Smart working rallenta la ripresa economica post-Covid

Riccardo Lozzi

3 Agosto 2021 - 15:44

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Lo smart working ha causato effetti negativi sull’economia mondiale durante la pandemia, in particolare per i trasporti e la ristorazione. Per questo rischia di rallentare la ripresa post-Covid.

Smart working rallenta la ripresa economica post-Covid

Lo smart working rischia di rallentare la ripresa economica. Questo è quanto emerge da un report realizzato da Goldman Sachs sull’impatto che il lavoro da remoto ha avuto negli Stati Uniti dallo scoppio della pandemia da Covid-19 a oggi.

Un ulteriore elemento di analisi che si aggiunge alle tante indagini e studi realizzati da parte degli economisti di tutto il mondo negli ultimi due anni sul fenomeno che ha coinvolto la maggioranza della forza lavoro a livello globale.

Inoltre, nell’ultimo periodo, sta diventando sempre più centrale nel dibattito pubblico la possibilità per le aziende di far tornare i dipendenti nel luogo di lavoro solamente dopo la vaccinazione.

Quello dello smart working è quindi uno dei temi più importanti nel campo dell’economia internazionale, il quale deve però essere affrontato considerandone sia i vantaggi - come gli effetti positivi che si sono registrati sull’ambiente - che gli svantaggi, ovvero le perdite economiche per quei servizi interessati dagli spostamenti dei lavoratori, come trasporti e ristorazione.

Lo smart working rischia di rallentare la ripresa economica

Secondo il documento pubblicato da Goldman Sachs, rispetto ai livelli pre-pandemici, solamente un terzo dei dipendenti è tornato a lavorare in presenza negli uffici, mentre la maggior parte di essi svolgono le loro mansioni dalla propria abitazione.

Una situazione che porta a dure conseguenze per i trasporti pubblici delle città americane che prima della comparsa del coronavirus generavano miliardi di dollari di profitti. Ad esempio, la città di New York poteva contare su un fatturato di circa 17 miliardi di dollari di entrate.

Attualmente, con meno della metà degli utenti (e dei biglietti venduti), lo stesso servizio pubblico della Grande Mela ha dovuto richiedere circa 4 miliardi di dollari di fondi governativi attraverso il Cares Act, e si prevede che non si tornerà ai numeri precedenti almeno fino al 2023.

Trasporti e ristorazione i settori più colpiti

L’altro settore fortemente colpito è quello della ristorazione, con bar, ristoranti e tavole calde che un tempo potevano contare quotidianamente su una clientela di lavoratori. Come rivelato dai vertici di Starbucks, l’ultimo trimestre ha portato a un aumento del giro di affari, andando a recuperare un numero di vendita del 90% rispetto ai livelli pre-pandemia.

Tuttavia, si tratta in questo caso di consumazioni isolate e non frequenti, le quali, permettendo anche una programmazione economica, rappresentano la voce più importante non solo di Starbucks, ma anche di esercizi più modesti che non possono contare sulle stesse capacità finanziarie della catena di caffè più conosciuta al mondo.

Uno scenario che mette in allarme anche i piccoli bar e ristoranti in Italia, soprattutto in relazione alle incognite sulle riaperture degli uffici pubblici e privati, oltre alla prospettiva che lo smart working non cesserà di esistere in maniera definitiva alla fine della pandemia, ma potrebbe restare un modello anche nel futuro.

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