Dipendente in malattia va al mare: scatta il licenziamento. Novità dalla Cassazione

Il lavoratore che va al mare o in vacanza durante il periodo di malattia rischia il licenziamento per giusta causa per violazione del vincolo fiduciario con il datore. Ecco cosa ha stabilito la Corte di cassazione.

Dipendente in malattia va al mare: scatta il licenziamento. Novità dalla Cassazione

Andare al mare, in montagna, in vacanza e in altro luogo durante il periodo di malattia legittima il licenziamento del dipendente. Infatti questo comportamento lede in maniera irrevocabile il normale vincolo fiduciario tra lavoratore subordinato e azienda.

In altre parole, se il dipendente ha chiesto un giorno di malattia per andare in spiaggia rischia il licenziamento per giusta causa.

La conferma arriva dai giudici della Corte di cassazione che hanno recentemente respinto il ricorso di un dipendente che era stato licenziato dopo che - tramite investigatori privati ingaggiati dal datore- era stato trovato in spiaggia invece che a casa.

Quando un lavoratore è in malattia non solo deve trovarsi al domicilio nelle fasce di reperibilità (per eventuale visita fiscale) ma non può svolgere attività incompatibili con la condizione di malato, come appunto andare in vacanza al mare. Così la Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento.

Al mare durante i giorni di malattia: sì al licenziamento del lavoratore

Quando il dipendente chiede uno o più giorni di malattia ha diritto all’astensione dal lavoro retribuita (secondo quanto previsto dall’INPS e dal CCNL) ma ha l’obbligo di essere in casa nelle fasce di reperibilità.

Se il dipendente non risulta al domicilio comunicato all’azienda ma al contrario è al mare o sta svolgendo attività non compatibili con lo status della malattia rischia il licenziamento. Ciò perché viene infranto il dovere di buona fede e correttezza nei confronti del datore e compromesso il vincolo fiduciario che è alla base del contratto di subordinazione.

Su un caso analogo si è da poco espressa la Suprema Corte di cassazione (ordinanza n. 13980/2020) riconoscendo la legittimità del licenziamento per giusta causa di un dipendente che era andato al mare in vacanza durante la malattia.

In altre parole, tale condotta fa scattare il licenziamento disciplinare e per scoprire eventuali illeciti da parte dei dipendenti i datori possono avvalersi anche di investigatori privati (come è accaduto nel caso di specie).

Così i giudici della Cassazione hanno motivato la decisione:

“L’espletamento di altra attività, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’adempimento dell’obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro, laddove si riscontri che l’attività espletata costituisca indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione....”

Dunque il lavoratore in malattia può essere licenziato in due ipotesi:

  • se la malattia non è esistente e durante le fasce di reperibilità egli ne approfitta per svolgere altre attività incompatibili;
  • se la malattia è reale ma egli ha un comportamento negligente o sconsiderato che può ritardare la guarigione.

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