Italia, ecco l’esercito di nuovi poveri a causa del coronavirus

Ecco chi sono i nuovi poveri, la classe sociale nata nell’emergenza coronavirus. A rischio operai, professionisti e negozianti.

Italia, ecco l'esercito di nuovi poveri a causa del coronavirus

È un esercito di nuovi poveri quello che emergerà una volta terminata l’emergenza coronavirus. L’impatto economico è devastante e sta già creando una classe sociale totalmente nuova.

La chiusura delle attività ha lasciato a casa tantissime persone, la conseguenza più grave sarà un aumento del tasso di disoccupazione, senza tralasciare il crollo drastico nei consumi.

Una scelta obbligata quella del governo, certo, ma non sembra siano state prese misure adeguate in fatto di tutele.

Coronavirus, chi saranno i nuovi poveri dopo l’emergenza

Tra le conseguenze che il coronavirus porta con sé c’è la creazione di una nuova classe sociale. I cosiddetti ‘nuovi poveri’, una schiera di cittadini cui la COVID-19 sta portando via lavoro e risparmi. Per Confcommercio e Confesercenti, infatti, circa 60 mila italiani potrebbero perdere il lavoro se l’emergenza non dovesse risolversi entro giugno.

La chiusura delle attività sta colpendo gravemente professionisti, negozianti e ad artigiani, che senza le entrate necessarie al sostegno rischiano di soccombere. Categorie per cui lo Stato non sembra aver previsto un piano vero e proprio. Dapprima autonomi e indipendenti a ultima ruota del carro? Lo scenario è più realistico che mai.

Parliamo di lavoratori della classe media le cui entrate sono ormai pari a zero. Solamente uscite, è questa la nuova realtà. E i prezzi dei beni alle stelle non aiutano. L’aumento del 30% delle richieste di aiuto alla Caritas - 4,6 quintali di generi alimentari distribuiti ogni giorno - sono solo una desolante testimonianza del momento di difficoltà.

I giovani saranno tra i più colpiti

Si assisterà a una catena di cause ed effetti disastrosa sia per i consumi che per il mondo del lavoro. Il tasso di disoccupazione è probabilmente destinato a salire, avvicinandosi pericolosamente ai livelli post crisi finanziaria del 2008.

Una situazione economica già non esattamente rosea destinata a peggiorare, quindi. Una scure che si abbatterà non solo su particolari settori ma anche su fasce di età ben definite. I giovani saranno tra quelli che andranno più in sofferenza. Soprattutto in un mercato del lavoro profondamente disuguale, in cui la precarietà lavorativa è all’ordine del giorno e i lavori più stabili sono altrettanto fragili.

L’intervento del governo dovrà essere mirato, per far sì che non si vengano a creare altre diseguaglianze sociali. Servivano aiuti in precedenza, una volta usciti dall’emergenza ne serviranno ulteriori. Lo Stato ha il dovere di non lasciare indietro nessuno ed è chiaro che in questo momento storico non si possa permettere un esercito di ‘nuovi poveri’.

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