Busta paga, cosa aspettarsi a gennaio 2026? Ecco l’elenco completo dei bonus previsti.
Ma quindi, quali bonus ci sono sulla busta paga di gennaio e perché - e per chi - aumenta lo stipendio? In queste ultime settimane sono circolate diverse notizie sul calcolo della busta paga nel 2026 tanto che è semplice fare confusione.
Per questa ragione è bene fare chiarezza su quali sono i bonus che si applicano in busta paga da gennaio e per tutto il corso dell’anno, partendo dalle conferme fino ad arrivare alle novità.
Una guida utile per comprendere come lo stipendio lordo si trasforma in netto, fermo restando comunque che potrebbe succedere che alcune delle novità di cui trovate notizia di seguito non figurino ancora nel prossimo cedolino. Questo perché i programmi di gestione delle buste paga devono aggiornarsi, il che potrebbe richiedere del tempo: ecco perché certi cambiamenti previsti dalla legge di Bilancio 2026 potrebbero trovare spazio solo nelle buste paga successive, per quanto comunque in quell’occasione ne verranno riconosciuti anche gli arretrati.
Ma procediamo con ordine: iniziamo da quei bonus in busta paga che “ereditiamo” dal 2025, in particolare lo sgravio fiscale che è stato confermato anche per quest’anno.
Bonus busta paga, lo sgravio contributivo
Anche quest’anno in busta paga figura lo sgravio fiscale introdotto nel 2025 con lo scopo di ridurre il cuneo fiscale, ossia la differenza che c’è tra stipendio lordo e netto.
Ricordiamo che si è passati dal taglio dei contributi a quello delle imposte, attraverso un meccanismo variabile in base al reddito percepito. Nel dettaglio, per chi non supera i 20.000 euro di reddito imponibile, spetta un trattamento integrativo - in aggiunta ai 100 euro dell’ex bonus Renzi per coloro che non superano i 15.000 euro - calcolato in base al proprio stipendio:
- 7,1%, se il reddito di lavoro dipendente non è superiore a 8.500 euro (653 euro lordi);
- 5,3%, se il reddito di lavoro dipendente è superiore a 8.500 euro ma non a 15.000 euro (1.153 euro al mese);
- 4,8%, se il reddito di lavoro dipendente è superiore a 15.000 euro (entro un limite di 20.000 euro appunto).
Tra i 20.000 e i 32.000 euro, invece, l’agevolazione si trasforma da trattamento integrativo a una maggiore detrazione, pari a 1.000 euro in più ogni anno. Spetta anche sopra i 32.000 euro e comunque non oltre i 40.000 euro, ma in questo caso si riduce attraverso l’applicazione della seguente formula:
1.000 * [(40.000 - Reddito complessivo)]/8.000
Ribadiamo, questo bonus era già applicato nel 2025, pertanto non comporta una differenza tra lo stipendio di dicembre e quello di gennaio. Ma per dovere di informazione è importante inserirlo in questo elenco, visto che di fatto possiamo considerarlo come un vero e proprio bonus.
Sgravio contributivo per chi non va in pensione
Confermato anche per il 2026 il bonus contributi per coloro che raggiungono i requisiti per il pensionamento anticipato ma scelgono di restare al lavoro. Per tutti gli anni successivi, infatti, questi non dovranno versare la quota di contributi a loro carico, pari al 9,19% nel caso dei lavoratori del settore privato.
Ad esempio, su uno stipendio di 2.000 euro lordi si versano circa 180 euro in meno ogni mese di contributi, per quanto però il risparmio effettivo in busta paga sia più basso in quanto va calcolata la maggiore Irpef versata.
C’è però una novità. Fino allo scorso anno a poter ricorrere a questa agevolazione erano i lavoratori che, in alternativa, compivano i 62 anni, a fronte di 41 anni di contributi maturati, richiesti per l’accesso a Quota 103, oppure raggiungevano i 42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le donne, della pensione anticipata. Nel 2026 non esiste più Quota 103, pertanto questo sgravio contributivo sarà in busta paga solo di chi “rinuncia” alla possibilità offerta dalla pensione anticipata.
Il taglio dell’Irpef in busta paga
Tra le novità assolute del 2026, invece, figura il taglio dell’Irpef in busta paga. A trarne vantaggio saranno coloro che guadagnano oltre 28.000 euro, per quanto però gli effetti tangibili si vedranno solo sopra i 40.000 euro (al di sotto si tratta di pochi euro in più ogni mese).
Nel dettaglio, la riforma fiscale finanziata dall’ultima Manovra taglia l’aliquota per il secondo scaglione di reddito, quello appunto che tassa la parte di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro. Lo fa portandola dal 35% al 33%, a fronte quindi di un risparmio del 2% per la parte di imponibile tassata su questo scaglione.
Ne risulta pertanto un risparmio annuo di massimo 440 euro, come indicato nella seguente tabella.
| Base imponibile annua | Base imponibile mensile | Importo tassato con l’aliquota del secondo scaglione | Risparmio annuo con aliquota del 33% | Risparmio mensile con aliquota del 33% |
|---|---|---|---|---|
| 28.000 | 2.153,85 | 0 | 0,00 | 0,00 |
| 30.000 | 2.307,69 | 2.000 | 40,00 | 3,08 |
| 32.000 | 2.461,54 | 4.000 | 80,00 | 6,15 |
| 34.000 | 2.615,38 | 6.000 | 120,00 | 9,23 |
| 36.000 | 2.769,23 | 8.000 | 160,00 | 12,31 |
| 38.000 | 2.923,08 | 10.000 | 200,00 | 15,38 |
| 40.000 | 3.076,92 | 12.000 | 240,00 | 18,46 |
| 42.000 | 3.230,77 | 14.000 | 280,00 | 21,54 |
| 44.000 | 3.384,62 | 16.000 | 320,00 | 24,62 |
| 46.000 | 3.538,46 | 18.000 | 360,00 | 27,69 |
| 48.000 | 3.692,31 | 20.000 | 400,00 | 30,77 |
| 50.000 | 3.846,15 | 22.000 | 440,00 | 33,85 |
La detassazione del salario accessorio: come aumenta il netto nel 2026
Tra le novità della legge di Bilancio 2026 c’è anche la detassazione del salario accessorio, una misura che, pur avendo un impatto più contenuto rispetto al taglio dell’Irpef, porterà comunque qualche euro in più in busta paga per chi percepisce compensi legati a turni, notti e festivi.
La norma, contenuta nell’articolo 4 della manovra, introduce una flat tax del 15% su alcune voci della retribuzione variabile, ossia su quelle somme che si aggiungono allo stipendio base in funzione delle modalità di lavoro. Rientrano nell’agevolazione le maggiorazioni per il lavoro notturno (tra mezzanotte e le cinque del mattino), quello prestato nei giorni festivi o di riposo settimanale, oltre alle indennità di turno e agli emolumenti collegati al lavoro a turni. Restano invece esclusi i compensi per lavoro straordinario, salvo che per i dipendenti della Pubblica amministrazione, per i quali la detassazione è espressamente prevista.
Dal 2026, quindi, questi compensi non saranno più tassati con le aliquote Irpef ordinarie, ma con un’imposta sostitutiva del 15%, comprensiva anche delle addizionali regionali e comunali. L’agevolazione si applica entro il limite di 1.500 euro annui (800 euro per i dipendenti pubblici) e riguarda i lavoratori che nel 2025 hanno percepito un reddito lordo non superiore a 40.000 euro (50.000 euro per i dipendenti pubblici), con la possibilità di rinunciare al regime agevolato se non conveniente.
Il beneficio varia in base allo scaglione Irpef di appartenenza: per chi oggi è tassato al 23%, il risparmio può superare i 70 euro l’anno su 1.000 euro di compensi accessori, mentre per chi rientra nel secondo scaglione, tassato al 33%, il vantaggio può arrivare a oltre 270 euro annui. Importi non elevatissimi, ma che si sommano alle altre misure della manovra e rendono più “pesanti” le voci variabili dello stipendio.
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