Clausole di salvaguardia IVA: cosa sono e chi le ha introdotte

Clausole di salvaguardia IVA: cosa sono e chi le ha introdotte? In vista del DEF che dovrebbe eliminarle definitivamente dal 2021, ripercorriamo la storia della zavorra che pesa sull’Italia dal 2011.

Clausole di salvaguardia IVA: cosa sono e chi le ha introdotte

Clausole di salvaguardia IVA, cosa sono e chi le ha introdotte?

Il DEF atteso in Consiglio dei Ministri il 23 o 24 aprile 2020 dovrebbe cancellarle definitivamente dal 2021. Un passo importante che, affermano fonti del Governo, è pensato per dare un segnale di stabilità dei conti pubblici ma che sarebbe altresì un chiaro segnale anche per imprese e famiglie.

Per capire perché è importante sapere cosa sono le clausole di salvaguardia IVA e quali i motivi per cui, ormai dal 2011, l’Italia porta sulle spalle la zavorra del rischio di una stangata sui prezzi di beni e servizi.

Clausole di salvaguardia IVA: cosa sono e chi le ha introdotte

In Italia si inizia a parlare di clausole di salvaguardia durante l’estate del 2011. È il periodo del DL 98, la manovra finanziaria dell’allora Governo Berlusconi.

Le cosiddette clausole di salvaguardia sono norme che prevedono la variazione automatica di specifiche voci di tasse e imposte con efficacia differita nel tempo rispetto al momento dell’entrata in vigore della legge che le contiene.

Il loro obiettivo è quello di garantire e salvaguardare il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, prevedendo incrementi di gettito. Si tratta quindi di clausole volte a garantire maggiori entrate per lo Stato, necessarie per far “quadrare i conti” e per rispettare i parametri UE in materia di deficit.

Il Governo Berlusconi IV, alle prese con una vera e propria crisi dei conti pubblici e al fine di poter approvare le misure previste dalla manovra, strinse una sorta di patto con l’Unione Europea già da principio pressoché impossibile da rispettare.

Con le clausole di salvaguardia il Governo si impegnava a reperire entro il 30 settembre 2012 ben 20 miliardi di euro, pena l’obbligo di tagli alla spesa pubblica, aumento delle aliquote Iva e delle accise e un taglio lineare alle agevolazioni fiscali. Le clausole di salvaguardia in prima battuta prevedevano una profonda razionalizzazione delle tax expenditures, l’insieme delle spese fiscali a carico dello Stato.

Di li a poco il Governo Berlusconi, a causa dell’impennata dello spread e della sempre più malmessa condizione del debito sovrano italiano, verrà sostituito da Mario Monti e dalla sua schiera di “tecnici”, termine freddo utilizzato oggi per ricordare anni di tagli e di riforme lacrime e sangue, tra cui la sempre più discussa riforma delle pensioni del Ministro Fornero.

Sotto la guida del Premier Monti, con il decreto legge n. 201 del 2011 (decreto Salva Italia) le clausole di salvaguardia introdotte dal Governo Berlusconi sono state trasformate in aumenti delle aliquote IVA.

È da allora che i governi che si susseguono combattono con quella che potremmo definire come una vera e propria bomba ad orologeria. Non ce l’ha fatta a disinnescarle il Governo Letta: a partire dal 1° gennaio 2013 l’aliquota IVA ordinaria è passata dal 21% al 22% ma il sacrificio, costato caro all’allora leader dei Democratici, non è bastato ad allontanare lo spauracchio delle clausole di salvaguardia.

Le più recenti clausole di salvaguardia sono state previste dal Governo Renzi con la legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità 2015), la quale prevedeva un aumento progressivo delle aliquote IVA, accanto alle accise sui carburanti.

Trattandosi di norme volte ad aumentare le entrate fiscali, e quindi a portare ad un incremento della pressione fiscale, fino ad oggi si è sempre cercato di disinnescarle, con sterilizzazioni volte a rinviarne gli effetti. Mai un annullamento totale, ma soltanto una sospensione temporanea.

Ad ultimo ci ha pensato la Legge di Bilancio 2020 che, tuttavia, ha a sua volta rafforzato la clausola IVA che, senza misure alternative, si attiverà nel 2021 e che dispiegherà i suoi effetti fino al 2022.

Clausole di salvaguardia, l’aumento Iva previsto nel 2021 e nel 2022

Capire cosa sono le clausole di salvaguardia Iva serve a rendere più limpido il quadro dell’attuale dibattito politico e dell’importanza di una sterilizzazione totale all’interno del DEF.

Come ormai noto, la Legge di Bilancio 2020 ha sterilizzato temporaneamente le clausole di salvaguardia Iva, rinviando al 2021 gli aumenti inizialmente programmati dal 2020.

È lo stesso testo della Legge di Bilancio che parla soltanto di un rinvio: l’aumento delle aliquote Iva dovuto all’attivazione delle clausole di salvaguardia partirà dal 2020 e si completerà definitamente soltanto nel 2021.

Senza considerare la possibile sterilizzazione totale nel DEF, o un intervento di rinvio con la Legge di Bilancio 2021, dal prossimo 1° gennaio le aliquote IVA passeranno:

  • dall’attuale 10% al 12% per quella ridotta;
  • dall’attuale 22% al 25% per quella ordinaria.

Nel 2022 l’aliquota ordinaria arriverà a toccare il 26,5%.

Inoltre, dal 2021 si prevede anche un aumento del prezzo delle accise sui carburanti, col conseguente rincaro sui prezzi di diesel e benzina.

Considerando la maggiorazione delle aliquote sui carburanti, si prevede un’entrata netta di 50 milioni di euro nel 2021 e 300 milioni di euro nel 2022, così come si può leggere nella nota di lettura del Servizio di Bilancio sul sito del Senato

A pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto i consumatori, che si troverebbero a dover fare i conti con l’ennesimo aumento dei prezzi di beni come prodotti alimentari, abbigliamento o del costo per gli abbonamenti a mezzi pubblici, palestra e via di seguito.

Un rincaro da evitare, soprattutto a fronte dello scenario di crisi che si prospetta per i prossimi mesi.

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