Flat tax imprese 2020, manca ancora l’autorizzazione UE

Flat tax imprese, Italia in attesa dell’autorizzazione UE non solo per l’imposta sostitutiva del 20% ma anche per il regime forfettario. I tempi sono stretti e l’esenzione IVA è subordinata alla proroga della deroga per il regime agevolato al 15% così come per l’estensione del limite massimo da 65.000 a 100.000 euro.

Flat tax imprese 2020, manca ancora l'autorizzazione UE

Flat tax imprese in attesa dell’autorizzazione UE per l’applicazione nel 2020.

La decisione riguarda non solo l’imposta sostitutiva del 20%, ma lo stesso regime forfettario per il quale ad oggi la scadenza è fissata al 31 dicembre 2019.

Oggetto dell’autorizzazione è la proroga del regime di esenzione IVA per i forfettari e per i contribuenti che, a partire dal 2020, applicheranno l’imposta sostitutiva del 20% nel caso di compensi superiori a 65.000 euro e fino al limite di 100.000 euro.

La flat tax per le imprese resta quindi subordinata alla concessione dell’autorizzazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea di derogare le regole comunitarie in materia di IVA.

La regola generale prevista dalla direttiva 2006/112/CE, all’articolo 285, prevede che soltanto i titolari di partita IVA con volume d’affari fino a 5.000 euro possano godere dell’esenzione IVA. L’estensione delle agevolazioni alle imprese minori con volumi superiori è subordinata sempre al parere positivo dell’UE.

Flat tax imprese 2020, manca l’autorizzazione UE per regime forfettario ed imposta sostitutiva

Le regole in materia di IVA sono di competenza comunitaria per gli Stati appartenenti all’UE, e così è anche per le agevolazioni rivolte alle imprese minori.

È per questo che quando si parla di regime forfettario e flat tax è necessario attendere il disco verde del Consiglio.

La pubblicazione dell’autorizzazione dell’Unione Europea è particolarmente attesa e non riguarda soltanto l’imposta sostitutiva del 20% che, dal 1° gennaio 2020, si applicherà ai titolari di partita IVA entro il limite di 100.000 euro.

Per il regime forfettario del 15% si attende la conferma e la proroga di un’autorizzazione già concessa. La decisione di esecuzione UE 2016/1988 del Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato l’Italia, in deroga alle disposizioni generali, di esentare dall’IVA i soggetti passivi con volume d’affari non superiore a 65.000 euro.

Una deroga temporanea, valida fino al 31 dicembre 2019.

Autorizzazione necessaria anche per l’imposta sostitutiva al 20%

Come anticipato, in attesa di autorizzazione è anche la flat tax con imposta sostitutiva del 20% per i titolari di partita IVA con ricavi o compensi da 65.001 e 100.000 euro.

L’avvio del regime agevolato è previsto dal 1° gennaio 2020 e, eccetto l’obbligo di fatturazione elettronica, assorbirà tutte le regole previste dal regime forfettario. Tra queste vi è l’agevolazione in materia di IVA.

C’è il rischio che l’Europa non autorizzi la misura? Difficile dare una risposta certa.

C’è da dire che non sarebbe la prima volta che l’Italia si vedrebbe bocciare alcune misure di deroga alle regole unionali in materia di IVA: un esempio è l’estensione del regime di reverse charge ai servizi resi dalle imprese consorziate nei confronti del consorzio di appartenenza.

La scelta dell’Unione Europea sarà dettata da due distinte valutazioni: l’incidenza della misura in deroga sul gettito fiscale complessivo e l’incidenza sulle risorse proprie UE provenienti dalla riscossione IVA.

Chissà se nel prendere la propria decisione l’UE prenda come riferimento lo studio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio che, oltre a definire la flat tax come una “trappola di povertà” per le partite IVA, aveva parlato dell’estensione dei limiti per l’accesso al regime forfettario e all’imposta sostitutiva del 20% come un incentivo all’evasione fiscale.

Il salto d’aliquota e l’obbligo di passaggio alla tassazione Irpef nel caso di superamento del limite di 100.000 euro rende pericoloso il regime di tassazione sostitutiva.

La flat tax, sistema di tassazione strutturato per soglie e non per scaglioni, comporta l’emergere di un forte disincentivo ai ricavi, che può avere come effetto collaterale quello di stimolare comportamenti fiscalmente scorretti ed incentivare l’evasione.

Una tentazione ancor più forte se accostata agli esoneri in materia di IVA - e quindi dai controlli - per effetto dalle semplificazioni degli obblighi di rendicontazione documentale previste per il regime forfettario.

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