Fisco, controlli sulle buste paga. Multe dall’Agenzia delle Entrate per questi lavoratori

Simone Micocci

28 Maggio 2026 - 18:04

Anche i lavoratori subordinati possono essere evasori fiscali. Al via i controlli dell’Agenzia delle Entrate, rischio multe per questi dipendenti.

Fisco, controlli sulle buste paga. Multe dall’Agenzia delle Entrate per questi lavoratori
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I lavoratori dipendenti possono evadere le tasse? Quando si parla di evasione fiscale si fa spesso riferimento ai lavoratori autonomi, per i quali è più frequente il rischio di non versare correttamente imposte e contributi. Per i dipendenti, invece, questo è molto più complicato, vista la presenza di un datore di lavoro che agisce come sostituto d’imposta, trattenendo, per conto del lavoratore, quanto dovuto direttamente in busta paga.

Lo stesso vale per i pensionati, per i quali le tasse vengono trattenute direttamente dall’Inps, riducendo così in maniera significativa il rischio di evasione.

Non è un caso, invece, che tra i lavoratori dipendenti più esposti a situazioni di irregolarità ci siano quelli privi di sostituto d’imposta, come accade nel settore domestico. Proprio in questi giorni, infatti, la Guardia di Finanza ha individuato una frode da circa 1,5 milioni di euro che avrebbe coinvolto colf e badanti.

Ma è davvero così raro che un lavoratore dipendente venga accusato di evasione fiscale? In realtà no. Anzi, nei prossimi mesi l’Agenzia delle Entrate effettuerà controlli sulle buste paga e sulle dichiarazioni, per poi inviare comunicazioni a chi non risulta in regola con gli obblighi fiscali.

Come abbiamo più volte spiegato, infatti, per i lavoratori con due o più Certificazioni Uniche, o comunque per chi percepisce più redditi soggetti a imposta anche di diversa natura, può scattare l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. Questo perché il Fisco deve poter verificare che le imposte pagate nell’anno precedente siano state calcolate correttamente, tenendo conto di tutti i redditi percepiti.

Chi non adempie a questo obbligo deve quindi aspettarsi una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, con possibile applicazione di sanzioni. E questo può accadere non solo quando emerge un’imposta effettivamente non versata, ma anche nel caso in cui il debito sia pari a zero e risulti comunque omessa la dichiarazione obbligatoria.

In quali casi un lavoratore dipendente evade le tasse

In apertura abbiamo spiegato perché per un lavoratore dipendente sia generalmente più complicato evadere le tasse: nella maggior parte dei casi, infatti, è il sostituto d’imposta a trattenere tasse e contributi dalla busta paga. Diverso è il caso del lavoro in nero o di eventuali compensi fuori busta, dei quali parleremo nel paragrafo successivo.

Il problema può sorgere quando sono presenti più rapporti di lavoro presso aziende diverse, oppure quando il contribuente percepisce redditi di diversa natura: ad esempio pensione e stipendio nello stesso anno, oppure stipendio ed entrate derivanti da un’attività di lavoro autonomo.

In questi casi, infatti, non è detto che le imposte siano state calcolate correttamente, in quanto può accadere che, sommando i diversi redditi, il contribuente superi la soglia dello scaglione Irpef applicato dai singoli sostituti d’imposta, con la conseguenza di dover pagare un’imposta più alta.

Pensiamo, ad esempio, a un lavoratore che percepisce due stipendi da 20.000 euro ciascuno. In entrambi i casi, i rispettivi datori di lavoro potrebbero aver applicato le ritenute considerando separatamente i due redditi, quindi il 23%. Tuttavia, sommando le due Certificazioni Uniche, il reddito complessivo arriva a 40.000 euro annui: di conseguenza, la parte che eccede i 28.000 euro, pari a 12.000 euro, avrebbe dovuto essere tassata con l’aliquota dello scaglione successivo, pari al 35% nel 2025 e ridotta oggi al 33%.

È per questo motivo che, in presenza di due o più redditi, o comunque di redditi di diversa natura, scatta l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi entro le scadenze previste: il 30 settembre per il modello 730/2026, oppure il 2 novembre per il modello Redditi.

Superate queste scadenze, il Fisco ha tempo 7 anni per effettuare controlli sulle buste paga e, più in generale, sui redditi percepiti, così da scrivere al contribuente e far scattare le sanzioni previste per omessa dichiarazione.

Cosa rischia chi non presenta la dichiarazione dei redditi?

Nel dettaglio, una volta trascorsi 90 giorni dalla scadenza, si è passibili di sanzione, con importi che cambiano a seconda dei casi:

  • se ci sono imposte dovute e non versate, si paga una sanzione pari al 120% del totale, con un minimo di 250 euro. Nel caso in cui la dichiarazione venga presentata prima di subire un controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, la sanzione si riduce al 75%;
  • se invece non risultano imposte dovute, si applica comunque una sanzione da 250 a 1.000 euro.

Attenzione, però, perché il termine “evasione fiscale” non va utilizzato in modo improprio. In caso di omessa dichiarazione, infatti, si paga una sanzione, ma non necessariamente si commette un reato. Quest’ultimo, infatti, scatta solo quando l’imposta evasa supera i 50.000 euro: in quel caso è prevista la reclusione da 2 a 5 anni.

Il lavoro nero è evasione fiscale?

In conclusione, è bene chiarire che anche con il lavoro nero, di fatto, non vengono pagate le tasse. Tuttavia, in questi casi la normativa non prevede sanzioni a carico del dipendente, neppure quando una parte dello stipendio viene regolarmente indicata e tassata in busta paga mentre un’altra parte, ad esempio gli straordinari, viene pagata fuori busta.

In situazioni di questo tipo i controlli del Fisco non producono conseguenze dirette per il lavoratore. Il soggetto chiamato a rispondere dell’irregolarità è infatti esclusivamente il datore di lavoro, sul quale ricadono le sanzioni previste per il lavoro nero o per il pagamento di somme non dichiarate.

Anche se quindi, di fatto, non si pagano le tasse sul lavoro svolto, il lavoratore non viene trattato come un evasore fiscale. Semmai è vittima di un rapporto irregolare che lo priva di una parte importante dei suoi diritti, mentre la responsabilità fiscale e contributiva resta in capo al datore di lavoro.