Covid, l’Italia produrrà in casa i vaccini a mRNA? L’indiscrezione del FT

Fiammetta Rubini

19 Aprile 2021 - 17:29

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La produzione domestica dei vaccini a mRNA garantirebbe all’Italia (e all’Europa) una maggiore fornitura di dosi, e confermerebbe l’interesse dell’Ue di abbandonare i sieri AstraZeneca e J&J, riporta un’esclusiva del FT.

Covid, l'Italia produrrà in casa i vaccini a mRNA? L'indiscrezione del FT

L’Italia cerca la produzione interna dei vaccini anti-Covid a mRNA, come quelli Pfizer e Moderna per intenderci.

La notizia è un’esclusiva del Financial Times, dove si legge che l’Italia ha avviato delle trattative con alcune aziende produttrici per far partire la produzione di vaccini anti-Covid a mRNA nel Paese, un’ulteriore prova del fatto che i regolatori europei abbiano intenzione a spingere su questo tipo di sieri rispetto ad altri.

In ballo per la produzione nazionale di vaccini a base di mRNA ci sarebbe la biotech statunitense Moderna, la svizzera Novartis e l’italiana ReiThera, hanno riferito le fonti al FT. Tra le ipotesi anche quella di produrre in Italia il vaccino anti-Covid a mRNA sviluppato dalla tedesca CureVac.

Vaccini Covid, Italia vuole assicurarsi produzione interna?

Novartis, riferisce l’articolo del FT, aveva firmato un accordo iniziale con CureVac a marzo per produrre una parte del vaccino per il coronavirus dell’azienda. Il vaccino è alla fase 3 dello sviluppo, ma la casa tedesca ha detto che potrebbe essere approvato per l’uso in Europa da maggio/giugno.

Anche il vaccino ReiThera (a base di adenovirus, come AstraZeneca e Johnson & Johnson) è in fase di sviluppo, ma è ancora alla fase 2.

Secondo le fonti sentite dal quotidiano britannico, il premier Mario Draghi avrebbe parlato direttamente anche con l’AD di Moderna Stéphan Bancel, ma nessun accordo è stato raggiunto in quanto la società non avrebbe potuto supervisionare sul processo di trasferimento della tecnologia necessaria ai siti produttivi italiani o dotare quei siti delle competenze necessarie per aumentare la produzione del vaccino. Indiscrezioni non confermate né smentite da Moderna.

L’Europa punta sui vaccini a mRNA

Secondo il FT lo sforzo dell’Italia per assicurarsi una produzione interna dei vaccini anti Covid basati sull’mRNA sarebbe indicativo del fatto che l’UE voglia allontanarsi dai vaccini a vettore virale come il Vaxzevria (di AstraZeneca) e Janssen (J&J), la cui distribuzione è stata ostacolata dagli stop a causa dei possibili effetti collaterali gravi.

“Dobbiamo concentrarci ora sulle tecnologie che hanno dimostrato valore”, ha detto il presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen. “I vaccini a mRNA sono un chiaro esempio”.

Bruxelles è in trattative con Pfizer/BioNTech per un accordo fino a 1,8 miliardi di dosi del suo vaccino nel 2022-2023.

Stando a quanto riferisce il FT, un funzionario della Commissione Ue ha detto che Bruxelles “ha accolto con favore l’impegno di Roma nella produzione dei vaccini” e che “era a conoscenza dei contatti tra le autorità italiane e le aziende produttrici”.

Le lotte sulle esportazioni dei vaccini e la crescente consapevolezza che potremmo doverci vaccinare ogni anno contro il Covid-19 hanno convinto i politici dell’importanza di aumentare la produzione interna dei sieri.

Vaccini, il piano del Governo Draghi

Il mese scorso Draghi ha detto che la capacità dell’UE di produrre i vaccini era importante quanto la spesa militare. “Si parla molto di autonomia strategica, spesso in riferimento alla difesa, alla sicurezza e al mercato unico, ma credo che la prima autonomia strategica oggi dovrebbe essere quella dei vaccini” ha detto il premier. Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha aggiunto che sia l’Italia che l’Ue hanno bisogno di garantirsi l’autosufficienza in termini di produzione dei vaccini contro il coronavirus. Al momento, però, la priorità del governo non sarebbero piani a lungo termine, ma bensì la fornitura di vaccini per quest’anno e il raggiungimento dei suoi obiettivi di vaccinazioni giornaliere.

Le fonti sentite dal quotidiano britannico hanno detto che i colloqui tra Novartis, ReiThera e il governo italiano, alla fase iniziale, potrebbero concludersi con un nulla di fatto. Inoltre non vi è alcun indizio che le dosi prodotte in Italia sarebbero state riservate all’Italia.

Nessun commento né dalle aziende produttrici citate né dal ministro della Salute.

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