Quante sono le possibilità di ottenere il rimborso del mutuo, o meglio dei soli interessi, in busta paga? Ce ne sono diverse, ecco una guida utile ai lavoratori.
Sai che in busta paga puoi ricevere il rimborso del mutuo? In realtà le opzioni sono due: una rappresenta un diritto per il lavoratore, l’altra una possibilità. Come vedremo di seguito, però, in entrambi i casi il rimborso riguarda solamente gli interessi e non la quota capitale.
Nel dettaglio, quando parliamo di rimborso del mutuo in busta paga possiamo riferirci alla possibilità di portare in detrazione la spesa sostenuta, oppure al rimborso riconosciuto direttamente dal datore di lavoro nell’ambito dei fringe benefit.
Naturalmente, una misura esclude l’altra: se alcune somme sono già state rimborsate dal datore di lavoro, non sarà possibile fruire anche della detrazione sulle stesse spese.
È quindi importante definire bene i contorni di queste due possibilità, così da fare chiarezza su quali siano i diritti del dipendente con un mutuo a carico. D’altronde, in un contesto in cui i tassi di interesse sui mutui restano elevati - e l’ultima decisione della Bce di certo non aiuta - è utile sapere quali opportunità esistono per recuperarne almeno una parte.
Il rimborso del mutuo in busta paga con la dichiarazione dei redditi
Partiamo da quella che è un diritto del lavoratore, e non una semplice possibilità come la misura di cui parleremo di seguito: la detrazione degli interessi passivi del mutuo.
Si tratta di un’agevolazione fiscale che consente di recuperare il 19% degli interessi pagati nel corso dell’anno, entro un limite massimo di spesa pari a 4.000 euro. Di fatto, quindi, l’importo massimo che può essere recuperato è pari a 760 euro.
Va però chiarito un aspetto molto importante: cosa sono gli interessi passivi del mutuo? Non si tratta dell’intera rata pagata ogni mese alla banca, ma solo della parte relativa agli interessi, cioè il costo sostenuto per il finanziamento. La quota capitale, ossia la parte della rata che serve a restituire il denaro ricevuto in prestito, non può invece essere portata in detrazione.
Per questo motivo, soprattutto con il passare degli anni, l’importo detraibile tende a ridursi: nei mutui con piano di ammortamento alla francese, infatti, nelle prime rate il peso degli interessi è più alto, mentre successivamente cresce la quota capitale e diminuisce quella relativa agli interessi.
Ricordiamo poi che esistono condizioni ben precise per beneficiare della detrazione. In particolare, il beneficio spetta per i mutui ipotecari contratti per l’acquisto dell’abitazione principale, cioè la cosiddetta “prima casa”. Inoltre, chi richiede la detrazione deve essere allo stesso tempo intestatario del mutuo e proprietario dell’immobile.
Attenzione anche al caso in cui il mutuo sia di importo superiore al costo dell’immobile. La detrazione, infatti, non spetta automaticamente su tutti gli interessi pagati, ma solo sulla quota riferibile al prezzo di acquisto della casa, aumentato delle spese notarili e degli oneri accessori. Se, ad esempio, parte del mutuo è stata richiesta per sostenere spese di arredamento o piccoli lavori, gli interessi riferiti a quella quota non danno diritto alla detrazione.
Chi rientra in queste condizioni può quindi utilizzare la dichiarazione dei redditi per recuperare fino a 760 euro. Nel caso dei lavoratori dipendenti che presentano il modello 730 con sostituto d’imposta, il rimborso viene riconosciuto direttamente in busta paga, sotto forma di minore Irpef dovuta o di rimborso fiscale.
Va però considerato il limite della capienza fiscale. La detrazione, infatti, riduce l’Irpef dovuta: se l’imposta pagata dal contribuente non è sufficiente ad assorbire l’intero beneficio, il rimborso effettivo sarà più basso rispetto a quello teoricamente spettante.
Anche perché va ricordato che nel calcolo finale incidono anche le altre detrazioni riconosciute in dichiarazione.
Il rimborso del mutuo in busta paga con i fringe benefit
Diverso è il caso del rimborso del mutuo riconosciuto nell’ambito dei fringe benefit. Come già anticipato, infatti, in questo caso non parliamo di un diritto del lavoratore, ma di una possibilità rimessa alla scelta del datore di lavoro.
Nel dettaglio, i fringe benefit sono beni e servizi che fanno parte del welfare aziendale e che il datore di lavoro può riconoscere ai dipendenti in aggiunta allo stipendio. Negli ultimi anni il legislatore è intervenuto più volte sulle soglie di esenzione fiscale, includendo tra le spese rimborsabili anche quelle sostenute per le utenze domestiche, per il canone di affitto e, appunto, per gli interessi passivi del mutuo.
Per il 2026 la soglia di esenzione resta pari a 1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti, mentre sale a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Entro questi limiti, le somme riconosciute dall’azienda non concorrono alla formazione del reddito imponibile del lavoratore e, quindi, non vengono tassate.
Anche in questo caso, però, è bene precisare che il rimborso riguarda solamente gli interessi passivi pagati alla banca, e non la quota capitale del mutuo. La particolarità dei fringe benefit è che il rimborso può riguardare mutui accesi per l’acquisto, ma anche per la costruzione o la ristrutturazione della casa, a prescindere dal fatto che si tratti dell’abitazione principale o di una seconda casa.
Il rimborso può spettare anche in caso di mutuo cointestato, ma solo per la quota di interessi effettivamente sostenuta dal lavoratore, calcolata in base alla sua percentuale di intestazione. È ammesso anche il caso in cui il mutuo dell’abitazione principale sia intestato al coniuge o a un familiare del dipendente: in questa ipotesi, però, è necessario che il lavoratore abbia comunque la residenza nell’immobile e sostenga realmente il pagamento delle rate.
In questo caso, al fine di ottenere il rimborso, laddove ovviamente l’azienda decida di riconoscerlo, il dipendente deve generalmente presentare un’apposita richiesta all’ufficio del personale, allegando o autocertificando le spese sostenute e dichiarando di non aver già ricevuto lo stesso rimborso da altri datori di lavoro.
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