Investimenti per minorenni. Come investire per i figli, dal Buono Minori al 5% al Pac

Emanuele Di Baldo

25 Settembre 2026 - 16:11

Buoni postali al 5%, libretti, titoli di Stato, Pac e fondi pensione: quali sono i migliori investimenti per figli minorenni e come sceglierli?

Investimenti per minorenni. Come investire per i figli, dal Buono Minori al 5% al Pac

Sono tanti gli investimenti per minorenni che possono essere valutati per garantire un futuro diverso, anche più tranquillo, ai propri figli. E il momento è di quelli da segnare in agenda: con la serie in vigore da settembre 2026, il Buono fruttifero postale dedicato ai minori riconosce un rendimento lordo del 5% annuo a scadenza, sia per il neonato sia per il ragazzo di 16 anni e mezzo. In un’era in cui la finanza è sempre più a portata di mano (e di app), aumentano le possibilità e, con esse, anche i rischi di operare nel modo sbagliato; ed è per tale motivo che conoscere gli strumenti giusti, le soluzioni e le opzioni in base alle diverse esigenze può rivelarsi essenziale nella scelta dei giusti metodi di risparmio per gli adulti di domani, oggi bambini.

Gli investimenti per figli minorenni, non a caso, possono essere davvero di diverso tipo: buoni e libretti postali, conti deposito, titoli di Stato, piani di accumulo, polizze vita e fondi pensione, senza dimenticare l’intramontabile mattone. Sono tutte vie utili per la pianificazione di un domani, tutte risposte da valutare se ci si fa la domanda: qual è il miglior investimento per minorenni e dove conviene investire per i propri figli?

Ecco tutte le possibilità che il mercato offre oggi, con rendimenti, costi e regole fiscali aggiornati, e come saper scegliere in base alla situazione in cui ci si trova e agli obiettivi futuri.

Perché investire oggi per i propri figli?

Se la domanda che ci muove è quella classica, la risposta può sembrare scontata (ma in realtà non lo è). Investire per bambini e minori dimostra lungimiranza e anche una buona dose d’altruismo, dato che per tante famiglie si rivela essere una scelta saggia che consente di creare un patrimonio per il futuro e di garantire una maggiore sicurezza finanziaria ai propri figli. Iniziare fin da giovane età consente inoltre ai bambini di apprendere le basi dell’educazione finanziaria e di sviluppare abitudini di risparmio per minorenni sane e durature.

Inoltre, gli investimenti a lungo termine possono fornire un’opportunità per creare ricchezza e garantire il finanziamento di eventuali esigenze, come l’istruzione universitaria, la prima casa o, perché no, quel sogno nel cassetto che, per motivi economici nella maggior parte dei casi, una persona comune non riesce quasi mai a realizzare.

Anche perché la realtà dice che far studiare i propri figli è molto importante anche a livello economico. Secondo la revisione della letteratura internazionale pubblicata dalla Banca Mondiale (Psacharopoulos e Patrinos, 2018), basata su 1.120 stime raccolte in 139 Paesi, il rendimento privato medio di ogni anno aggiuntivo di istruzione è pari a circa il 9% annuo in termini di maggiori guadagni, un valore rimasto stabile per decenni. I rendimenti sociali, cioè quelli per l’intera collettività, superano il 10% per l’istruzione secondaria e universitaria. Insomma, mettere da parte oggi le risorse per gli studi di domani è a sua volta un investimento, con un ritorno misurabile.

E, anche in questo caso specifico, l’orizzonte di riferimento dell’investimento è senz’altro a lungo termine, dato che si può iniziare persino da neonati. Per questo gli strumenti potenzialmente utilizzabili possono essere vari: dai conti deposito ai piani di accumulo, dalle polizze ai fondi pensione, passando per buoni e libretti postali. Tutti diversi, e spesso complicati, nei quali è difficile orientarsi senza un minimo di informazione essenziale.

Ad oggi, società finanziarie, istituti di credito, compagnie assicurative e Poste da tempo si stanno muovendo per fornire strumenti finanziari a misura delle esigenze di ogni cliente. Tra le componenti di cui tenere conto per la scelta non deve esserci soltanto il rendimento, ma anche le necessità di trasparenza ed equità nei confronti della famiglia, il peso di costi e tasse e la flessibilità dello strumento per poterlo smobilizzare in caso di esigenze di studio e formazione dei figli. Vediamo quali sono i principali strumenti utilizzabili.

I migliori investimenti per minorenni da valutare oggi

Come detto, quindi, la panoramica degli investimenti finanziari per minorenni è davvero ampia. La scelta dipende dal profilo di rischio, dall’orizzonte temporale e dagli obiettivi di investimento: chi vuole la certezza del capitale guarderà agli investimenti sicuri per minorenni, come buoni postali e titoli di Stato, mentre chi ha davanti molti anni può valutare anche strumenti più dinamici. Ecco alcuni prodotti di investimento che potrebbero essere adatti.

BFP dedicato ai minorenni

Tra gli investimenti postali per minorenni, il prodotto di punta è il Buono fruttifero postale dedicato ai minori, emesso da Cassa Depositi e Prestiti, collocato da Poste Italiane e garantito dallo Stato italiano. Si intesta a un bambino o ragazzo tra 0 e 16 anni e mezzo, si sottoscrive a partire da 50 euro (e multipli) e scade automaticamente al compimento dei 18 anni. Con la serie in vigore dal 22 settembre 2026 il tasso annuo effettivo lordo a scadenza è del 5% per tutte le date di compimento della maggiore età, pari a un netto compreso tra il 4,38% e il 4,56% a seconda della durata.

Facciamo un esempio concreto: 10.000 euro investiti in un Buono Minori sottoscritto alle condizioni del 22 settembre 2026, per un neonato che compirà 18 anni dopo il 1° agosto 2044, si trasformeranno in 23.871,29 euro lordi, ovvero 22.137,38 euro al netto dell’imposta sostitutiva, applicando i coefficienti di rimborso pubblicati da Poste. Attenzione però ai vincoli: in caso di rimborso anticipato prima dei 18 anni il tasso scende allo 0,50% nominale annuo lordo e gli interessi non vengono riconosciuti prima di 18 mesi dalla sottoscrizione.

Di conseguenza, il risparmio postale in tali termini può essere un’ottima strada per chi ha un figlio minorenne e vuole lasciargli una somma di denaro in dote al compimento della maggiore età. Non c’è nessuna spesa o commissione da sostenere al momento della sottoscrizione e del rimborso e il capitale investito è sempre rimborsabile, al netto degli oneri fiscali, fino alla prescrizione decennale che decorre dalla scadenza del buono. Sul fronte fiscale gli interessi scontano l’aliquota agevolata del 12,50%, l’imposta di bollo non si applica se il portafoglio buoni non supera i 5.000 euro (oltre si paga lo 0,20% annuo) e, insieme a libretti postali e titoli di Stato, i buoni sono esclusi dal calcolo dell’ISEE fino a 50.000 euro per nucleo familiare.

Libretti di risparmio postali

Accanto ai buoni, Poste Italiane propone il Libretto di risparmio postale dedicato ai minori, articolato in tre fasce d’età: IO Cresco (dalla nascita ai 12 anni), IO Conosco (dai 12 ai 14) e IO Capisco (dai 14 ai 18). Lo aprono solo i genitori o il tutore, non è cointestabile, non ha costi di apertura, gestione ed estinzione e ha un tetto di saldo di 15.000 euro. Il tasso base è però simbolico, fermo allo 0,01% lordo: per far fruttare davvero le somme bisogna attivare il Deposito Supersmart Minori, che remunera al 2,50% annuo lordo accantonamenti da almeno 500 euro vincolati per 182 giorni. Sugli interessi del libretto si applica la ritenuta del 26% e, sopra i 5.000 euro di giacenza media annua, un’imposta di bollo fissa di 34,20 euro.

Il libretto è anche una piccola palestra di educazione finanziaria: dai 12 anni il ragazzo può avere la Carta IO e prelevare o versare fino a 30 euro al giorno e 250 euro al mese, limiti che salgono a 50 e 500 euro dai 14 anni. I Buoni Minori in forma dematerializzata si collegano proprio al Libretto Minori e il genitore può sottoscriverli anche online, dal sito o dall’App di Poste Italiane.

Conti correnti per minori

Chi preferisce una soluzione bancaria intestata direttamente al figlio può guardare ai conti correnti per minori, più strumenti di appoggio e di educazione al denaro che veri investimenti. Intesa Sanpaolo, ad esempio, propone XME Conto UP!, dedicato ai ragazzi da 0 a 17 anni, intestato esclusivamente al minore e sottoscritto dal genitore, con servizi online utilizzabili dal compimento degli 8 anni. Secondo il materiale informativo della banca, se il conto resta aperto fino ai 18 anni matura un bonus giovani dell’1% sulla giacenza media annua, con un tetto di 100 euro lordi l’anno e di 1.000 euro complessivi, accreditato alla maggiore età.

Polizze vita

Le polizze vita sono un’opzione popolare per l’investimento a lungo termine. Si tratta di prodotti assicurativi che combinano una copertura sulla vita con un investimento, ma non sono tutte uguali: nelle polizze di ramo I, legate alle gestioni separate, il rischio finanziario resta in capo alla compagnia e il capitale è di norma garantito, spesso al netto dei costi; nelle unit linked di ramo III, invece, il rischio è a carico dell’assicurato, che a scadenza o in caso di riscatto può ricevere meno di quanto versato. Esistono poi le multiramo, che combinano le due componenti.

Consentono di costruire un piccolo capitale attraverso un’accumulazione graduale, anno dopo anno. Si tratta di un conto bilaterale: da un lato c’è il contraente, che effettua i versamenti, e dall’altro il beneficiario, che alla scadenza avrà diritto al suo capitale o a una rendita temporanea.

Il beneficio ulteriore di alcune polizze pensate per i figli è la garanzia di completamento del piano di accumulo in caso di premorienza del contraente: in questo caso la polizza garantisce il pagamento dei premi residui a carico della compagnia e il versamento della rendita temporanea sino alla scadenza del contratto.

Sul piano fiscale, i rendimenti sono tassati al 26% solo al riscatto o alla liquidazione, con aliquota ridotta al 12,5% per la quota riferibile ai titoli di Stato; in caso di decesso dell’assicurato, il capitale liquidato ai beneficiari non rientra nell’asse ereditario ed è esente dall’imposta di successione. Da mettere in conto, però, costi di gestione e penali di riscatto nei primi anni, da verificare sempre nella documentazione precontrattuale.

I conti deposito

Il conto deposito consente di ottenere un rendimento sulle somme depositate, soprattutto se vincolate, con un livello di rischio contenuto: i depositi sono tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fino a 100.000 euro per depositante e per banca, con rimborso entro 7 giorni lavorativi in caso di liquidazione coatta amministrativa dell’istituto. È lo strumento, tra quelli descritti, sicuramente più semplice da gestire ed è particolarmente indicato per chi non ha particolare dimestichezza con gli strumenti finanziari più complessi.

Il conto deposito prevede un’operatività ridotta, limitata a tre tipi di operazioni: versamenti e prelievi da e verso il conto di appoggio e il vincolo delle somme per un determinato periodo. Gli interessi sono tassati al 26% e sul saldo si applica l’imposta di bollo dello 0,20% annuo. Prima di sottoscrivere va verificato nel foglio informativo se il conto può essere intestato a un minore, dato che molte offerte, soprattutto online, sono riservate ai maggiorenni.

Titoli di Stato

I titoli di Stato sono considerati uno degli investimenti più sicuri. Sono emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e possono avere cedola fissa, come i BTP, variabile, come i CCT, o indicizzata all’inflazione, come il BTP Italia. Il loro punto di forza, per chi investe per i figli, è la fiscalità: interessi e plusvalenze scontano l’aliquota agevolata del 12,5% contro il 26% previsto per gli altri strumenti finanziari, non concorrono all’attivo ereditario ai fini dell’imposta di successione e rientrano nell’esclusione dall’ISEE fino a 50.000 euro per nucleo familiare.

I titoli di Stato sono adatti per coloro che cercano un’opzione di investimento a basso rischio e permettono di scegliere una scadenza allineata agli obiettivi, ad esempio l’iscrizione all’università. Va ricordato però che, se venduti prima della scadenza, il prezzo di mercato può risultare inferiore a quello di acquisto.

ETF e fondi comuni d’investimento

Gli ETF (Exchange Traded Fund) e i fondi comuni d’investimento sono opzioni di investimento più rischiose, ma possono offrire un rendimento potenzialmente più elevato.

Questi strumenti investono in una varietà di titoli, come azioni, obbligazioni e materie prime, offrendo diversificazione del portafoglio e una maggiore possibilità di guadagno, a fronte di oscillazioni di valore anche marcate nel breve periodo. Per questo si adattano soprattutto a orizzonti lunghi, come quelli di chi investe per un figlio appena nato. I guadagni sono tassati al 26%, con aliquota ridotta al 12,5% per la quota di titoli di Stato presenti in portafoglio.

Piano di Accumulo Capitale (Pac) per bambini

Il Pac è un’opzione di investimento che consente di investire regolarmente una somma di denaro in un fondo comune d’investimento o in un ETF. Questo tipo di investimento è particolarmente utile per i bambini, poiché consente di accumulare un piccolo importo di denaro su base regolare, a partire da importi molto bassi, e di ridurre l’impatto delle oscillazioni di mercato distribuendo gli acquisti nel tempo.

Inoltre, il piano di accumulo può essere la base per un investimento in fondi comuni di investimento, sia azionari che obbligazionari, da detenere nel lungo periodo. La durata di questi piani varia in genere dai 5 ai 20 anni ed è particolarmente indicata quando i figli sono ancora piccoli, in quanto i risultati si vedranno soltanto nel lungo periodo.

Facciamo un esempio di investimento in Pac. Investendo 100 euro al mese per 18 anni, per un totale versato di 21.600 euro, con capitalizzazione mensile e al lordo di costi e tasse:

  • con un rendimento annuo dell’1% il capitale finale è di 23.655,32 euro
  • con un rendimento annuo del 3% il capitale finale è di 28.594,03 euro
  • con un rendimento annuo del 5% il capitale finale è di 34.920,20 euro

Pensione integrativa per i figli minorenni

La pensione integrativa è un’opzione per investire per i minori a lunghissimo termine. Un genitore può iscrivere il figlio fiscalmente a carico a un fondo pensione e dedurre i contributi versati per lui dal proprio reddito: dal 2026, con la Legge di Bilancio, il limite di deducibilità è salito da 5.164,57 a 5.300 euro annui, un tetto che però comprende anche i contributi versati per sé stessi. La deduzione spetta prima al titolare della posizione e il genitore può dedurre la parte che il figlio, non avendo reddito sufficiente, non ha dedotto.

C’è poi un vantaggio meno evidente: iniziare presto fa maturare anzianità di iscrizione, e la tassazione delle prestazioni finali scende dal 15% fino al 9% proprio in base agli anni di partecipazione. Va comunque scelto un fondo affidabile, con costi contenuti e una buona reputazione, e va ricordato che non tutte le forme pensionistiche accettano minori come aderenti: nei fondi negoziali, ad esempio, l’adesione dei familiari fiscalmente a carico dipende da quanto previsto dallo statuto e dai regolamenti del fondo. Si tratta infine di un risparmio vincolato, pensato per la pensione e non per le spese dei 18 anni.

Investire in immobili: ha senso lasciare una casa ad un bambino?

Gli investimenti immobiliari possono essere una scelta interessante per i genitori che vogliono investire per i loro figli. Lasciare una casa ad un bambino può essere una scelta sensata, poiché l’immobile può essere utilizzato come fonte di reddito, ad esempio attraverso l’affitto. Inoltre, l’immobile può essere venduto in futuro per generare un profitto.

Tuttavia, gli investimenti immobiliari richiedono un investimento iniziale significativo e la gestione dell’immobile può essere complessa e richiedere tempo e risorse. Inoltre, il valore dell’immobile può fluttuare nel tempo, il che significa che l’investimento può comportare anche dei rischi.

C’è poi un aspetto giuridico da non sottovalutare: in base all’articolo 320 del Codice civile, i genitori possono acquistare un immobile da intestare al figlio minorenne solo con l’autorizzazione del giudice tutelare, che la concede se l’operazione è necessaria o di evidente utilità per il minore. La stessa autorizzazione serve per vendere in futuro l’immobile prima della maggiore età. Prima di decidere, quindi, è importante valutare attentamente le proprie risorse finanziarie, i tempi della procedura e le potenziali sfide che possono sorgere nella gestione dell’immobile.

In alternativa, si possono considerare altre opzioni di investimento, come ad esempio fondi comuni d’investimento o ETF che investono in portafogli di società immobiliari quotate (Reit), offrendo una maggiore diversificazione del portafoglio e con un investimento iniziale più basso.

FAQ, domande frequenti sugli investimenti per minorenni

Che età bisogna avere per investire?

  • In linea di massima, non c’è un’età minima per essere titolari di un investimento, ma fino ai 18 anni il minore non ha la capacità di agire e sono i genitori, o un tutore legale, ad agire per lui. I genitori possono aprire un Libretto Minori o sottoscrivere un Buono Minori per i loro figli fin dalla nascita. Gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione, come l’acquisto o la vendita di un immobile, richiedono però l’autorizzazione del giudice tutelare. Tuttavia, la maggior parte delle piattaforme di investimento online richiede che gli investitori siano maggiorenni, il che significa che devono avere almeno 18 anni. Questo perché gli investimenti comportano un certo grado di rischio e richiedono una certa conoscenza finanziaria, e perché le norme sulle transazioni finanziarie richiedono la capacità legale di firmare un contratto.

Esistono app per investire da minorenni?

  • Un minore non può sottoscrivere da solo contratti di investimento, per cui le app di trading e di investimento sono di norma riservate ai maggiorenni. Esistono però app con cui i genitori gestiscono i prodotti intestati ai figli e coinvolgono i ragazzi entro limiti precisi. Con l’App Poste Italiane, ad esempio, il genitore può sottoscrivere Buoni Minori dematerializzati e attivare il Deposito Supersmart Minori, mentre dai 12 anni il figlio può essere abilitato a consultare il libretto e a operare online entro i limiti fissati tramite un cruscotto di Parental Control. Anche i conti per minori delle banche, come XME Conto UP! di Intesa Sanpaolo, prevedono servizi online con controllo dei genitori.

Come guadagnare soldi da minorenne?

  • La strada principale è il lavoro, ma con regole precise: in Italia l’età minima per lavorare coincide con la conclusione dei 10 anni di istruzione obbligatoria e non può comunque essere inferiore a 16 anni. Le uniche eccezioni riguardano le attività culturali, artistiche, pubblicitarie e dello spettacolo, che richiedono l’autorizzazione preventiva degli uffici territoriali del lavoro e l’assenso scritto dei genitori. Dai 16 anni il ragazzo può firmare da solo il contratto, ha diritto alle ferie retribuite e, a parità di lavoro, alla stessa retribuzione di un maggiorenne. Le somme guadagnate possono poi confluire su un libretto o un conto per minori, trasformando la paghetta o il primo stipendio in risparmio.

Quanto investire per i minori e con quale frequenza?

  • Quando si investe per i minori, è importante capire che la quantità di denaro da investire dipende dalle esigenze individuali e dalle possibilità finanziarie dei genitori. Non c’è una regola generale sulla quantità di denaro che si dovrebbe investire, ma l’importante è creare una strategia di investimento a lungo termine. Una buona pratica è quella di investire una quantità costante di denaro in modo regolare, ad esempio ogni mese o ogni anno, come avviene con un Pac. In questo modo, si può creare un’abitudine di risparmio e investimento che può durare tutta la vita del bambino.

Come gestire l’investimento quando il figlio raggiunge l’età adulta?

  • A 18 anni il figlio acquisisce il pieno controllo dei propri soldi e ciò che era intestato a lui resta suo. Il Buono Minori scade automaticamente e può essere rimborsato; il Libretto Minori resta operativo per altri 6 mesi con i limiti della fascia IO Capisco, alle somme si applica il tasso base del Libretto Smart e, trascorso quel periodo, il libretto viene bloccato e va estinto in ufficio postale. A quel punto il capitale può essere trasferito su un conto corrente bancario o su un conto di investimento a suo nome: è un momento importante, perché può iniziare a imparare a gestire il denaro in modo responsabile.

Cosa succede all’investimento di mio figlio se muoio prima che raggiunga l’età adulta?
La morte improvvisa di un genitore può essere una situazione molto difficile da affrontare per la famiglia e la questione dell’investimento del bambino o del minore può essere una preoccupazione aggiuntiva. Il primo punto da chiarire è a chi è intestato l’investimento.

  • Se il prodotto è intestato al figlio, come un Buono Minori, un Libretto Minori o un conto a suo nome, il patrimonio appartiene già al minore e non entra nella successione del genitore: cambia solo chi lo amministra. La responsabilità genitoriale resta all’altro genitore e, se nessuno dei due può esercitarla, si apre la tutela e il giudice tutelare nomina un tutore, scegliendo di preferenza la persona designata dal genitore per testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata (articoli 343 e 348 del Codice civile).
  • Se invece l’investimento è intestato al genitore, ad esempio un Pac o un deposito titoli a suo nome, le somme rientrano nell’eredità e seguono le regole della successione; titoli di Stato e buoni postali restano comunque esclusi dall’attivo ereditario ai fini dell’imposta.
  • Nelle polizze vita, infine, il capitale spetta ai beneficiari designati per diritto proprio, fuori dall’asse ereditario ed esente da imposta di successione: per questo la scelta del beneficiario va fatta con attenzione.

In ogni caso, è importante che i genitori si consultino con un notaio, un avvocato o un professionista finanziario per definire un piano di successione adeguato per l’investimento del bambino. Questo può garantire che l’investimento sia gestito in modo responsabile e in linea con i desideri del genitore.