Bonus che non arrivano dei decreti Rilancio e Agosto: cosa non ha funzionato?

Bonus che non arrivano a cittadini e imprese, ritardi nell’erogazione della cassa integrazione, contributi in misura inferiore a quanto preventivato: cosa non ha funzionato nei decreti Rilancio e Agosto?

Bonus che non arrivano dei decreti Rilancio e Agosto: cosa non ha funzionato?

Bonus del Governo Conte che non arrivano: nella diretta di oggi 1° ottobre Money.it ha approfondito la questione degli incentivi e degli aiuti promessi durante l’emergenza e che ancora non sono diventati operativi.

L’appuntamento con lo speciale di fact-checking sullo stato delle misure assistenziali introdotte dal Governo, con la partecipazione di Francesco Oliva, professionista iscritto all’albo dei dottori commercialisti di Roma e giornalista pubblicista, è andato in onda sul canale YouTube della nostra testata.

Il pacchetto di misure a sostegno di contribuenti e imprese pensato dal Governo sia durante i mesi più critici della pandemia che per la ripresa economica abbraccia vari campi: dagli incentivi per la pubblicità e la sanificazione degli ambienti ai bonus vacanze e bici, passando per i contributi a fondo perduto per i ristoranti.

Qual è il fil rouge che collega questi bonus?

Nonostante l’Italia sia stato uno dei primi Paesi a trovarsi a fare i conti con la pandemia (e ne stia uscendo tutto sommato bene, considerando appunto gli altri Stati per lo meno europei) non tutte le misure sono filate lisce.

La stessa dinamica si è presentata anche nell’erogazione (mancata) della cassa integrazione per milioni di italiani: il problema è la mancanza di fondi oppure è la normativa a essere stata costruita (e dunque pensata) in modo approssimativo e poco efficace?

Proviamo quindi a fare un resoconto di quello che non è andato perfettamente in porto, cercando di analizzare i motivi della mancata riuscita dei bonus previsti a sostegno di imprese e cittadini.

Bonus che non arrivano: l’incentivo per la bici e l’attesa per la piattaforma

Il bonus bici è stato introdotto col decreto Rilancio, e anche se da normativa ha validità retroattiva per gli acquisti effettuati dal 4 maggio (e fino al 31 dicembre 2020) ancora non è stato possibile ottenere il rimborso.

Il bonus bici consiste nel rimborso del 60% della spesa sostenuta per comprare biciclette, anche con pedalata assistita, monopattini anche elettrici, segway e hoverboard, così come per i servizi di sharing mobility (escluse le autovetture), e arriva fino a un massimo di 500 euro.

I problemi che si sono verificati in questo caso sono due:

  • il continuo rinvio della messa online della piattaforma per richiedere i rimborsi, che di fatto ha bloccato il godimento dell’agevolazione;
  • le risorse stanziate, che appaiono non sufficienti a coprire le domande per il bonus considerando gli acquisti di bici e monopattini finora registrati.

Le risorse stanziate per la misura in realtà non sono nemmeno poche, visto che ammontano a 210 milioni di euro (molti milioni in più rispetto a quanto stanziato per il bonus pubblicità, ad esempio).

Tale cifra però non scongiurerà il click day per ottenere il rimborso quando finalmente sarà online la piattaforma del Ministero dell’Ambiente.

Bonus vacanze: le strutture non sono obbligate ad accettarlo

Un’altra delle agevolazioni del decreto Rilancio è il bonus vacanze, pensato sia per dare una mano al turismo (senza dubbio uno dei settori più duramente colpiti dalla crisi economica) e ai nuclei familiari con reddito fino a 40.000 euro.

In questo caso non ci sono stati intoppi di piattaforme o fondi stanziati, quanto di adesione all’agevolazione.

Le strutture infatti non sono obbligate ad accettarlo: il bonus è usufruibile all’80% come sconto e al 20% come detrazione.

Questo significa che la struttura anticipa l’80% del costo della vacanza, e poi recupera lo sconto come credito d’imposta. Il meccanismo è vantaggioso per il contribuente, un po’ meno per le strutture.

Bonus sanificazione ambienti di lavoro e acquisto DPI molto più basso delle aspettative

Per il bonus sanificazione e acquisto dei DPI, i dispositivi di protezione anti coronavirus come mascherine, detergenti, disinfettanti, termometri e gli strumenti per garantire il distanziamento sociale, il decreto Rilancio ha messo a disposizione 200 milioni di euro.

Con il provvedimento dell’11 settembre 2020, l’Agenzia delle Entrate ha fissato l’ammontare del credito d’imposta spettante per il bonus richiesto: in teoria, la normativa prevede per i titolari di partita IVA un rimborso del 60% della spesa sostenuta, entro il limite massimo di 60.000 euro per beneficiario.

L’importo reale, tuttavia, è ben lontano da quanto previsto. Visto che le domande per il bonus hanno superato la soglia delle risorse stanziate, col provvedimento dell’11 settembre l’Agenzia delle Entrate ha fornito una percentuale di calcolo: alla fine la misura del credito effettivamente utilizzabile è pari al 15,6423% del credito richiesto.

Questa percentuale va applicata però sul 60% della spesa sostenuta, quindi per esempio:

  • su un costo totale di 10.000 euro per la sanificazione, il credito d’imposta è pari a 6.000 euro;
  • il calcolo va effettuato prendendo in considerazione il 15,6423% di 6.000 euro.

Alla fine su 10.000 euro spesi per la sanificazione di un ambiente di lavoro o l’acquisto di DPI il credito d’imposta è pari ad appena 938 euro.

L’importo del bonus è quindi nettamente inferiore rispetto alle aspettative.

Bonus pubblicità 2020: le risorse non bastano

Il bonus pubblicità è forse l’agevolazione più “maltrattata” di tutte: nonostante il decreto Rilancio abbia “ammorbidito” i requisiti per richiedere il bonus, facendo venire meno il requisito dell’aumento dell’1% degli investimenti pubblicitari realizzati tra quest’anno e il 2019 sugli stessi mezzi d’informazione, il provvedimento ha diminuito l’entità del credito d’imposta, facendolo passare dal 75% al 50% del valore degli investimenti effettuati.

Non solo, le risorse stanziate sono davvero poche: 40 milioni di euro per gli investimenti sui giornali quotidiani e periodici, anche online, e 20 milioni di euro per investimenti sulle emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato.

Eppure, il bonus pubblicità potrebbe essere un valido aiuto per tutte le imprese (anche le attività piccole e micro), ma anche per l’inserzionista, facendo girare l’economia grazie agli investimenti: ma come potranno mai essere coperte tutte le richieste con un simile budget? Proprio per questo motivo il bonus pubblicità è considerato, erroneamente, un incentivo di nicchia.

Contributi a fondo perduto per i ristoranti del DL Agosto: provvedimento attuativo cercasi

Ci sono problemi di operatività anche per i contributi a fondo perduto dedicati ai ristoranti. Il decreto Agosto è in fase di conversione in legge in Senato, ma i ristoratori ancora non hanno le istruzioni operative per procedere alla richiesta.

Manca, infatti, il provvedimento attuativo, che dovrà fissare i criteri, i limiti e le modalità di erogazione del contributo.

Ancora non si sa come presentare domanda, quali siano le scadenze da rispettare e a quanto potrebbe (il condizionale a questo punto è d’obbligo) ammontare il finanziamento a fondo perduto.

Per quanto riguarda invece i contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio la situazione è diversa: la misura è partita senza intoppi, anzi rispettando le tempistiche previste di 10 giorni.

A un certo punto però sono finiti i fondi stanziati (pari a 5 miliardi di euro): le partite IVA che hanno fatto domanda per i contributi a fondo perduto tra luglio e agosto si trovano l’istanza in istruttoria. Per ora, però, dalle Istituzioni non sono giunte indicazioni circa le tempistiche di erogazione.

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