La luna di miele tra Meloni e i mercati è finita? La risposta arriva dai BTP (e non solo)

Laura Naka Antonelli

14 Aprile 2026 - 10:35

Gli investitori stanno prendendo le distanze dall’Italia di Meloni? Occhio al messaggio chiaro che arriva dai BTP. Il no di Von der Leyen a Giorgetti.

La luna di miele tra Meloni e i mercati è finita? La risposta arriva dai BTP (e non solo)

La “luna di mieletra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i mercati è per caso finita?

È un articolo di Reuters a sollevare la questione, individuando nei BTP la prova che dimostrerebbe come il momento più fulgido del rapporto tra il governo Meloni e la comunità degli investitori internazionali sarebbe agli sgoccioli.

La guerra in Medio Oriente sta mettendo a nudo le vulnerabilità economiche dell’Italia”, ha scritto Reuters, ricordando la dipendenza significativa dell’Italia dalle importazioni di energia, ma anche la minaccia che arriva dalla ferita mai cicatrizzata dell’economia del Paese: il debito pubblico tuttora troppo alto rispetto al PIL, a dispetto degli sforzi innegabili che il governo Meloni ha compiuto per piegarsi alle regole di bilancio UE.

Tutto, in vista delle elezioni politiche del 2027.

BTP e dipendenza energetica mettono a nudo vulnerabilità Italia

Un segnale di pericolo arriva dal mercato dei Titoli di Stato italiani.

Reuters ha menzionato il trend dei rendimenti dei BTP a 2 anni che, dopo l’inizio della guerra USA-Iran, sono balzati a marzo di 75 punti base, riportando il rialzo mensile più forte dal 2022.

Il balzo ha fatto scattare i rendimenti a 2 anni al 2,76% circa, valore superiore di 10 pb rispetto ai rendimenti dei Titoli di Stato di Francia, Spagna e Germania.

Un pessimo segnale - perfino a seguito della tregua della guerra USA-Iran - è arrivato inoltre dalle aste dei BTP, che hanno confermato come i costi di finanziamento del debito dell’Italia siano balzati al massimo dal luglio del 2024.

Gli investitori stanno per caso prendendo le distanze dall’Italia? Il dubbio c’è, se si considera che, stando a quanto ha riportato l’Energy Institute, l’Italia si conferma l’economia europea più dipendente dal gas estero, che incide sui suoi rifornimenti energetici per il 38%.

Il Paese è anche il principale importatore UE di gas naturale liquefatto che transita nel Golfo Persico.

Rischio recessione? L’appello di Giorgetti sul Patto di Stabilità, ma von der Leyen dice no

Gli strategist iniziano così a guardare all’Italia con una punta malcelata di scetticismo:

Lo strategist di Commerzbank Hauke Siemssen ha detto per esempio che, “a fronte della prospettiva di rialzi prolungati dei prezzi energetici, gli investitori sono molto preoccupati per le previsioni di crescita dell’Italia ”.

Commerzbank prevede addirittura una recessione tecnica, ovvero due trimestri consecutivi di crescita negativa del PIL.

Di recessione ha parlato perfino il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti che, evocando una crisi che potrebbe diventare più accentuata nel caso in cui lo shock petrolifero scatenato dalla guerra non si attenuasse, continua a fare pressing sull’UE affinché sospenda il Patto di Stabilità, e dunque quei diktat sul debito e sul deficit che sono stati sempre motivo di angoscia per le casse dello Stato italiane.

E che ora lo sono ancora di più, visto che l’Istat ha certificato che nel 2025 il rapporto deficit-PIL dell’Italia è rimasto sopra la soglia massima del 3% e che, di conseguenza, l’uscita dalla procedura di infrazione UE per deficit eccessivo, su cui il ministro aveva scommesso, sarà molto probabilmente rinviata.

Peccato che la stessa Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen abbia detto che “ non ci sono le condizioni per sospendere il Patto”.

Altra prova del nove delle vulnerabilità dell’Italia è il trend dei rendimenti dei BTP a 10 anni che, sempre a marzo, sono schizzati di 80 pb circa, molto oltre l’aumento di 60 pb dei rendimenti degli OAT e ancora di più del rialzo di 45 pb dei rendimenti dei Bund.

Lo spread BTP-Bund a 10 anni, che ha sfondato anche i 100 pb, è tornato così a fare notizia.

Tra gli esperti Steven Major, advisor macro globale della società di brokeraggio Tradition, ha commentato la situazione definendo i BTP “un termometro del rischio globale.

Non solo BTP e spread, anche PIL ed esito referendum motivi di ansia per Meloni

Ma non c’è ’solo’ l’ansia rinfocolata per i BTP e per lo spread. Fari anche sul PIL dell’Italia che, stimato dall’OCSE in crescita di appena lo 0,4% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, farà del Paese quello con il tasso di espansione dell’economia più basso tra le nazioni avanzate del G20.

Non finisce qui. “ I problemi di Meloni non sono solo economici ”, si legge nell’articolo, che si è riferito alla sconfitta al referendum sulla giustizia così come alle dimissioni di tre funzionari del governo (del sottosegretario al Ministero della Giustizia Andrea Delmastro, della capogabinetto dello stesso ministero Giusi Bartolozzi e della ministra del Turismo Daniela Santanchè).

La stabilità politica dell’Italia appare insomma più fragile, ha rimarcato Reuters, citando anche quanto scritto da Eurasia Group: “ La posizione di Meloni sta diventando più precaria . La sconfitta al referendum ha impedito al governo di riportare una vittoria su una questione chiave, dimostrando che una maggioranza consistente può andargli contro”.

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