto comunque a segnalare il problema, attendere una nuova spedizione o avviare una procedura di rimborso.
Siamo nel tempo del fast fashion, delle consegne immediate, dello scroll continuo: possibile che tutto debba sempre andare più veloce, anche a costo di sacrificare la qualità? C’è chi ha pagato con il proprio lavoro per ribellarsi a un sistema che, molto probabilmente, ha finito per farci perdere di vista ciò che è davvero importante.
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