BTP sotto attacco con inflazione da guerra, torna l’ansia da spread. Cosa succede ora?

Laura Naka Antonelli

09/03/2026

In poco più di due settimane, lo spread BTP-Bund a 10 anni è passato da 60 punti base a più di 80 punti base. Attenti all’inflazione in tempi di guerra. Pericolo in vista?

BTP sotto attacco con inflazione da guerra, torna l’ansia da spread. Cosa succede ora?

BTP sotto attacco, riesplode l’ansia da spread, in un contesto in cui è sicuramente esplosa l’ansia da inflazione da guerra, che ha a sua volta scatenato la grande paura di tassi di interesse più alti.

Venerdì 27 febbraio 2026, vigilia degli attacchi contro l’Iran da parte degli Stati Uniti di Donald Trump e di Israele di Benjamin Netanyahu: lo spread BTP-Bund si posiziona attorno a 61 punti base, ai minimi dal 2008, a fronte di rendimenti dei BTP a 10 anni che oscillano al 3,30%. I rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni stazionano al 2,69%.

Il governo Meloni ha ancora ragioni per vantarsi di aver portato lo spread BTP-Bund ai valori più bassi in più di 15 anni, di fronte a diversi economisti e analisti che ricordano alla Presidente del Consiglio che il calo del differenziale significa ormai poco, essendo il risultato non tanto di meriti specifici dell’Italia quando del demerito della Germania, che ha deciso di svestirsi del ruolo di guardiano inflessibile del debito di casa.

Il governo di Berlino ha voltato infatti pagina, tutto proteso ad attivare il bazooka fiscale che incrementerà le spese per la difesa e per le infrastrutture, facendo lievitare il debito teutonico.

I mercati prezzano lo scenario di una Germania più indebitata, esercitando una pressione rialzista sui rendimenti dei Bund. In poche parole, è ovvio che lo spread BTP-Bund scenda.

Lunedì 9 marzo 2026. I bond sovrani di tutto il mondo finiscono sotto attacco.

Ma gli investitori, nello scaricare i Titoli di Stato, tornano a fare le valutazioni del passato, per motivi ovvi. Meglio liberarsi della carta del debito più rischiosa, che di quella che mostra ancora un certo margine di sicurezza, come confermano i giudizi delle agenzie di rating. Che, nei confronti dell’Italia di Meloni, hanno mostrato un volto sicuramente più magnanime, visto che hanno alcune di loro hanno perfino premiato i Titoli di Stato italiani. Detto questo, il rating rimane sempre quello della categoria, bene o male, pari a BBB+. Dunque, meglio scaricare più che i BTP che i Bund per esempio.

Questi ultimi d’altronde, sono ancora forti di giudizi pari alla Tripla A.

Insomma, sono i BTP che, nella classe dei debiti sovrani dell’area euro, i Titoli che con la pagella tra le peggiori, rispetto a quelli dei Paesi vantano tuttora rating più alti,

Risultato: in un momento in cui i bond sovrani sono sotto attacco, i BTP vengono mollati in modo più significativo rispetto ai Bund, in una fase in cui si paventa anche un’altra minaccia, dopo quei dati appena diffusi dall’Istat.

BTP nel mirino delle vendite, boom rendimenti più dei rendimenti Bund. E lo spread torna oltre quota 80

La conseguenza, in un giorno come oggi in cui la carta sovrana è bombardata dai sell, è che i rendimenti dei BTP a 10 anni sono schizzati fino a +11 punti al 3,73%, mentre i rendimenti dei Bund tedeschi hanno messo a segno nelle prime ore della giornata di contrattazioni un rialzo più limitato, di 4 punti base, al 2,89%.

Dopo neanche due settimane dall’inizio della guerra in Iran, lo spread BTP-Bund a 10 anni ha superato anche la soglia di 80 punti base, segnando un boom di 20 punti base circa in un lasso di tempo appena superiore a una settimana.

A finire sotto il fuoco degli smobilizzi anche i Titoli di Stato della Grecia, volati anch’essi di 11 punti base, al 3,70% (valore ancora inferiore ai rendimenti dei BTP italiani).

Sotto pressione anche gli OAT francesi che, con uno scatto di 9 punti base, sono saliti al 3,70% (confemando come lo spread Italia-Francia a 10 anni, sebbene di poco, rimanga al di sotto dello zero).

In evidenza anche il rialzo dei rendimenti dei Bonos spagnoli, saliti oltre il 3,40%, a valori che rimangono ben al di sotto dei rendimenti di Italia, Francia e Grecia.

Inflazione da guerra con boom prezzi petrolio e gas e paura rialzi tassi BCE. Bond euro sotto attacco

Il sell off sui bond in generale si spiega con l’inflazione da guerra.

Tutto parte dal timore che le quotazioni del petrolio e del gas schizzate in queste ultime sessioni a livelli record - impressionante la performance dei prezzi del contratto WTI sul petrolio scambiato sul Nymex di New York, balzati di circa il 30%, o di $27, a $117 al barile -, a fronte di un nuovo boom dei prezzi del gas in Europa - con il contratto TTF balzato di oltre il 15%, a quota 61,595 euro al megawattora - finiscano per dare una forte spinta al trend dei prezzi, riaccendendo l’inflazione in Eurozona.

Un tale scenario potrebbe costringere la BCE di Christine Lagarde a riattivarsi per contenere l’esplosione dei prezzi.

Come? Ovviamente, rialzando i tassi di interesse dell’area euro.

Alcuni esponenti della BCE hanno già avvertito che le tensioni riaccese in Medio Oriente potrebbero esercitare una pressione rialzista sull’inflazione , perfino dopo la pubblicazione del dato relativo all’inflazione dell’area euro di gennaio, la cui lettura headline ha confermato come la crescita dell’indice dei prezzi al consumo sia stata pari a +1,9%, dunque a un livello inferiore al target di inflazione della Banca centrale europea pari al 2%.

Diversi inoltre gli esperti che hanno ricordato come il quadro potrebbe cambiare velocemente, a causa della guerra tra gli Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro. Iran che si è lanciato tra l’altro in attacchi ripetuti contro i Paesi del Golfo, alcuni dei quali - come il Qatar ma non solo - hanno deciso di congelare la produzione.

Paura stagflazione, la BCE tornerà ad alzare i tassi di interesse?

La parola che sta risuonando più spesso nelle sale operative porta così il nome ormai di stagflazione, come si legge nella nota “ Shock energetico, torna lo spettro della stagflazione? ” firmata da Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco:

“Le aspettative sulle prossime mosse delle banche centrali vengono riviste, queste aspettative sono esse stesse molto volatili in questa fase, ma la probabilità di vedere due tagli ai tassi da parte della Fed quest’anno diminuisce e l’eventuale taglio si sposta in avanti, mentre nella zona euro il mercato inizia a scontare la possibilità di un rialzo di 25 punti base da parte della BCE. Movimenti di mercato indicativi di un cambiamento nella distribuzione di probabilità dei possibili scenari, ma che ad oggi non hanno ancora una valenza puntuale stabile”.

Lo strategist di Invesco spiega che “ la durata del conflitto è la variabile chiave ”, aggiungendo che, “per avere un impatto strutturale sull’inflazione il prezzo del petrolio dovrebbe rimanere sopra quota $100 per almeno tre mesi, ed ancora di più per avere un impatto negativo sulla domanda e quindi sulla crescita economica”.

In questa situazione, continua Simoncelli, “è evidente anche dalle performance dei mercati azionari e dalla forza relativa del dollaro, come le economie di Europa e mercati emergenti siano più vulnerabili ad uno shock energetico rispetto agli Stati Uniti. Tuttavia, gli elementi positivi al contesto di crescita economica non mancano, soprattutto in Europa dove le condizioni di crescita sembrano più omogenee ed accompagnate sia da un miglioramento nel mercato del lavoro che da una maggiore fiducia delle imprese”.

Tutto questo, mentre “la volatilità implicita ai mercati azionari sconta un aumento del rischio inflattivo ma non una fase di recessione globale; infatti, la correlazione positiva tra azioni ed obbligazioni governative è un elemento che genera ulteriore tensione e riporta in superficie lo scenario di stagflazione ”.

Il punto sui BTP, Bund e non solo. Con avversione al rischio da guerra, Italia più in pericolo?

Cosa succede a questo punto? È ovvio che i BTP e in generale i Titoli di Stato a livello mondiale soffrano il pericolo che le banche centrali delle rispettive giurisdizioni decidano di agire per impedire che l’inflazione torni ad accendersi salendo a ritmi superiori ai loro desiderata. Tutto, in un contesto in cui, nel caso dell’Italia ma anche di altri Paesi europei, come Francia e Regno Unito, rimane il tarlo della gestione dei conti pubblici.

Basti pensare che oggi i rendimenti che balzano di più in Europa non sono tanto quelli dei BTP, ma dei Gilt UK a 10 anni, che sono schizzati fino a +14 punti base, oltre il 4,75%.

Pressioni anche sui Treasury a 10 anni, i Titoli di Stato USAm con i rendimenti che riportano tuttavia un rialzo decisamente inferiore, pari a +3 punti base al 4,17%.

Va considerato tuttavia il trend dei rendimenti dell’ultimo periodo per avere una visione più esaustiva di quanto sta avvenendo sul mercato del reddito fisso.

I BTP sono stati i Titoli di debito tra i più colpiti dai sell nell’ultimo mese, con i rendimenti volati di 26 punti base (anche se in calo su base annua di 25 punti base).

I rendimenti dei Bund a 10 anni sono saliti nell’ultimo mese di soli 5 punti base (in crescita tuttavia su base annua di 6 punti base).

Attaccati dai sell nell’ultimo mese anche i Titoli di Stato della Grecia, che hanno visto i loro rendimenti balzare di 24 punti base (su base annua +4 punti base), mentre gli OAT, bond sovrani francesi, sono aumentati nell’ultimo mese di 15 punti base (dunque a un ritmo decisamente inferiore rispetto al balzo dei rendimenti dei BTP), a un valore superiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno di 4 punti base.

A questo punto, grazie attesa per il verdetto imminente della BCE di Christine Lagarde che, a seguito della prima riunione del 2026, ha deciso di lasciare fermi i tassi dell’area euro per la quinta volta consecutiva. Guardando in avanti, è naturale aspettarsi un ulteriore rialzo dei rendimenti dei BTP nel caso in cui il conflitto dovesse protrarsi, più che dei rendimenti dei Bund. Il motivo è lo stesso citato sopra. In un clima di avversione al rischio, gli investitori preferiscono posizionarsi sicuramente sui Titoli di Stato considerati più sicuri degli altri. Nel caso dell’Europa, soprattutto sui Bund tedeschi. A dispetto dei BTP, grande oggetto del desiderio degli italiani, come ha confermato l’ultima emissione del BTP Valore, che si è appena conclusa.

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