Prezzi giù, ma non per tutti: il carrello della spesa resta un lusso in Italia

Guido Gennaccari

18/06/2025

Inflazione all’1,6%, ma il “carrello della spesa” segna +2,7%: record negativo rispetto al NIC. Le famiglie soffrono, cresce la povertà. È davvero finita l’emergenza inflattiva?

Prezzi giù, ma non per tutti: il carrello della spesa resta un lusso in Italia

L’Istat certifica che:

A maggio 2025 l’inflazione scende all’1,6% dall’1,9% di aprile. Il rallentamento risente soprattutto della marcata decelerazione dei prezzi degli Energetici regolamentati (+29,3% da +31,7% di aprile) e dell’accentuarsi della flessione di quelli dei non regolamentati (-4,3% da -3,4%); rallentano anche i prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,5% da +4,2%) e quelli di alcune tipologie di servizi. Un sostegno alla dinamica dell’inflazione si deve, invece, all’accelerazione dei prezzi degli Alimentari lavorati (+2,7% da +2,2%), che si riflette sul “carrello della spesa” (+2,7% da +2,6%). A maggio l’inflazione di fondo scende al +1,9%, dal +2,1% di aprile.

È quindi finita l’emergenza inflattiva e la Bce può tranquillamente tagliare i tassi? Se si analizzano i dati dal 1995 ad oggi, scopriamo che il “carrello della spesa” ha raggiunto valori record rispetto al passato, quando espresso come differenza con l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC).

Cosa vuole dire? Che l’aumento legato agli acquisti al supermercato o all’alimentari sotto casa è stato maggiore degli aumenti generalizzati dei prezzi, infatti il NIC è di 1,6% contro un +2,7% del «carrello della spesa». Questo fenomeno è iniziato nel 2013 fino ad aggravarsi negli ultimi periodi con un valore record della differenza di ben -8,1 punti!

Alcune specifiche:

1. I valori sono su finestre temporali annue diverse per durata (16-4-10);
2. Hanno come “base indice = 100” con tre date differenti (1995-2010-2015);
3. Non si considera la rivisitazione dei panieri nel tempo.

Lo Spread del «Carrello della Spesa» (1995 = 100) Lo Spread del «Carrello della Spesa» (1995 = 100) .

Periodo 1996-2010

Solo nel 1996 i prezzi del “carrello della spesa” superano di poco quelli generali, si toccano al contrario punte di 5,9 a favore dell’indice dei prezzi NIC. Quando il trend della differenza (barre celesti) decresce, sta a segnalare una probabile maggiore difficoltà delle famiglie ad andare a fare la spesa.

Lo Spread del «Carrello della Spesa» (2010 = 100) Lo Spread del «Carrello della Spesa» (2010 = 100) .

Periodo 2011-2015

Tutto nella norma fino al 2013, dove i valori diventano negativi, forse gli effetti dell’austerità del periodo 2009-2012 si fanno sentire. Si registrano valori ciclici negativi e positivi ma mai inferiori al -1,75. Il “carrello della spesa” si fa più pesante ed impegnativo in determinati periodi dell’anno.

Lo Spread del «Carrello della Spesa» (2015 = 100) Lo Spread del «Carrello della Spesa» (2015 = 100) .

Periodo 2016-2025 (maggio)

Il peso del “carrello della spesa” si fa sentire piano, piano fino al tempo della pandemia con un bottom a -3. Il fenomeno del periodo covid però rientra velocemente per poi iniziare il forte e lungo trend negativo iniziato nel 2022 dell’inflazione a due cifre e dell’invasione russa. Il fenomeno sembra dilagare e non si riesce ad emarginarlo, pur con un’inflazione generale tornata sotto controllo e sotto il 2%, obiettivo medio di lungo periodo della Bce.

I grafici mostrati servono solo a dimostrare come i numeri e la statistica possano fare gioco ai politici che possono portare l’attenzione sul dato micro o macro che fa comodo e che porta popolarità, consenso e voti. L’inflazione generale è sì scesa (quindi i prezzi continuano comunque a crescere, ma più lentamente), tornando nell’intorno del 2% dell’obiettivo della banca centrale europea, ma le classi più povere hanno difficoltà a fare la spesa, probabilmente anche la classe media (borghesia) avrà fatto alcune rinunce di acquisto.

Per questo l’inflazione è una tassa indiretta soprattutto nei confronti dei meno abbienti, che però migliora la situazione generale delle casse dello stato. Attenzione quindi, abbiamo lo spread sul debito pubblico sotto i 100 basis points, segno che il mercato finanziario promuove la nostra stabilità politica e gli aggiustamenti dei conti pubblici, ma abbiamo uno spread inflattivoNIC – Carrello della Spesa” che sembra dare ragione alla teoria della macelleria sociale considerando che il tasso di povertà assoluto in Italia è passato dal 3,3% del 2006 al 9,7% del 2023.

Che sia colpa del carrello della spesa?