Dipendente in malattia va al mare: sì al licenziamento per la Cassazione

Isabella Policarpio

14/06/2021

Andare al mare o in vacanza durante la malattia al lavoro: può scattare il licenziamento per giusta causa senza preavviso, ecco cosa ha stabilito la Corte di cassazione.

Dipendente in malattia va al mare: sì al licenziamento per la Cassazione

Andare al mare durante la malattia? Si tratta di un comportamento grave che lede in maniera irrevocabile il rapporto di fiducia con il datore di lavoro e che, per questo, può portare al licenziamento in tronco.

Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione con la quale i giudici confermano la legittimità del licenziamento nei confronti di un dipendente in malattia che - invece di stare a casa nelle ore della visita fiscale - si era recato in spiaggia.

Il dipendente di un’azienda privata, incastrato dagli investigatori privati ingaggiati dal datore, ha perso il lavoro e fatto ricorso alla vie giudiziarie, ma i giudici supremi hanno confermato il licenziamento disciplinare (o per “giusta causa”). Questo scatta se il lavoratore in malattia compie attività incompatibili come, appunto, andare al mare o svolgere altri lavori per diversi committenti.

Al mare durante la malattia: si rischia il licenziamento

Quando il dipendente chiede uno o più giorni di malattia ha diritto all’astensione dal lavoro retribuita (secondo quanto previsto dall’INPS e dal CCNL) ma ha l’obbligo di essere in casa nelle fasce di reperibilità.

Se il dipendente non risulta al domicilio comunicato all’azienda ma, al contrario, è al mare o sta svolgendo attività non compatibili con lo status della malattia rischia il licenziamento. Ciò perché viene infranto il dovere di buona fede e correttezza nei confronti del datore e compromesso il vincolo fiduciario che è alla base del contratto di subordinazione.

Su un caso analogo si è espressa la Suprema Corte di cassazione (ordinanza n. 13980/2020) riconoscendo la legittimità del licenziamento per giusta causa di un dipendente che era andato al mare in vacanza durante la malattia.

In altre parole, tale condotta fa scattare il licenziamento disciplinare e per scoprire eventuali illeciti da parte dei dipendenti i datori possono avvalersi anche di investigatori privati (come è accaduto nel caso di specie), senza che il dipendete possa contestare la violazione della privacy.

Nel motivare la decisione, queste le parole dei giudici della Cassazione:

“L’espletamento di altra attività, lavorativa ed extra-lavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’adempimento dell’obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro, laddove si riscontri che l’attività espletata costituisca indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione....”

Ricapitolando, un dipendente può essere licenziamento durante l’astensione per malattia (anche in presenza del certificato medico) in due ipotesi:

  • se la malattia dichiarata non esiste e durante le fasce di reperibilità egli ne approfitta per svolgere altre attività incompatibili (ad esempio un secondo lavoro);
  • se la malattia è reale ma egli ha un comportamento negligente o sconsiderato che può ritardare la guarigione (come andare al mare o fare sport).

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