Quindicesima mensilità in busta paga, a chi spetta e calcolo importo

Simone Micocci

21 Maggio 2026 - 14:25

Quindicesima in busta paga, a quali lavoratori spetta? Ecco perché quest’anno è ancora più frequente riceverla.

Quindicesima mensilità in busta paga, a chi spetta e calcolo importo
Ricevi le notizie di Money.it su Google
Aggiornamenti, approfondimenti e analisi direttamente su Google.
Segui

Hai mai sentito parlare di quindicesima mensilità? Probabilmente sì, magari chiedendoti anche quali lavoratori ne abbiano diritto, quando venga pagata e se funzioni davvero come tredicesima e quattordicesima.

In realtà, quando si parla di mensilità aggiuntive, quelle più conosciute restano proprio la tredicesima e la quattordicesima. La prima è prevista in via generalizzata, mentre la seconda spetta solo ad alcune categorie di lavoratori, perché non è disciplinata direttamente dalla legge ma dai singoli contratti collettivi. Con la cosiddetta quindicesima, invece, bisogna fare un passo ulteriore: nella maggior parte dei casi non si tratta di una mensilità vera e propria, ma di una somma aggiuntiva riconosciuta in base ad accordi aziendali o territoriali, quindi nell’ambito della contrattazione di secondo livello.

Sono infatti gli accordi tra azienda e rappresentanze dei lavoratori a poter prevedere un’ulteriore erogazione rispetto a quanto già stabilito dal contratto collettivo nazionale, individuando ad esempio la platea dei beneficiari, le condizioni richieste e le modalità di calcolo. Ed è proprio qui che la quindicesima si distingue dalle altre mensilità: mentre tredicesima e quattordicesima maturano progressivamente nel corso dell’anno e dipendono in genere dalla retribuzione e dai mesi lavorati, la quindicesima è spesso collegata a premi di risultato.

Vediamo allora a chi può spettare, quando viene pagata, come si calcola e quali sono le differenze rispetto a tredicesima e quattordicesima.

Cos’è la quindicesima?

È bene chiarire subito un aspetto: il termine “quindicesima” viene utilizzato più nel linguaggio comune che in senso tecnico. Non esiste infatti una norma di legge che riconosca a tutti i lavoratori una quindicesima mensilità, né un meccanismo automatico paragonabile a quello della tredicesima.

Con questa espressione si indicano piuttosto quelle somme extra che alcune aziende riconoscono ai dipendenti, spesso in prossimità dell’estate o al raggiungimento di determinati risultati, con finalità prevalentemente premiale.

Il fenomeno, tuttavia, non è marginale. Secondo i dati disponibili, sono oltre 4,7 milioni i lavoratori interessati da premi di risultato collegati a contratti di produttività ancora attivi: circa 3,5 milioni coperti da accordi aziendali e 1,2 milioni da contratti territoriali. Il valore medio dei premi erogati si aggira intorno ai 1.600 euro l’anno, anche se l’importo effettivo può variare molto a seconda dell’azienda e degli obiettivi fissati.

Va detto che negli ultimi anni l’utilizzo di questi strumenti è stato favorito da alcune misure fiscali: da un lato la tassazione agevolata dei premi di produttività, dall’altro gli incentivi alla partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali. Un contesto che ha reso più conveniente, per le imprese più strutturate o più “virtuose”, riconoscere somme aggiuntive ai dipendenti sotto forma di premio.

La quindicesima come premio di risultato o partecipazione agli utili aziendali

Come visto, quella che viene comunemente chiamata “quindicesima mensilità” si realizza spesso sotto forma di premio di risultato o di partecipazione agli utili aziendali.

Nel dettaglio, il premio di risultato è un importo legato a parametri oggettivi come produttività, redditività, efficienza, qualità o innovazione. Se gli obiettivi previsti dall’accordo vengono raggiunti, il lavoratore riceve una somma aggiuntiva in busta paga, con un trattamento fiscale più favorevole rispetto alla normale retribuzione.

La legge di Bilancio 2026 ha rafforzato ulteriormente questo regime agevolato, riducendo l’imposta sostitutiva sui premi di produttività e sulle somme riconosciute a titolo di partecipazione agli utili aziendali. A partire dal 2026, infatti, l’aliquota agevolata scende dal 5% all’1%, rendendo ancora più conveniente per aziende e lavoratori il ricorso a queste forme di retribuzione variabile.

L’agevolazione si applica alle somme erogate ai lavoratori dipendenti al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla legge, entro il limite massimo di 5.000 euro annui.

Accanto ai premi di risultato, un ruolo sempre più rilevante può essere svolto dalla partecipazione agli utili aziendali, cioè dalla possibilità per l’impresa di redistribuire una parte dei risultati economici conseguiti ai propri dipendenti. Anche in questo caso, la logica è premiale, in quanto la somma aggiuntiva dipende dal buon andamento dell’azienda e dalle condizioni fissate dalla contrattazione collettiva.

Le aziende che pagano la “quindicesima”

Proprio grazie agli strumenti appena descritti, negli ultimi anni sempre più aziende hanno introdotto forme di retribuzione aggiuntiva.

Tra gli esempi più recenti c’è Intesa Sanpaolo, che per il 2026 ha previsto un Premio variabile di risultato con importi che partono da 1.400 euro e possono arrivare fino a 3.200 euro, a cui si aggiunge un nuovo piano di partecipazione azionaria dal valore di almeno 2.200 euro per tutti i lavoratori.

Un altro caso è quello di EssilorLuxottica, che ha annunciato la distribuzione del premio a circa 13 mila dipendenti entro giugno. Il premio di base è pari a 3.090 euro lordi, ma può arrivare a circa 3.723 euro lordi e salire fino a circa 4.095 euro lordi se il lavoratore sceglie di convertire l’importo in beni e servizi welfare.

Nel settore industriale si segnala anche Tenaris Dalmine, dove il premio di redditività può arrivare fino a 7.600 euro, corrisposto in due tranche, con saldo previsto a maggio. UniCredit, invece, ha previsto un premio fino a 2.770 euro per tutte le lavoratrici e i lavoratori del gruppo in Italia.

Particolarmente rilevante anche il caso di Ferrari, dove il premio riconosciuto ai dipendenti può arrivare fino a 14.900 euro, confermando come in alcune realtà aziendali particolarmente performanti la componente variabile della retribuzione possa assumere un peso molto significativo.