Ecobonus 110%, quando si commette reato e cosa si rischia

Ecobonus 110%, i reati in cui si potrebbe incorrere sono la contestazione di operazioni inesistenti e l’indebita compensazione: ecco cosa si rischia.

Ecobonus 110%, quando si commette reato e cosa si rischia

Ecobonus 110%, cosa rischia chi effettua lavori in casa “gonfiati”? La super detrazione introdotta dal DL Rilancio fa gola a tantissimi contribuenti, che grazie alla nuova misura possono fare interventi di miglioramento della classe energetica a costo zero.

L’agevolazione ancora non è pienamente operativa, poiché manca il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate -per le regole della cessione del credito e dello sconto in fattura- e il decreto attuativo MEF-Mise.

Il perimetro normativo entro cui muoversi quindi è solo parzialmente tracciato, ma si sa: fatta la legge e trovato l’inganno. Oltre alle sanzioni fino a 15.000 euro per chi rilascia attestati falsi, però, prima di pensare di “gonfiare” i lavori è bene prendere serimente in considerazione le conseguenze penali: vediamo quali sono.

Ecobonus 110%, quando si commette reato?

In attesa delle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sulla cessione del credito e lo sconto in fattura, da pubblicare, come il decreto attuativo MEF-Mise, entro 30 giorni dalla data di conversione in legge del DL Rilancio, inizia la corsa per capire cosa fare per ottenere l’ecobonus al 110%.

Nonostante in fase di conversione in legge i limiti di spesa del super bonus si siano abbassati, è comunque possibile fare i lavori di miglioramento della classe energetica a costo zero.

Le regole da rispettare, oltre le soglie di spesa, sono molte: certificati, asseverazioni, visto di conformità. I furbetti potrebbero pensare di aggirare gli ostacoli con qualche stratagemma, ma il rischio di commettere un reato è alto.

Ad esempio, si commette un reato se si chiede l’ecobonus al 110% senza aver effettuato i cosiddetti lavori trainanti, cioè quelli che danno diritto all’agevolazione.

Si commette reato anche qualora si facessero lavori diversi da quelli indicati in fattura, ovvero: ufficialmente gli interventi sono quelli che danno diritto all’ecobonus, ma in realtà i lavori effettuati sono completamente diversi.

È un reato anche “gonfiare” il costo dei lavori, così da ottenere un credito d’imposta maggiore di quello realmente spettante ed eventualmente pagare anche interventi che non rientrano nell’ecobonus 110%.

Anche se si fattura a un’impresa diversa rispetto a quella che ha effettivamente realizzato i lavori si commette un reato. Ma cosa si rischia dal punto di vista penale?

Ecobonus 110%, cosa si rischia?

Le conseguenze per uno dei comportamenti sopra descritti sono varie: innanzitutto c’è la contestazione di operazioni inesistenti, nel caso di fatture o altri documenti emessi per operazioni non realizzate o realizzate in parte, con corrispettivi superiori a quelli reali e intestate a soggetti diversi da quelli effettivi.

Il reato di indebite compensazioni si verifica quando l’importo falso compensato supera i 50.000 euro.

Il titolare dell’impresa edile rischia la reclusione da quattro a otto anni per l’emissione o il rilascio di fatture per operazioni inesistenti. La pena si riduce da diciotto mesi a sei mesi qualora l’importo sia inferiore a 100.000 euro.

Il cittadino che ha ricevuto le fatture, invece, rischia di commettere i seguenti reati:

  • dichiarazione fraudolenta se indica le fatture nella dichiarazione dei redditi;
  • concorso in emissione di fatture false commesso dall’impresa.

Ricordiamo infatti che da quest’anno i reati tributari vengono puniti con maggiore severità, grazie alle nuove norme del decreto Fiscale: basti pensare al fatto che la dichiarazione contenente false fatture con un’evasione superiore a 20.000 euro diventa più grave del sequestro di persona e dell’atto di terrorismo.

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