Aumento IVA, il piano del M5S: ristoranti, alberghi e lavori in casa nel mirino

Aumento IVA, il piano del M5S (che riprende quello preannunciato dalla Lega) è di colpire chi paga in contanti in specifici settori. Ristoranti, alberghi e lavori di manutenzione in casa sono quelli per i quali il 2020 potrebbe rappresentare l’anno della stangata.

Aumento IVA, il piano del M5S: ristoranti, alberghi e lavori in casa nel mirino

Aumento IVA, prende piede un nuovo piano, quello del M5S: colpire i settori a maggior rischio evasione, come ristoranti, alberghi e lavori di manutenzione in casa, disincentivando l’uso del contante.

Il piano del M5S per l’aumento dell’IVA non è cosa del tutto nuova e, anzi, è stato l’ex Sottosegretario leghista al MEF, Massimo Garavaglia, a preannunciarlo.

Il Governo PD - M5S si è insediato da poco ma gli impegni a cui far fronte sono tanti e importanti, uno fra tutti la Legge di Bilancio 2020 e la necessità di trovare una soluzione all’aumento dell’IVA.

Tra le ipotesi, spunta anche quella targata M5S: aumentare l’IVA solo a chi paga in contanti, prevedendo al contrario un meccanismo di rimborso, una sorta di cashback, per chi userà bancomat e altri strumenti tracciabili.

Una misura di questo tipo va inserita nel contesto di lotta all’evasione fiscale, uno degli argomenti principali sia dell’attuale Governo giallorosso che del precedente Lega-M5S.

Questa “continuità” di intenzioni nella guerra al contante, per quanto controversa, è confermata dal fatto che il primo a far trapelare informazioni sul piano del MEF è stato Massimo Garavaglia, ex Sottosegretario leghista all’Economia.

Aumento IVA, il piano del M5S

La Legge di Bilancio 2020 è tra gli impegni più impellenti a cui il nuovo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri deve dedicare la propria attenzione e l’aumento dell’IVA nel 2020 è un rischio da evitare.

Le scadenze che riguardano la Legge di Bilancio 2020 si stanno avvicinando: la bozza per la manovra economica andrebbe presentata, in teoria, entro metà ottobre, mentre il disegno di legge vero e proprio va presentato alle Camere entro il 20 dello stesso mese.

La scadenza più vicina è quella del 27 settembre, giorno in cui va consegnata la nota di aggiornamento al DEF.

Tempi stretti, che portano alla necessità di fare presto soprattutto per motivare come si intende evitare l’attivazione delle clausole di salvaguardia e per spiegare dove si troveranno i 23 miliardi di euro necessari.

La proposta del Movimento 5 Stelle ricalca un piano già allo studio del MEF, con l’ipotesi di aumentare l’IVA dal 10 al 23% solo a chi paga in contanti, mentre per chi paga con carta di credito o bancomat, cioè per chi sceglie modalità di pagamento tracciabili, è previsto un meccanismo di cashback, cioè di rimborso.

Come si legge su La Repubblica, il piano dei 5 Stelle è quello di colpire i settori in cui maggiormente si evade, quindi dove prospera l’uso del contante: ristorazione, alberghi e manutenzione della casa.

Ma vediamo nel dettaglio cosa comporterebbe l’attuazione di una misura del genere.

Aumento IVA: torna l’ipotesi di disincentivare l’uso del contante

Il primo a lasciar trapelare informazioni sulla misura in questione è stato Massimo Garavaglia, ex Sottosegretario al MEF, nell’intervista rilasciata al quotidiano ItaliaOggi il 27 agosto 2019.

Secondo quanto dichiarato dall’ex Sottosegretario, il piano del MEF quando ad esserne Ministro era Giovanni Tria prevedeva dal 1° gennaio 2020 un aumento dell’aliquota ordinaria dal 22 al 25,2% e di quella agevolata dal 10 al 13%, con rimborso della differenza di aliquota nel 2021 nel caso di pagamenti con mezzi tracciabili.

Il piano dei 5 Stelle invece prevede l’aumento dell’IVA dal 10 al 23%, sempre dal 1° gennaio 2020, per i consumatori che pagano in contante al ristorante o in albergo. Sono questi due dei settori a maggior rischio evasione, quelli che potrebbero essere colpiti da un aumento che potrebbe inserirsi in un più complesso piano di contrasto alle irregolarità in ambito fiscale.

La proposta del Movimento 5 Stelle prevede anche di legare una serie di detrazioni e deduzioni, ad esempio le spese mediche e veterinarie, all’uso del pagamento elettronico.

Tutte ipotesi, per il momento, che non possono però non preoccupare le imprese ed i professionisti.

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