Quota 100 è un fallimento? I dati che smentiscono Salvini

Non si fa che parlare di Quota 100, ma sulla base delle stime fatte lo scorso anno qual è invece la realtà dei fatti? Quante pensioni sono state liquidate con questa misura? Il ricambio con i giovani c’è stato? Salvini dice che i pensionati sono stati 300mila, ma è così? Facciamo chiarezza.

Quota 100 è un fallimento? I dati che smentiscono Salvini

Per Quota 100 quali erano le stime e qual è invece la realtà? Funziona il ricambio pensionati giovani? C’è il famoso turnover di cui tanto si parla nel pubblico come anche nel settore privato?

Cerchiamo di rispondere a questa domanda per confermare o sfatare un mito, quello di una Quota 100 che avrebbe portato a moltissime uscite e favorito l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. I dati e i commenti finora circolati su Quota 100 sembrano non confermare le stime dello scorso anno nonostante Matteo Salvini in una recentissima intervista a Radio 24 abbia fornito dei dati di cui si dice entusiasta, ma dei quali non ha fornito la fonte.

L’ex ministro dell’Interno fautore e convinto sostenitore della sua misura di pensione anticipata parla di 300mila persone che hanno optato per il pensionamento, 70mila nel pubblico impiego. 100mila giovani secondo Salvini, che parla a due giorni dal voto del Senato che ha deciso di mandarlo a processo per il caso della nave Gregoretti, hanno trovato lavoro grazie al turnover favorito da Quota 100.

Vediamo allora qual è la realtà di Quota 100 in rapporto alle stime risalenti a quando un anno fa la misura è stata introdotta con il Decretone 4/2019. Cerchiamo di capire se il ricambio per le giovani generazioni funziona davvero o se sia ancora una chimera.

Quota 100: le stime del 2019

Per parlare di Quota 100 e delle stime che sfidano a oggi la realtà dei fatti che indicano un turnover comunque lento dobbiamo partire da lontano, dal marzo 2019 quando la misura di pensione anticipata si affacciava trionfante sulla scena del sistema previdenziale italiano.

In particolare a marzo 2019 si stimavano quasi 300mila domande per l’intero anno, (le domande per Quota 100 sono partite già dal febbraio).

La Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro a marzo dello scorso anno stimava che grazie a Quota 100 100mila giovani avrebbero trovato lavoro basandosi sul tasso di sostituzione con i lavoratori che si riteneva sarebbero andati in pensione con Quota 100.

Erano state ipotizzate 314mila uscite con Quota 100 (dati Ufficio Parlamentare di Bilancio) nel corso dell’anno arrivando così a 116.180 assunzioni con l’applicazione di un tasso di sostituzione del 37%: 1 nuovo giovane assunto ogni 3 pensionati.

Il dato delle stime è stato poi ridimensionato a 200mila nel corso dell’anno. Inoltre la Fondazione, confermando anche le previsioni dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, aveva ipotizzato un tasso di sostituzione tra pensionati e giovani così ripartito:

  • 20% per i lavoratori autonomi;
  • 10% per i dipendenti pubblici;
  • 60% per il settore privato.

L’Ufficio aveva così previsto che nel 2019 sarebbero andati in pensione 63mila autonomi, 94mila dipendenti del settore pubblico e 157mila lavoratori del settore privato.

I dati si basavano sulla percentuale storica del turnover tra nuove entrate a tempo indeterminato (anche con apprendistati) e pensionamenti.

Dall’analisi ne veniva fuori che le assunzioni sarebbero state:

  • 9mila tra gli autonomi;
  • 12mila nel settore pubblico;
  • 94mila nel settore privato.

Nonostante le stime nel corso dell’anno 2019 le domande per Quota 100 sono state meno del previsto.

Le domande per Quota 100: la realtà

Passando dalle stime alla realtà partiamo dalle domande presentate per Quota 100, sulla base dei dati INPS, che si sono registrate a partire da febbraio 2019.

Ricordiamo che Quota 100 permette a oggi di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi e che dal raggiungimento dei requisiti alla decorrenza della pensione è prevista una finestra di uscita di 3 mesi per il settore privato e di 6 mesi per i dipendenti del settore pubblico.

Le domande per Quota nello specifico sono state:

  • a febbraio 2019 le domande presentate sono state 77mila;
  • a marzo 2019 le domande presentate sono state circa 33mila;
  • ad aprile 2019 le domande presentate sono state circa 18mila;
  • a maggio invece le domande presentate sono state circa 15mila;
  • nei mesi estivi di giugno, luglio e agosto 2019 le domande in totale sono state 34mila.

Al 6 settembre 2019 le domande per Quota 100 erano arrivate alla cifra di circa 176mila, dimostrando un calo e un sottodimensionamento rispetto alle stime iniziali. A settembre già si notava il rallentamento rispetto alle stime confermato poi con i dati di novembre.

Con i dati di settembre si andava a stimare che la maggior parte delle domande di pensione con Quota 100 restavano quelle dei dipendenti del settore privato. Nonostante le aspettative le domande per Quota 100 a novembre 2019 sono state 197mila fino ad arrivare ai dati deludenti, sempre rispetto a quanto previsto un anno fa, di gennaio 2020, annunciati dal presidente INPS Pasquale Tridico.

Tridico a gennaio 2020 in un’audizione nella Commissione parlamentare sugli enti previdenziali, proprio nelle settimane in cui si parla di riforma delle pensioni e superamento di Quota 100 che è prevista a oggi fino alla chiusura della sua fase sperimentale a fine 2021, ha fornito i dati ufficiali di Quota 100.

Tridico ha annunciato che all’effettivo nel 2019 sono state liquidate 150mila pensioni con Quota 100 e rispetto alla prima stima di 314mila uscite anticipate scese poi a 290mila, quelle effettivamente avvenute sono state la metà.

Per quest’anno se ne stimano 327mila e 356mila nel 2021, ma se il trend dovesse essere quello dello scorso anno chi ha fatto queste previsioni potrebbe restare nuovamente deluso.

Sempre secondo i dati forniti dal presidente INPS poco meno di un mese fa le pensioni anticipate liquidate con Quota 100 per settori sono così ripartite:

  • 74mila nel settore privato;
  • 42mila nel settore pubblico;
  • 33mila quelle dei lavoratori autonomi;

Se confrontiamo questi dati stimati sopra riportati vediamo come le pensioni anticipate siano state effettivamente meno anche ripartite per settore. Nella PA rispetto alle quasi 100mila preventivate le domande sono state poco meno della metà, anche se, come rivelano i dati di Tridico, il successo maggiore della misura si è avuto proprio nel settore pubblico rispetto al privato a parità di dipendenti se si considera che nel primo sono 15milioni rispetto ai poco più dei 3milioni del secondo.

Infatti il presidente INPS ha sottolineato come nel corso del 2019 siano triplicati i pensionamenti anticipati tra i dipendenti pubblici. Allo stesso tempo ha messo in evidenza come ben il 30% delle domande di Quota 100 siano arrivate da lavoratori in cassa integrazione o in mobilità a dimostrazione che la misura è stata utilizzata da questa fetta di lavoratori in difficoltà come ammortizzatore sociale.

Il ricambio con i giovani che arranca

E dopo aver sciorinato tutti questi dati sulle domande di Quota 100, stime e realtà dei fatti, vediamo qual è stato il ricambio generazionale. La Fondazione studi Consulenti del Lavoro come abbiamo anticipato aveva stimato un tasso di sostituzione pensioni Quota 100-giovani del 37% quindi di un’entrata ogni 3 uscite.

Con i dati e le stime poi al 3° trimestre del 2019 sempre i Consulenti del Lavoro hanno riportato un tasso superiore vale a dire al 42% quindi 4 giovani in entrata ogni 10 pensionati in uscita.

Questi nuovi ingressi sembra siano anche favoriti dal contratto di apprendistato che risulta più conveniente per le aziende, specie qualora assumano giovani under 29.

A oggi i dati che abbiamo a disposizione ci dicono che il ricambio è di 1 lavoratore su 10 e bisognerà attendere nuovi dati, anche sul tasso di sostituzione del quale al momento non abbiamo aggiornamenti.

Sempre in merito al ricambio generazionale possiamo affermare che a metà dello scorso anno oltre a fornire il tasso di sostituzione l’Osservatorio della Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro aveva anche indagato i settori in cui il ricambio generazionale sarebbe stato più marcato rispetto ad altri. In particolare nel rapporto si leggeva che:

"La sostituibilità tra pensionati e giovani alla prima esperienza lavorativa è strettamente correlata alla professione e al settore economico. Non necessariamente, quindi, politiche di pensionamento anticipato si traducono in maggiori possibilità di occupazione giovanile, specie in un mercato del lavoro rigido e poco flessibile come quello italiano”.

I dati forniti dallo studio riportano un maggiore turnover per i lavori poco qualificati, mentre una più difficile sostituzione si rileva per le professioni che richiedono maggiori qualifiche.

Secondo il rapporto è nel terziario che si registra il maggior ricambio generazionale, mentre solo una parte dei posti di chi va in pensione viene occupata da giovani nella categoria dei legislatori, imprenditori, in reparti dirigenziali, ma anche tra le posizioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione o anche tra gli impiegati.

In generale sulla base dei dati degli anni precedenti si vede come i settori di hotel e ristoranti richiedano il maggior ricambio generazionale, a seguire il commercio. Questo invece risulta basso nella pubblica amministrazione, difesa e nell’istruzione.

Inoltre sempre dal rapporto si nota come anche il grado di istruzione di chi va in pensione sia più basso rispetto ai giovani alla prima esperienza lavorativa. Per quanto riguarda la PA lo sblocco del Turnover favorito dal DL Concretezza e i nuovi concorsi pubblici dovrebbero portare a un ricambio sostanzioso, ma ancora lontano. Intanto Salvini possiamo dire che non sia molto aggiornato, nell’intervista infatti ha affermato:

«Sono più di 300mila le persone che a febbraio hanno optato per Quota 100. 70mila nel pubblico impiego e 100mila sono stati i nuovi ingressi. Nel pubblico impiego copertura del turnover 100%. [...] All’anno solare faremo la conta rispetto alle stime.»

I dati di Tridico che abbiamo su visto però in merito alle pensioni liquidate con Quota 100 ci dimostrano che in realtà sono state la metà di quelle stimate, solo 150mila e i nuovi ingressi possiamo assolutamente dire che non possono essere stati in rapporto 100mila. La dimostrazione è che Salvini è fermo alle stime di marzo 2019.

Se vogliamo leggere questi dati sulla base dei presupposti per i quali Quota 100 è stata creata, se non possiamo dire che il ricambio con i giovani non funziona, possiamo certo affermare che arranca.

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