Il motore del rally dei mercati è l’intelligenza artificiale. Intorno a questo c’è un ecosistema che attira capitali promettendo una crescita esponenziale. L’S&P 500 aggiorna record dopo record, così come Piazza Affari, che addirittura, sovraperforma Wall Street. Ma due nomi che contano a Wall Street hanno appena cambiato tono. Non è un buon segno se Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, dice di essere “molto più preoccupato di altri” sul rischio di correzione nei prossimi 6 mesi-2 anni. Bank of America ha espresso lo stesso timore in numeri: il 70% degli indicatori storicamente associati ai mercati ribassisti è oggi attivato.
L’S&P 500 risulta caro in 17 su 20 parametri. Su otto indicatori specifici, i multipli superano quelli della bolla dot-com. Entrambi, però, puntano il dito su una fragilità strutturale che il mercato non sta considerando.
I rischi: inflazione, tassi, geopolitica, crescita AI
I dettagli della fragilità sono già sotto gli occhi di tutti. Inflazione alta, banche centrali pronte ad alzare i tassi, geopolitica incerta, il capex delle big tech.
L’inflazione negli USA a maggio è salita al 4,2% anno su anno, il livello più alto degli ultimi tre anni. Ma il dato core, che esclude energia e alimentari, è ancora al 2,9%, in un range che non è catastrofico. Dunque l’inflazione è persistente ma non fuori controllo. Questo rende ancora più incerta l’aspettativa sui tassi. La prossima settimana Kevin Warsh prenderà la prima decisione dall’inizio del suo mandato. Intanto i futures sul tassi non scontano alcun taglio per il 2026; anzi, il 43% dei contratti prezza un aumento entro dicembre, contro il 31% che scommette su tassi invariati. È un cambiamento rispetto a tre mesi fa, quando si sperava in tagli.
Il rischio geopolitico si collega ai precedenti, agendo attraverso i prezzi dell’energia. Dallo scoppio del conflitto Iran-USA il petrolio è salito di oltre il 30%. Questa pressione è già dentro il 4,2% di inflazione vista a maggio. Nel caso di escalation, il petrolio potrebbe salire ancora e con lui l’inflazione.
Le imprese americane hanno margini ancora solidi, il mercato del lavoro tiene, l’economia americana è forte, i consumi reggono. Ma nei bilanci delle big tech si nascondono delle insidie. Amazon, Microsoft, Google stanno spendendo il 100% del cash flow operativo in infrastrutture AI. Nel 2023 la spesa in capex era il 40%. Se questa scommessa dovesse rivelarsi sbagliata, se i ritorni dell’AI deludono, questi investimenti diventano perdite in bilancio.
Accumulo di fragilità: è qui che il rischio diventa concreto
BofA sintetizza questo rischio così: “Vediamo valore nei singoli titoli, ma non nell’indice.”
In questo momento il 10% dei titoli trascina l’intero mercato. Il restante 90% è fermo o in calo. Quando l’S&P 500 aggiorna record, è il risultato del 10% del mercato, non dell’intero listino. E nel tech il divario tra i migliori e i peggiori ha raggiunto i livelli di febbraio 2000.
Anche i fondamentali delle big tech sono cambiati: a novembre erano solidi. Oggi le emissioni di debito sono aumentate, i buyback hanno perso momentum e la conversione dei ricavi in cash ha iniziato a rallentare.
Il problema è che tutti questi rischi sono attivi nello stesso momento. Se dovessero materializzarsi contemporaneamente, il sistema non avrebbe spazio per assorbire l’urto. È qui che il rischio diventa concreto.
Un test cruciale arriva questa settimana, con il dato sull’inflazione. Se sorprende al rialzo, con una pressione nei servizi core piuttosto che nell’energia, allora lo scenario di due rialzi da 25 punti base ciascuno nel corso del 2026 diventa significativamente più probabile. Questo spiega perché il primo rialzo potrebbe già arrivare il 16-17 giugno.
Se i tassi salgono, il rally non ha più carburante. Chi era entrato alla ricerca di rendimento in un contesto di tassi reali bassi ora esce. In massa.
L’Italia è a rischio più di altri mercati
L’Eurozona ha lo stesso problema legato all’inflazione, ma con un’economia molto più debole alle spalle. L’11 giugno, la Banca centrale europea alza i tassi per la prima volta dal settembre 2023, con una stretta di 25 punti base. Il 60% degli economisti interpellati da Reuters prevede almeno un altro rialzo a settembre. I trader scommettono su tre rialzi nel corso del 2026. In ogni caso, è l’inizio di un nuovo ciclo.
Il problema è la crescita. Il PIL dell’eurozona è atteso allo 0,7% nel 2026. L’inflazione rimane al 3,2%, il core al 2,5%. Lagarde si rifiuta di usare la parola “stagflazione”, ma è quella. Una banca centrale che alza tassi in una fase di crescita debole sta rallentando l’economia ancora di più.
L’Italia ha un paradosso che il mercato potrebbe non aver valutato pienamente. Il FTSE Mib ha guadagnato il 15,46% negli ultimi sei mesi contro il 6,44% dello S&P 500. Piazza Affari ha sovraperformato di 9 punti percentuali. Contemporaneamente, la fiducia dei consumatori italiani è salita a 93,4 a maggio (il massimo in tre mesi) mentre l’eurozona rimane a -19. Lo spread BTP-Bund è a 77 bps. Se il quadro europeo è fragile, perché l’Italia sta andando così bene?
Piazza Affari ha sovraperformato perché ha attirato capitale che scappava dai mercati americani considerati già cari. Quando un mercato è sopravvalutato, gli investitori cercano il rimbalzo nei mercati più piccoli e apparentemente “convenienti”. Finché il rally globale regge, la strategia funziona. Ma se Wall Street inverte (e Dimon e BofA dicono che è probabile) quei soldi escono da Piazza Affari alla stessa velocità con cui sono entrati.
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