Vaccino Covid, è sicuro fare una sola dose? Gli scienziati: “Un azzardo”

Alessandro Cipolla

08/03/2021

12/04/2021 - 17:33

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Anche in Italia come nel Regno Unito si parla di adottare la strategia dell’unica dose del vaccino anti-Covid allungando poi i tempi del richiamo: per molti esperti però si tratterebbe di un grave errore.

Vaccino Covid, è sicuro fare una sola dose? Gli scienziati: “Un azzardo”

L’Italia vuole correre sul fronte dei vaccini anti-Covid e per questo sarebbe pronta anche a superare alcuni “tabù”. Per recuperare il tempo perduto a causa dei ritardi nelle forniture, il Governo sembrerebbe volersi muovere in più direzioni.

C’è un dato che fa essere ottimista Roberto Speranza, ovvero le circa 50 milioni di dosi di vaccino che sarebbero in arrivo in Italia entro il mese di giugno. Il ministro così si è sbilanciato nell’affermare che l’obiettivo di vaccinare tutti entro l’estate al momento è confermato.

Se fino a ora l’indicazione alle Regioni è quella di tenere un 30% delle dosi in magazzino a mo’ di scorta per i richiami, adesso il Governo potrebbe chiedere invece di utilizzare subito tutti i vaccini a disposizione.

Come sta facendo il Regno Unito, che ha vaccinato già il 35% della popolazione, si potrebbe rimandare il richiamo avendo così subito a disposizione un numero maggiore di dosi da somministrare a una platea più ampia di cittadini.

Vaccino anti-Covid: anche in Italia una sola dose?

Al momento l’Italia sta seguendo le indicazioni dell’Ema, somministrando la seconda dose dopo tre o quattro settimane dalla prima. Nel Regno Unito invece si è deciso di allungare i tempi a dodici settimane.

Un primo passo in avanti verso questa direzione è arrivato la scorsa settimana, quando il nostro Ministero della Sanità ha autorizzato la somministrazione di una sola dose a chi è guarito dal Covid.

Se la strategia del Regno Unito senza dubbi sta dando ottimi risultati dal punto di vista della velocità della campagna in atto, per quanto riguarda l’efficacia tutto è ancora da verificare visto che non ci sono dati certi.

In Scozia comunque, dove si sta adoperando la stessa modalità, i risultati finora sono molto buoni: dopo solo una dose del vaccino di Pfizer o di AstraZeneca, il tasso di immunità tra chi ha ricevuto la somministrazione va dall’84 al 95%.

Numeri questi che sarebbero alla base della volontà di Mario Draghi nel voler dare la priorità alle prime dosi per accelerare, ma non mancano i pareri contrari da parte del mondo della scienza.

Il parere degli scienziati

Si tratta di un gravissimo errore, così come è stato un grave errore quello del Regno Unito - ha dichiarato al Sole 24 Ore Antonella Viola - Non possiamo giocare a dadi con la salute delle persone, ci dobbiamo basare sui fatti”.

Per l’immunologa “abbiamo vaccini con un’efficacia altissima, che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo però devono essere somministrati nel modo giusto, se abbiamo fretta, rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti”.

Tutti i dati delle sperimentazioni infatti si basano su un richiamo a stretto giro, con l’idea di vaccinare con una sola dose che è “intuitiva ma non è in questo momento supportata da dati scientifici”.

I britannici sono stati insieme incoscienti e coraggiosi - ha commentato al Globalist il virolo virologo Massimo Clementi del San Raffaele - Nella scienza non c’è né la verità né l’avere ragione o non ragione, c’è il dato e il dato scientifico era per le due dosi di Pfizer e Moderna, mentre non c’era nulla sulla protezione di una dose singola. Usare questa strategia è stato un azzardo”.

Posizione simile anche da parte del noto virologo Andrea Crisanti, che ha usato lo stesso termine “azzardo”, mentre più possibilista si è detto sempre al Sole 24 Ore il direttore della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza.

Il razionale di vaccinare con una sola dose è poter coprire in breve una maggiore quantità di popolazione - ha spiegato Rezza - Direi che finchè c’è la possibilità di avere una doppia dose è la cosa migliore, ma tenere conto in modo pragmatico di diverse opzioni è del tutto legittimo”.

Infine c’è la presa di posizione dell’Ema arrivata a inizio marzo, dove è stato specificato come “ancora non ci sono prove sufficienti per raccomandare modifiche al regime di dosaggio per i vaccini anti-Covid”, aggiungendo però al tempo stesso che “se e quando saranno disponibili nuove prove per le modifiche ai programmi di dosaggio, ciò sarà valutato dai comitati scientifici”.

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