Se si commette un errore nel pagamento delle spese detraibili si rischia di perdere il rimborso fiscale (o di doverlo restituire). Ecco per quali spese fare particolarmente attenzione.
Non sempre basta conservare gli scontrini o aver sostenuto la spesa per avere diritto alla detrazione fiscale poiché nella maggior parte dei casi, al fine dell’agevolazione, è fondamentale la modalità con cui la spesa è stata pagata.
Capita spesso che un contribuente arrivi al momento della compilazione del modello 730, convinto di avere diritto a detrazioni fiscali poiché è in possesso di ricevute e fatture delle spese sostenute, ma in molti casi lo sconto dell’Irpef non può essere riconosciuto perché la spesa è stata pagata in contanti.
Pagamento delle spese detraibili
La normativa fiscale prevede dal 2020 che il pagamento delle spese detraibili debba avvenire con mezzi di pagamento tracciabili come bancomat, carta di credito, bonifico, assegni o pagamenti digitali. Ormai la maggior parte delle detrazioni spetta solo a condizione che il metodo di pagamento sia tracciabile, in caso contrario la detrazione può essere negata.
Fanno eccezione le spese mediche e sanitarie: farmaci e visite presso strutture di sanità pubblica possono essere pagati anche in contanti, mantenendo il diritto alla detrazione. Visite ed esami presso strutture private non convenzionate, invece, per essere detraibili devono essere pagate con mezzi tracciabili.
Se si procede alla compilazione in autonomia e si inseriscono come spese detraibili nel 730 anche quelle pagate in contanti il rischio che si corre è quello di vedersi negare la detrazione in sede di controllo. In quel caso oltre al danno, il contribuente subisce anche la beffa e deve restituire la detrazione applicata sull’Irpef per le spese che non sono state pagate con i metodi previsti dalla normativa fiscale.
Le detrazioni a rischio restituzione
Non capita raramente che un contribuente, convinto di essere in regola grazie a scontrini e fatture, porti in detrazione con regolarità delle categorie di spesa comuni, come ad esempio, quelle sostenute per l’università o l’istruzione dei figli. Capita spesso anche di pagare il veterinario in contanti, senza sapere che la spesa non può essere detratta se pagata in questo modo.
Si tratta di spese che possono essere detratte per legge, però solo se sostenute con mezzi di pagamento tracciabile. Pagando in contanti, pur avendo sostenuto il costo si perde il diritto alla detrazione.
Per chi, nonostante la detrazione non spetti, ne usufruisce comunque, il rischio di un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate è molto alto: in questo caso l’amministrazione fiscale chiede il pagamento dell’Irpef non versata (perché erroneamente detratta) anche a distanza di alcuni anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.
Le spese a cui fare attenzione
I costi che più comunemente si tende a pagare in contanti sono quelli che riguardano, come detto, le spese di istruzione dei figli, il costo del veterinario, la palestra o la piscina dei figli, eventuali canoni di locazione per studenti universitari fuori sede e le spese funebri.
In tutti questi casi si deve avere sempre cura di pagare con mezzi di pagamento tracciabile per non rischiare di vedersi contestare il beneficio fiscale di cui si è goduto.
L’eccezione, come detto, riguarda parte delle spese sanitarie. I farmaci possono essere pagati anche in contanti mantenendo il diritto alla detrazione: attenzione perché in questo caso è necessario esibire la tessera sanitaria per avere lo scontrino parlante (quello in cui è riportato il codice fiscale di chi ha sostenuto la spesa).
Anche i dispositivi medici presso farmacie, parafarmacie, sanitarie, ottici e supermercati possono essere pagati in contanti a patto di avere richiesto lo scontrino parlante. Lo stesso meccanismo è valido per le visite e gli esami di laboratorio effettuati presso strutture pubbliche. Per le strutture private non convenzionate, invece, è necessario il pagamento tracciabile.
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