Wall Street alla prova elezioni Midterm, come si è mossa nell’era Trump?

Donald Trump potrebbe perdere il controllo della Camera. Quello che è già stato definito il “Terzo Tempo”, potrebbe mettere fine alla luna di miele con i mercati.

Wall Street alla prova elezioni Midterm, come si è mossa nell'era Trump?

Nonostante un’economia in salute e un mercato del lavoro che sostanzialmente ha raggiunto la piena occupazione, non è certo che Donald Trump sarà il vincitore delle elezioni di Midterm. Anzi, secondo stime accreditate, le elezioni dovrebbero consegnare la Camera bassa al partito democratico, che nei restanti due anni del mandato presidenziale non perderà occasione di mettere i bastoni tra le ruote dell’esecutivo.

Oltre alla tradizione, che da sempre fa sì che il partito al governo parta svantaggiato in questo tipo di consultazione, perché il n.1 della Casa Bianca dovrebbe perdere la sua maggioranza tra i deputati?

Il terzo tempo

Quello che inizierà dopo le elezioni di domani è già stato definito, prendendo in prestito una definizione rugbystica, come il Terzo Tempo di The Donald con i mercati. Il primo, precedente le presidenziali del 2016, si è caratterizzato per l’appoggio senza riserve alla sua rivale, Hillary Clinton, unanimemente considerata come maggiormente portata a guidare la prima economia. La seconda fase, partita con la proclamazione del nuovo presidente e prossima alla fine, è stata quella dei record storici di Wall Street, spinta dai generosi tagli fiscali e dalle indicazioni in arrivo dall’economia reale.

Wall Street: con Trump +20% per l’S&P500

Ed ora? Quella che sembrava una marcia trionfale è stata interrotta dal peggior mese borsistico dalla Grande Recessione. I timori di una Guerra commerciale ormai entrata nel vivo, numeri trimestrali che, soprattutto per quanto riguarda l’outlook, hanno deluso le stime e il processo di normalizzazione monetaria della Federal Reserve, hanno innescato una correzione sui listini che rischia di far deragliare la seconda parte del mandato presidenziale.

Nelle ultime sedute a spingere gli acquisti sono state le dichiarazioni, che diversi analisti hanno già bollato come “fake news presidenziale”, di un avvicinamento con le controparti cinesi che potrebbe portare, a margine del G20 che si terrà a fine mese a Buenos Aires ad un accordo tra le due maggiori economie mondiali.

Il recente rimbalzo non è riuscito a risollevare il saldo mensile (-5,33% per lo S&P500, -6,24% per il Nasdaq 100), anche se il saldo annuo si conferma positivo per entrambi gli indicatori (+2,04 e +7,65%). Dall’avvio del mandato presidenziale, lo S&P500 è salito di circa 20 punti percentuali mentre l’indice dell’hi-tech ha messo a segno un +36%.

Fautore di una politica restrittiva da candidato, Trump ha cambiato opinione una volta diventato presidente ed ora, nonostante le pressioni dai prezzi inizino a farsi sentire, non manca di rimarcare la sua contrarietà al processo di normalizzazione monetaria della Federal Reserve.

Quando si è insediato alla Casa Bianca, Trump ha trovato un costo del denaro nella forbice 0,5-0,75 per cento che oggi, dopo sei rialzi, è arrivato al 2,25%. E a dicembre potrebbe salire di altri 25 punti base. In scia il rendimento del 10 anni che, passato dal 2,4 al 3,2 per cento, ha spinto al rialzo anche il cross con la moneta unica, salito durante l’attuale amministrazione del 7,5%.

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