Partite IVA in regime forfettario: boom nel 2019, ma il 2020 resta incerto

Cresce il numero di partite IVA in regime forfettario, con un +35,8 % registrato nel secondo trimestre del 2019. Resta l’incognita sul 2020, con l’ipotesi di una riduzione dei limiti d’accesso.

Partite IVA in regime forfettario: boom nel 2019, ma il 2020 resta incerto

Il regime forfettario resta quello preferito da chi sceglie di aprire una partita IVA. Sono i dati del MEF relativi al secondo trimestre 2019 a confermarlo e a segnare un +35,8% di adesioni rispetto allo scorso anno.

I dati dell’Osservatorio delle Partite IVA pubblicati il 10 settembre 2019 confermano una tendenza avviata dall’inizio dell’anno: il regime forfettario è quello prescelto dalla maggior parte di coloro che scelgono di avviare una nuova attività.

Certo è che l’anno d’oro del regime forfettario potrebbe chiudersi il 31 dicembre 2019. Tra le ipotesi resta quella del ritorno ai vecchi limiti a partire al 2020, con una riduzione dell’attuale soglia massima di fatturato pari a 65.000 euro.

Partite IVA in regime forfettario: boom nel 2019, ma il 2020 resta incerto

Sono 66.129 i soggetti che nel secondo trimestre del 2019 hanno aderito al regime forfettario, pari al 48,5% del totale delle nuove aperture di partite IVA e con un forte aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’incremento è del 35,8%, ed è da attribuirsi al nuovo limite di 65.000 euro introdotto a partire dal 1° gennaio 2019 che ha, di fatto, aperto la strada al regime a tassazione agevolata per molte più imprese e professionisti.

Il forte incremento di partite IVA aperte in regime forfettario non è collegato ad un aumento generale del numero di attività di lavoro autonomo avviate. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio del MEF, nel secondo trimestre del 2019 sono state aperte 136.323 nuove partite Iva, con un aumento del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Sono i giovani a trainare le nuove attività: il 44,4% delle partite IVA aperte nel secondo trimestre del 2019 appartiene a giovani fino a 35 anni, il 32% da soggetti appartenenti alla fascia compresa tra i 36 ed i 50 anni.

Interessante è notare poi come sia in crescita il numero di partite IVA aperte da soggetti ormai vicini all’età per la pensione: un 14,6% di incremento rispetto allo scorso anno per i contribuenti che si collocano nella fascia anagrafica compresa tra i 51 ed i 65 anni.

MEF - Osservatorio sulle partite IVA relativi al secondo trimestre 2019
Sintesi dei dati

Il regime forfettario piace, ma il 2020 potrebbe portare ad un ridimensionamento della platea dei beneficiari

I numeri parlano chiaro: il regime forfettario piace, e non solo a chi vuole avviare una nuova attività ma anche a chi, con l’estensione dei limiti d’accesso fino a 65.000 euro, è potuto sfuggire alla più pesante tassazione Irpef.

Se il 2019 è stato l’anno del boom per il regime forfettario, il 2020 potrebbe rappresentare un inevitabile passo indietro. Si fa avanti in maniera sempre più corposa l’ipotesi che con la prossima manovra venga abolito il limite unico a 65.000 euro, e sia ripristinata la diversificazione e le soglie tra i 30.000 ed i 50.000 euro previste fino al 2018.

Si parla di un addio alla flat tax, il progetto della tassa piatta caro alla Lega avviato per le partite IVA e che nel 2020 avrebbe dovuto portare all’avvio dell’imposta sostitutiva del 20% per le imprese con ricavi compresi tra i 65.001 ed i 100.000 euro. La norma, ancora in attesa di autorizzazione da parte dell’Unione Europea, potrebbe spegnersi prima ancora di aver visto la luce.

Alla base del possibile passo indietro del nuovo Governo PD-M5S vi sarebbero due ragioni fondamentali. La prima, è inutile negarlo, attiene alle ricadute in termini di gettito fiscale previste per via dell’estensione dei limiti d’accesso al regime forfettario, che prevede un’aliquota unica di tassazione (pari al 15%) sostitutiva dell’Irpef.

La seconda motivazione è quella di evitare che l’eccessiva estensione dei limiti d’accesso al regime forfettario porti a comportamenti elusivi ed evasivi e disincentivi la crescita e l’aggregazione di imprese.

Rischi sottolineati, tra l’altro, anche dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio nel corso dell’iter preparatorio alla manovra dello scorso anno. Per il momento l’unica certezza è che il 2020 sarà un anno di novità per imprese e professionisti, con o senza regime forfettario.

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