Crisi di governo: i 3 pericoli per il Conte-bis

Crisi di governo: resta alto il rischio di rottura nella maggioranza. I prossimi pericoli per la tenuta dell’esecutivo sono almeno 3

Crisi di governo: i 3 pericoli per il Conte-bis

Non si placano i rischi di crisi di governo. Nonostante l’accordo raggiunto dalla maggioranza sulla manovra nella campale giornata di venerdì scorso, la tenuta della maggioranza appare debole.

Sono almeno 3 i pericoli che potrebbero minare la fragile compattezza dell’esecutivo Conte-bis. Se, infatti, al momento le forze al potere festeggiano per i risultati raggiunti sulla legge di bilancio 2020/Legge-di-Bilancio-2020-cosa-preved..., le prossime settimane saranno cruciali. E, probabilmente, riaccenderanno tensioni mai sopite tra i leader dei partiti di maggioranza.

La crisi di governo rischia di esplodere su almeno 3 questioni rilevanti: il rilancio delle aziende Ilva e Alitalia, il nodo MES e le elezioni regionali in Emilia Romagna. In gioco c’è soprattutto la credibilità dell’Italia.

Crisi di governo: ci sono almeno 3 pericoli per l’esecutivo

I prossimi giorni e l’inizio dell’anno nuovo saranno un banco di prova importante per capire se la maggioranza è in grado di restare unita.

I dissapori tra le forze politiche, infatti, non sembrano del tutto smorzati dopo la complessa intesa sulla manovra. Le dichiarazioni di Andrea Orlando (PD) dell’ultima ora, per esempio, hanno riproposto dubbi sulla compattezza dell’esecutivo.

“Se è venuta meno la fiducia sarebbe più onesto intellettualmente dirlo, così che si possano produrre altre forme di gestione delle tensioni.”

Così ha parlato al Corriere della sera il vicesegretario del Partito Democratico, rivolgendosi soprattutto a Luigi Di Maio. L’ombra della crisi di governo, dunque, è sempre in agguato. E potrebbe concretizzarsi almeno su 3 temi fondamentali.

1. Ilva e Alitalia

Il destino dell’Ilva è sempre più appeso a un filo. L’ultimo incontro al vertice tra Governo, sindacati e ArcelorMittal ha allontanato le parti sulla questione esuberi. Inconcepibile per esecutivo e difensori di categoria il numero di licenziamenti voluti dagli indiani.

Mentre un’intesa sul piano di rilancio del polo siderurgico tarantino si allontana, un’altra tegola potrebbe abbattersi sulla produzione dell’acciaieria. Entro giovedì 12 dicembre, infatti, dovrebbe arrivare la decisione del giudice di dibattimento sullo spegnimento o meno dell’altoforno 2. Se l’attività non dovesse continuare, potrebbero riaprirsi tensioni nell’esecutivo, già in fibrillazione in casa Movimento 5 Stelle sullo scudo penale.

Anche per l’Alitalia il futuro resta incerto. L’ultima novità è stata la nomina di un supercommissario da parte del MiSE. A gestire il riassetto aziendale entro il 31 maggio 2020 sarà Giuseppe Leogrande. Il dossier sulla compagnia aerea resta molto caldo e cruciale per il governo.

2. MES

Questione delicatissima quella del fondo salva-Stati. Prima del Consiglio europeo del 12 dicembre prossimo, infatti, l’esecutivo dovrà cercare in tutti i modi di trovare un accordo sul testo di riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.

Durante l’ultima riunione dell’Eurogruppo del 4 dicembre scorso, non sono emerse possibilità di cambiare il documento, considerato blindato a Bruxelles. Una notizia, questa, che ha messo in fibrillazione la maggioranza, criticata aspramente non solo dall’opposizione, ma soprattutto al suo interno dal Movimento 5 Stelle.

La comunicazione in Senato del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul fondo salva-Stati prevista mercoledì prossimo, dunque, si preannuncia decisiva. Luigi Di Maio ha promesso battaglia per difendere l’Italia minacciata dalle clausole già accordate dall’eurozona.

Il Movimento 5 Stelle rischia di spaccarsi internamente e, soprattutto, di rompere con la linea dell’esecutivo. Saranno giorni importanti su questo fronte per scongiurare una crisi di governo.

3. Elezioni regionali

L’Emilia Romagna sarà la prossima regione chiamata al voto. La campagna elettorale dei partiti si sta intensificando. Il risultato elettorale di domenica 26 gennaio, infatti, è considerato strategico per le sorti dei partiti di maggioranza.

Una vittoria della Lega, infatti, indebolirebbe ancora di più la tenuta dell’esecutivo. Sul fronte opposto, intanto, ci sono già tensioni. Il candidato PD Bonaccini non sarà sostenuto dal Movimento 5 Stelle, anche se l’appello a ripensarci continua. La rottura tra i due partiti, quindi, c’è e potrebbe accentuarsi in base ai risultati elettorali.

La crisi di governo resta un pericolo realistico per l’Italia.

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