Bonus vacanze: gli alberghi sono obbligati ad accettarlo?

Bonus vacanze al via, ma gli alberghi non sono obbligati ad accettarlo: il meccanismo del credito d’imposta ha fatto da deterrente per molte strutture, soprattutto per quelle più piccole.

Bonus vacanze: gli alberghi sono obbligati ad accettarlo?

Bonus vacanze, gli alberghi e le strutture ricettive in Italia sono obbligati ad accertarlo? La risposta è no: la decisione di aderire o meno alla misura introdotta dal DL Rilancio spetta alle strutture stesse.

Il tax credit vacanze prende il via dal 1° luglio, e si può fare richiesta tramite l’app IO della Pubblica Amministrazione. Ricordiamo però il bonus è usufruibile all’80% come sconto e al 20% come detrazione.

È quindi la struttura che anticipa l’80% del costo della vacanza, e poi recupera lo sconto come credito d’imposta. Il meccanismo è vantaggioso per il contribuente, un po’ meno per le strutture.

Bonus vacanze: gli alberghi sono obbligati ad accettarlo?

Il bonus vacanze non è obbligatorio per gli alberghi, o comunque per le strutture ricettive. È una decisione che viene presa in autonomia, visto che il decreto Rilancio non obbliga le strutture turistiche a partecipare all’agevolazione fiscale.

Ricordiamo infatti che sono vari i vincoli da rispettare: non solo i requisiti del contribuente (Isee fino a 40.000 euro, DSU in corso di validità e credenziali Spid) ma anche la modalità di prenotazione della vacanza.

Mentre la richiesta del bonus va fatta solo ed esclusivamente tramite l’app IO, di cui già si segnalano i primi malfunzionamenti, la prenotazione può essere fatta solo:

  • direttamente presso la struttura;
  • tramite agenzie di viaggio e tour operator.

Sono categoricamente esclusi dalla possibilità di usufruire del bonus i portali di prenotazione online con transazione (per esempio Booking.com, Airbnb, ecc).

Per poter utilizzare l’agevolazione è quindi necessario verificare preventivamente con il fornitore del servizio turistico che aderisca all’iniziativa e “accetti” il bonus.

Secondo le ultime stime, solo il 4% degli alberghi in tutta Italia ha aderito all’agevolazione, almeno controllando le prenotazioni disponibili sulla piattaforma di Federalberghi: a Roma, ad esempio, le strutture sono solo 36 su 976; a Firenze 22 su 335; a Napoli 11 su 135.

Ci sono anche tre Regioni in cui almeno per ora nessuna struttura accetta il bonus: Basilicata, Calabria e Molise.

Bonus vacanze: il credito d’imposta a rischio deterrenza

Abbiamo anticipato che si può usufruire del bonus vacanze all’80% come sconto e al 20% come detrazione nella dichiarazione dei redditi 2021.

La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 33/E del 25 giugno 2020 ha istituito il credito d’imposta con cui si può recuperare lo sconto erogato.

Si legge nella suddetta risoluzione:

“a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla conferma dell’applicazione dello sconto, il fornitore recupera il relativo importo come credito d’imposta utilizzabile in compensazione tramite modello F24. [...] In alternativa all’utilizzo in compensazione, il credito d’imposta può essere ceduto dai fornitori, anche parzialmente, a soggetti terzi anche diversi dai propri fornitori di beni e servizi, nonché ad istituti di credito o intermediari finanziari. Il credito d’imposta non ulteriormente ceduto è utilizzato dal cessionario con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.”

Il fornitore (ovvero l’albergatore) può recuperare lo sconto a partire dal giorno lavorativo successivo a quello di conferma dell’applicazione del bonus.

La compensazione si effettua tramite modello F24. Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione solo fino all’azzeramento del saldo finale e il credito eccedente potrà essere utilizzato per i versamenti successivi.

Proprio per questo meccanismo molti hotel (soprattutto quelli più piccoli) hanno preferito non aderire al bonus vacanze.

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