Sai cos’è lo scontrino parlante? In questa guida scopri di cosa si tratta, come si ottiene e perché è importante per le detrazioni fiscali del 730.
È capitato a tutti di sentirsi chiedere alla cassa: “Mi lascia il codice fiscale?”. Magari in farmacia, prima di pagare un acquisto. Quella domanda apparentemente banale nasconde in realtà un meccanismo preciso che viene chiamato scontrino parlante. Si tratta di un sistema che spesso può fare la differenza per la detrazione delle spese sanitarie sostenute durante l’anno.
Ogni anno migliaia di contribuenti scoprono solo al momento della dichiarazione dei redditi di non poter detrarre spese perché lo scontrino ricevuto non riportava le informazioni giuste. Lo scontrino parlante esiste dal 2007 ed è diventato lo strumento principale con cui l’Agenzia delle Entrate verifica che una spesa sia realmente detraibile, inserendola anche nel modello 730 precompilato.
Vuoi saperne di più? In questa guida, vediamo esattamente cos’è lo scontrino parlante, come funziona, in cosa si differenzia dalla fattura e tutto quello che serve per non perdere la detrazione fiscale del 19% sulle spese sanitarie.
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Cos’è lo scontrino parlante e come funziona
Lo scontrino parlante è un particolare tipo di scontrino fiscale che, oltre all’importo totale della spesa, riporta una serie di informazioni aggiuntive. Tra queste la natura del prodotto acquistato, la sua qualità, la quantità e il codice fiscale della persona per la quale la spesa viene sostenuta.
È stato introdotto nel 2007, a seguito delle modifiche della Finanziaria di quell’anno in materia di detraibilità delle spese mediche ai fini Irpef. Viene rilasciato soprattutto da farmacie e parafarmacie al momento dell’acquisto, che si paghi in contanti, con carta o con altri strumenti tracciabili.
Per ottenerlo, bisogna comunicare il proprio codice fiscale prima che venga battuto lo scontrino. Una volta stampato, non è possibile integrarlo con altri documenti.
Dal punto di vista tecnico, i dati dello scontrino vengono trasmessi telematicamente dal registratore di cassa al Sistema Tessera Sanitaria e, da lì, confluiscono nel cassetto fiscale del contribuente per diventare disponibili durante la compilazione del 730 precompilato.
È possibile consultare le proprie spese sanitarie accedendo con SPID, CIE o CNS al portale del Sistema TS, dove vengono raccolti gli scontrini parlanti delle farmacie e le fatture con prestazioni sanitarie.
A partire da luglio 2025, inoltre, per le spese sanitarie già trasmesse al Sistema TS non è più obbligatorio conservare i singoli scontrini o le singole fatture, basta il prospetto riepilogativo scaricabile dal portale insieme a un’apposita autocertificazione.
Quali sono le differenze tra scontrino e fattura
Lo scontrino fiscale tradizionale attesta l’avvenuto pagamento di un bene o di un servizio riportando solo l’importo complessivo e i dati dell’esercente. Dal 2020 viene trasmesso in automatico all’Agenzia delle Entrate tramite i registratori telematici, ma non contiene alcun riferimento all’identità dell’acquirente.
Lo scontrino parlante aggiunge invece proprio quel livello di dettaglio che serve a collegare la spesa a chi ne beneficerà fiscalmente. La fattura è un documento di natura diversa, obbligatorio nei rapporti tra soggetti titolari di Partita IVA e che può venire richiesto anche dal consumatore privato al momento dell’acquisto.
Rispetto allo scontrino, contiene sempre i dati identificativi completi di venditore e acquirente, la scomposizione tra imponibile e IVA, ed è generalmente più indicata quando si tratta di spese sanitarie diverse dai farmaci.
In questi casi infatti, lo scontrino parlante non è sufficiente e serve anche la fattura, che resta lo strumento di riferimento quando non è previsto l’uso dello scontrino descrittivo.
Alcuni esempi pratici di scontrino parlante
Il caso più comune è l’acquisto di un farmaco da banco in farmacia. Comunicando il proprio codice fiscale prima del pagamento, lo scontrino riporterà il nome o la sigla del medicinale, la quantità e il codice fiscale dell’acquirente. Tutti elementi che permetteranno di portare la spesa in detrazione nella dichiarazione dei redditi.
Lo stesso vale anche per l’acquisto di un dispositivo medico con marcatura CE, come ad esempio un termometro o un tutore ortopedico. Se lo scontrino non riesce a specificare tutte le informazioni richieste, la normativa prevede che l’esercente possa integrare i dati con la dicitura “prodotto con marcatura CE” oppure emettere direttamente una fattura.
Un altro esempio ricorrente riguarda i ticket sanitari pagati per prestazioni del Servizio sanitario nazionale. In questo caso, la sola dicitura “ticket” sullo scontrino è considerata sufficiente a identificare la natura della spesa, senza bisogno di ulteriori dettagli.
È diverso invece il caso dei prodotti da banco acquistati online da farmacie autorizzate alla vendita a distanza. In questo caso la detrazione è ammessa, ma solo a condizione che il documento di spesa riporti le stesse informazioni previste per gli acquisti in negozio fisico.
Sono infine da segnalare i parafarmaci come integratori alimentari, prodotti non autorizzati dall’AIFA, colliri o pomate cosmetiche. Questi non danno diritto ad alcuna detrazione, anche se acquistati in farmacia e riportati su uno scontrino parlante compilato.
Come funzionano le detrazioni fiscali con scontrino parlante
La funzione principale dello scontrino parlante è consentire la detrazione Irpef del 19% sulle spese sanitarie, come previsto dall’art. 15 del Testo unico delle imposte sui redditi. La detrazione si calcola sulla parte di spesa che eccede una franchigia fissa di 129,11 euro, applicata una sola volta sul totale annuo delle spese sanitarie.
Se per esempio in un anno si è pagato un totale di 300 euro per le spese di farmaci, la detrazione spetterà sul 19% di 300 - 129,11, cioè su 170,89 euro. La franchigia non si applica invece ad alcune spese sostenute da persone con disabilità, come il trasporto in ambulanza o l’acquisto di arti artificiali per la deambulazione, che sono detraibili per intero.
Quando l’ammontare complessivo delle spese sanitarie supera 15.493,71 euro in un anno, è inoltre possibile scegliere di ripartire la detrazione in quattro quote annuali costanti, anziché richiederla in un’unica soluzione.
Un punto spesso frainteso riguarda le modalità di pagamento. Dal 2020, le detrazioni Irpef legate all’art. 15 del Tuir sono ammesse solo per pagamenti tracciabili come bonifico, carta o assegno. Esistono però alcune eccezioni importanti proprio in ambito farmaceutico.
L’acquisto di medicinali e dispositivi medici, così come le prestazioni sanitarie erogate da strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale, possono essere pagate anche in contanti senza perdere il diritto alla detrazione. Ma solo a patto che la spesa sia certificata da fattura o da scontrino parlante.
Ricorda infine che i documenti di spesa devono essere conservati fino al termine entro il quale l’Agenzia delle Entrate può effettuare un accertamento, ossia fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Salvo il caso delle spese confluite nel Sistema TS per cui oggi basta il prospetto riepilogativo scaricabile dal portale dedicato.