Trump accusa Cina e UE di manipolazione di valuta e il dollaro soffre

Tramite due tweet Trump punta il dito contro Cina e UE, colpevoli secondo il Presidente di aver manipolato le loro rispettive valute, poi critica la Fed. Il dollaro ne risente

Trump accusa Cina e UE di manipolazione di valuta e il dollaro soffre

Trump accusa Cina, Ue e “altri Paesi” di manipolare le loro valute a scapito degli Stati Uniti, ottenendo come risposta del mercato l’immediata sofferenza del dollaro.
Tramite due tweet ravvicinati, il Presidente ha esposto le sue critiche nei confronti della politica monetaria globale e della sua stessa banca centrale; critiche in grado di rafforzare quasi subito euro, yuan e yen nei confronti del biglietto verde.

La mossa del tycoon USA segue le parole di ieri dirette alla Fed, che teorizzavano una minore competitività del Paese causata dagli aumenti dei tassi di interesse.
Nella sua intervista, Trump aveva parlato dell’attuale posizione degli Stati Uniti nel mercato dei cambi, notando che gli squilibri valutari stanno costando agli USA 150 miliardi di dollari per colpa dei Paesi UE.

L’attacco di Trump a UE e Cina e la stoccata alla Fed

Secondo il capo della Casa Bianca, Cina, Unione europea e altri hanno manipolato la loro valuta tenendo i tassi d’interesse più bassi, mentre gli Stati Uniti si impegnano ad alzare i tassi e il dollaro si rafforza sempre di più di giorno in giorno, annullando così il vantaggio competitivo.

Già in un report del Tesoro di inizio anno, dedicato alle valute a cui il dicastero guardava con maggiore attenzione, veniva sottolineata la preoccupazione per la mancanza di progressi da parte della Cina nel correggere lo squilibrio commerciale, e si esortava il Paese a predisporre uno spazio “più ampio ed equo” per i lavoratori e le imprese americane.

“Come sempre, non si gioca alla pari”,

ha tuonato Trump, aggiungendo pochi minuti dopo anche il suo chiaro disaccordo con la decisione della Fed di alzare i tassi:

“Non dovremmo essere penalizzati perché stiamo facendo bene. Un rialzo ora annulla tutto ciò che di buono è stato fatto. Agli Stati Uniti dovrebbe essere consentito di riprendersi le cifre perse a causa della manipolazione di valuta illegale e di pessimi accordi commerciali. Mentre ci apprestiamo a pagare i debiti alziamo i tassi, sul serio?”

Trump si è anche detto pronto a tassare tutti i prodotti esportati negli Stati Uniti da Pechino, per un valore complessivo che supera i 500 miliardi di dollari, provocando un rapido scivolone delle borse europee.

Ha ribadito che alla base dei dazi c’è l’obiettivo principale di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti con le importazioni cinesi.
Ma è certamente insolito - questo va specificato - che un Presidente americano si mostri apertamente critico con la politica monetaria della banca centrale.

In precedenza Trump, quasi a mo’ di premessa, aveva annunciato di non credere che i suoi commenti potessero in qualche modo compromettere l’indipendenza della Fed, e di non aver nessuna intenzione di interferire col suo lavoro.

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