La Grande Distribuzione Organizzata è alla ricerca di nuovo personale. Addetti alle vendite, legali e logistica: ecco le posizioni aperte e i profili richiesti.
Il settore della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) in Italia conta, ad oggi, oltre 450.000 occupati. Nel corso del 2026 verranno inseriti almeno 20mila nuovi lavoratori all’interno del settore, grazie a una serie di investimenti strategici che stanno facendo crescere il comparto.
Secondo un recente studio di Federdistribuzione e PwC Italia, la crescita degli addetti nella GDO dal 2018 al 2024 è pari all’1,6% ed è destinata a crescere nei prossimi anni. Il settore è in continua evoluzione e mantiene un’alta stabilità occupazionale: circa l’86,3% dei contratti è a tempo indeterminato, mentre più della metà degli occupati ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni.
Le nuove assunzioni nella GDO sono aperte a candidati con o senza esperienza e riguarderanno posizioni completamente innovative, oltre a ruoli già consolidati. Ecco i profili e le posizioni più richieste.
Assunzioni GDO: le posizioni aperte e i profili più richiesti
Saranno almeno 20mila i lavoratori che troveranno occupazione nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) in Italia: le aziende hanno sbloccato nuovi ruoli e posizioni grazie agli investimenti in innovazione e intelligenza artificiale. Tra i profili più richiesti spicca l’area dei servizi operativi, che da sola rappresenta circa il 90% della domanda. Seguono la logistica (8%) e i comparti commerciali, ICT, legale e risorse umane (ciascuno all’1%).
Le posizioni più richieste dalle aziende della GDO si rivolgono sia a candidati con esperienza sia a coloro che sono alla ricerca del primo lavoro. Si cercano infatti:
- addetti alle vendite alimentari (39% delle ricerche);
- specialisti del settore alimentare (17%);
- addetti per il “fai da te” e arredamento (11%);
- addetti ai reparti bellezza (10%);
- allievi specialisti alimentari (6%);
- addetti alla logistica, in negozio e in magazzino.
Più difficile, invece, è il reperimento di nuove risorse specializzate da inserire come store manager e capireparto. Per questi ruoli è richiesta esperienza pregressa e un curriculum efficace, in grado di valorizzare le competenze e le conoscenze del candidato.
In cosa stanno investendo le aziende: employer branding e smart working
Oltre agli investimenti in innovazione e intelligenza artificiale, le grandi catene della GDO italiana stanno puntando molto sull’employer branding per attrarre nuovi talenti. Per coinvolgere anche le nuove generazioni, le catene si stanno concentrando su una serie di iniziative tra le quali la formazione dei dipendenti come Brand Ambassador (53%) e gli eventi periodici dedicati (68%).
Altri punti chiave valorizzati dalle aziende sono la brand reputation (55%) e le politiche di welfare (65%), che si affiancano alla flessibilità organizzativa e allo smart working come elementi chiave per garantire un certo equilibrio tra vita lavorativa e privata.
Le imprese della GDO continuano poi a rafforzare l’offerta formativa dei propri dipendenti con investimenti che registrano una crescita del 20% rispetto al 2018. Infine, si consolida anche il lavoro agile, ovvero la possibilità di adottare forme di lavoro più flessibili per concedere ai dipendenti fino a 5 giorni su 5 da remoto.
Il lavoratore-tipo nella GDO italiana
Grazie ai dati raccolti da PwC Italia è possibile delineare anche la figura del lavoratore ideale nella GDO. Il settore vanta una netta presenza femminile: il 62,1% dei dipendenti è costituito da donne, valore che supera di oltre 20 punti la media nazionale italiana. La quota di giovani donne under 30 ha raggiunto il 20%, a fronte del 12% dell’intera popolazione lavorativa italiana.
Più della metà degli occupati (52%) ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, mentre i lavoratori sotto i 30 anni rappresentano il 18% e gli over 50 superano il 30%. Il progressivo invecchiamento dei dipendenti e l’avvicinamento alla pensione potrebbe sbloccare ulteriori posizioni nella GDO.
A livello di istruzione, il 30,1% dei lavoratori della GDO è in possesso della licenza media, mentre solo il 10,7% dei dipendenti possiede una laurea. Le numerose posizioni aperte, nella maggior parte dei casi, non richiedono un titolo di studio specifico.
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