Flat tax addio, partite IVA in rivolta contro il Governo Conte

Dopo l’addio alla flat tax promessa dalla Lega, è a rischio anche la fase 2 della riforma che prevedeva da gennaio 2020 l’estensione del regime forfetario fino a 100.000 euro: ecco perché le partite IVA sono in rivolta contro il Governo Conte.

Flat tax addio, partite IVA in rivolta contro il Governo Conte

Le partite IVA sono in aperta rivolta contro il Governo Conte.

Oltre a dire addio alla flat tax promessa dalla Lega, ora a rischio c’è anche la fase 2 della riforma già introdotta lo scorso anno, ovvero l’imposta sostitutiva del 20% fino a 100.000 euro.

Al momento la flat tax è applicata a circa 2 milioni di partite IVA che con 65.000 euro di fatturato applicano un’imposta sostitutiva forfettaria del 15%, pari al 5% per chi ha avviato una nuova attività. Si tratta del “vecchio” regime forfettario, esteso per quel che riguarda i limiti economici richiesti ad imprese e professionisti.

C’è da dire che per ora non ci sono comunicazioni ufficiali da parte del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, ma il rischio che la flat tax del 20% non venga estesa (come previsto) fino a 100.000 euro è piuttosto concreto, e ha portato le partite IVA sul piede di guerra.

Da qui nasce il partito Liberisti Italiani, l’evoluzione politica dell’associazione “Sos Partita IVA”.

Flat tax addio, partite IVA in rivolta contro il Governo Conte

Intervistato da La Repubblica, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha chiarito che la flat tax non si farà mai in quanto “ingiusta, sbagliata, insostenibile e incostituzionale perché violava la progressività.

Ci sono però circa 2 milioni di contribuenti che, con 65.000 euro di fatturato, hanno avuto la flat tax del 15%, elemento che ha di certo contribuito all’aumento del numero di partite IVA in regime forfettario nel 2019.

Il Ministro Gualtieri ha parlato di un piano triennale per alleviare la pressione fiscale che grava sugli italiani, obiettivo confermato anche dall’incontro tra Conte e i sindacati che si è tenuto il 18 settembre 2019, ma per ora non si è spinto oltre e non ha dato ulteriori chiarimenti.

Quali sono le intenzioni del Governo Conte bis? E come farà a ripristinare l’equità nel sistema tributario?

Flat tax addio, a rischio anche la fase 2 che estende l’imposta forfettaria fino a 100.000 euro

È proprio questo clima di incertezza a far surriscaldare gli animi dei titolari di partite IVA.

Dal 1° gennaio 2020, infatti, sono attese grandi novità nel mondo del regime forfetario: la flat tax dovrebbe essere estesa anche ai redditi fino a 100.000 euro, con un’aliquota del 20%.

L’uso del condizionale è d’obbligo, poiché il MEF sta ancora attendendo il responso da parte di Bruxelles sul tetto dei 100.000 euro.

Il MEF per ora sta lavorando ad una manovra da oltre 35 miliardi di euro, di cui 23 miliardi necessari per evitare l’aumento dell’IVA.

In base alla relazione tecnica della Legge di Bilancio 2019 risulta che, se il MEF decidesse di non proseguire con la fase 2 della flat tax, in tre anni lo Stato recupererebbe oltre 2 miliardi.

In base ai dati del precedente anno fiscale emerge che l’estensione del regime forfettario fino a 100.000 euro porta a una perdita di gettito per le casse erariali di 109 milioni nel 2020, di 1,131 miliardi nel 2021 e di 857 milioni dal 2022.

Con l’eliminazione della fase 2 della flat tax il nuovo Governo Conte potrebbe avere più di 2 miliardi da investire in progetti più congeniali alla nuova linea politica, come misure per gli asili nido o investimenti green.

Nel frattempo, il presidente dell’associazione “Sos Partita IVA” Andrea Bernaudo ha fondato Liberisti Italiani, un nuovo movimento politico che spinge per una maggiore esplorazione dell’economia liberista.

Non resta che aspettare la risposta di Bruxelles e la Legge di Bilancio 2020 per capire cosa succederà nel prossimo anno fiscale.

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