Pil Germania e non solo: per i mercati sarà un San Valentino all’insegna delle brutte sorprese?

Gli operatori dei mercati finanziari attendono con ansia i numeri del Pil teutonico relativamente al quarto trimestre 2018. Dopodomani si saprà se, nella seconda metà del 2018, anche la Germania è scivolata in una recessione “tecnica”. Tuttavia la questione del Pil potrebbe essere solo l’ultimo dei problemi, vediamo perché

Pil Germania e non solo: per i mercati sarà un San Valentino all'insegna delle brutte sorprese?

Il 14 febbraio sono attesi i numeri del prodotto interno lordo della Germania relativi all’ultimo trimestre 2018, giusto in tempo per San Valentino. Giovedì si saprà quindi se, nella seconda metà dell’anno passato, l’economia tedesca è scivolata in una recessione “tecnica”.

Per recessione tecnica si intende quando si registrano due trimestri consecutivi di crescita negativa. Questa definizione, tuttavia, appare troppo superficiale. Seguendo alla lettera questa definizione un calo del Pil dello 0,1% per due trimestri consecutivi sarebbe interpretato come recessione, mentre un calo cinque volte maggiore in un solo trimestre, seguito da una crescita zero nel trimestre successivo, non sarebbe considerata recessione.

“Le recessioni segnano semplicemente i periodi in cui le risorse sono sottoutilizzate. Questo non sembra essere il caso in Germania”, spiega Ulrich Willeitner, Senior Portfolio Manager di DWS Obbligazionario Europa.

Nel terzo trimestre, ha sofferto in particolare il settore automobilistico, ma dall’inizio del quarto trimestre, gli ordini sono aumentati nuovamente. Questo significa una ripresa della produzione all’inizio del 2019. Tuttavia, a dicembre, la produzione nel settore delle costruzioni è crollato del 4%, il che potrebbe trascinare il quarto trimestre in rosso.

“Anche se abbiamo molte cose di cui preoccuparci, non crediamo che il comparto delle costruzioni in Germania sia una di queste”, afferma l’esperto di DWS.

Secondo l’esperto a preoccupare sono i rendimenti in calo sui titoli di Stato tedeschi, nonostante da quest’anno la BCE abbia terminato i suoi acquisti di titoli nell’ambito del Purchasing program. Ciò vale sia per i rendimenti nominali dei titoli di stato tedeschi sia per i rendimenti sui titoli di stato a più lunga scadenza indicizzati all’inflazione.

“Anche la differenza tra i rendimenti reali e quelli nominali è diminuita e nelle scadenze a dieci anni ha toccato un minimo negli ultimi due anni. Tutti questi sono quasi segni di dinamismo economico”, spiega Willeitner.

Altri segnali di debolezza nell’Eurozona sono poi evidenziati dal calo dell’indice IFO, delle vendite al dettaglio tedesche nel mese di dicembre 2018 e dalla debolezza dei PMI di Francia e Italia. Indicazioni negative che si uniscono alla questione Brexit e alle tensioni tra Usa e Cina.

«Se le prospettive di crescita si deteriorano in modo significativo, non si può escludere che la BCE riprenda il suo programma di acquisto di obbligazioni, il che farebbe aumentare ulteriormente i prezzi di tutte le obbligazioni, compresi i Bund, e diminuire ulteriormente i rendimenti», conclude Ulrich Willeitner, Senior Portfolio Manager di DWS Obbligazionario Europa.

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