Piazza Affari entra nella parte finale del 2025 come un mercato maturo che accelera senza strappi, e si presenta a novembre sui massimi degli ultimi quindici anni. Il FTSE MIB ha chiuso ottobre nell’area dei 43.000 punti, mentre la versione “total return” (quella che include i dividendi reinvestiti) segna un progresso di circa il 32% da inizio anno. È il ritratto di un’Italia che cresce con la leva dei conti in ordine più che con la retorica dei megatrend.
E allora la domanda viene naturale. In questa Europa che si muove a diverse velocità, dove si piazza davvero Milano?
Vediamo nel dettaglio come si è comportato il FTSE MIB rispetto agli altri mercati europei nei primi 10 mesi dell’anno.
Classifica e confronto tra piazze europee
Se guardiamo alla mappa europea dei mercati azionari nel 2025, notiamo subito che non tutti si muovono alla stessa velocità. Alcune piazze hanno tirato forte, altre più lentamente.
Sul gradino più alto troviamo mercati come quello spagnolo, che con l’IBEX 35 ha registrato performance nell’ordine del +38-39% da inizio anno. Seguono la Polonia e l’Ungheria. Atene è poco dietro, con guadagni sopra il +35%.
Milano – con il FTSE MIB intorno al +27% – è comunque nella parte alta della classifica: non la più veloce, ma tra le più solide. Seguono la Germania e la Gran Bretagna, con il DAX e il Ftse 100 a +21% circa.
Al contrario, Parigi (CAC 40) ha segnato performance più modeste, attorno al +9-10% da inizio anno.
| Indice | Paese | Performance YTD 2025 |
|---|---|---|
| IBEX 35 | Spagna | +39% |
| WIG20 | Polonia | +39% |
| BUX | Ungheria | +37% |
| ATHEX Composite | Grecia | +35% |
| FTSE MIB | Italia | +32% (total return) |
| FTSE MIB | Italia | +27% |
| DAX (TR) | Germania | +21% |
| FTSE 100 | Regno Unito | +21% |
| SOFIX | Bulgaria | +19% |
| AEX | Paesi Bassi | +17% |
| OMX Stockholm 30 | Svezia | +14% |
| OMX Helsinki | Finlandia | +12% |
| CAC 40 | Francia | +9% |
| SMI | Svizzera | +8% |
Perché il FTSE MIB tiene il ritmo (e cosa c’è dietro)
Il 2025 non è stato un anno di piena euforia, ma di consolidamento. Il rally del FTSE MIB nasce da una combinazione di tre forze che hanno lavorato insieme, in modo silenzioso ma efficace.
La prima è il nuovo equilibrio economico europeo. Dopo mesi di inflazione fuori controllo, i prezzi sono finalmente rientrati: l’Eurozona viaggia di nuovo intorno al 2%, il livello che la BCE considera “sano”. Anche i tassi d’interesse si sono stabilizzati: la Banca Centrale li ha lasciati fermi al 2%, dopo tre riunioni consecutive senza sorprese. È una pausa che ha dato ossigeno ai mercati.
Tradotto in parole semplici: prendere denaro in prestito costa meno, le imprese respirano, i rendimenti si sono calmati. Tutto questo ha ridato fiducia a chi investe. Le aziende con i conti in ordine hanno ricominciato a crescere.
La seconda forza è la composizione del listino italiano, che resta una delle più concrete d’Europa. Niente big tech o startup in bolla, ma banche, utility e industria reale (con il jolly della difesa).
Le prime hanno continuato a macinare utili grazie ai margini d’interesse e a un rischio di credito sotto controllo. È il caso di Intesa Sanpaolo, che da sola vale buona parte del rialzo del FTSE MIB con un +45% da inizio anno, o Unicredit (+66%). Poi ci sono le società regolamentate, quelle che operano in settori stabili e prevedibili: Italgas, per esempio, è salita di quasi l’82%, Enel di circa il 29%.
Anche l’industria, quest’anno, ha dato prova di muscoli. Leonardo è l’esempio più evidente: la società della difesa e dell’aerospazio ha beneficiato del nuovo ciclo di investimenti militari europei e di commesse record, volando di oltre il 90% da gennaio. Il settore è tornato strategico, spinto dal riarmo e dalla transizione tecnologica nel campo della sicurezza. Accanto a Leonardo, anche altri gruppi manifatturieri hanno sfruttato la ripresa della domanda estera e il cambio favorevole, dimostrando che l’Italia industriale è ancora capace di sorprendere.
La terza gamba del rialzo è arrivata dai dividendi, una tradizione che in Italia non passa mai di moda. Tra maggio e novembre, la stagione delle cedole ha portato liquidità e stabilità. Colossi come ENI, Intesa Sanpaolo, BP Sondrio, Azimut e altre blue chip hanno distribuito utili generosi, con dividend yield superiori al 5%. È anche grazie a questo flusso regolare di dividendi che l’indice total return del Ftse Mib ha superato il 30% da inizio anno, un risultato che pochi mercati europei possono vantare.
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