Perché la Valle D’Aosta è la regione più contagiata d’Italia

La più piccola e meno popolosa delle regioni italiane registra il più alto numero di contagi. Ecco perché la Valle D’Aosta è la regione più colpita dal coronavirus in questa seconda ondata.

Perché la Valle D'Aosta è la regione più contagiata d'Italia

È la Valle D’Aosta la regione con più casi Covid-19 in Italia per numero di abitanti. Non la Lombardia, non il Piemonte, non la Campania, ma la regione italiana più piccola e meno densamente popolata.

Stando ai dati, la Valle D’Aosta ha quasi 600 positivi su 100.000 abitanti. Al secondo posto la Provincia di Bolzano, con 348 casi su 100mila residenti.

Ma non è finita qui, perché la piccola regione montuosa nel nordovest del Paese è anche quella con più casi positivi in rapporto alle persone tamponate, numero di ricoveri e di decessi negli ultimi sette giorni.

Secondo l’ultimo monitoraggio settimanale ISS-Ministero della Salute, inoltre, la Valle D’Aosta è la regione con l’indice di trasmissibilità (Rt) peggiore d’Italia: pari a 1.53, superiore alla media nazionale di 1.17.

Il bollettino

Stando all’ultimo bollettino diramato dalla Regione il 27 ottobre, il numero di casi Covid-19 in Valle D’Aosta è salito a 1376; 156 i decessi e 106 persone ricoverate, di cui 7 in terapia intensiva. Nelle ultime 24 ore sono stati scoperti 57 nuovi casi a fronte di 110 tamponi effettuati: in pratica circa 1 persona su 2 è positiva.

Perché la regione più contagiata d’Italia è la Valle D’Aosta?

Il numero di contagi in Valle D’Aosta ha ricominciato a salire in modo significativo verso fine settembre, con la scoperta di focolai sviluppati in occasione di feste e assembramenti. L’impennata dei casi ha portato le autorità a decretare zone rosse i 3 comuni di Saint-Denis, Chambave e Verrayes, dove l’indice Rt pari a 2 ha fatto scattare l’allarme.

Il primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Parini di Aosta ha spiegato che l’età media dei ricoveri si è abbassata. “Il contagio avviene soprattutto tra le mura domestiche, la maggior parte degli ospedalizzati ha tra i 40 e 50 anni. Molti ricoverati hanno casi positivi in casa. Ho notato questa diffusione, ad esempio a partire da nipoti che sono stati a feste: nelle loro famiglie c’è stata una diffusione a macchia d’olio del virus. È questa la dinamica adesso”, ha detto.

A pesare sulla situazione in Valle D’Aosta, probabilmente la vicinanza con la Francia dove nel weekend si sono registrati più di 50.000 nuovi casi (anche se si teme che possano essere in realtà il doppio) e dove si preannunciano nuovi provvedimenti restrittivi per far fronte a una situazione sempre più critica.

Nonostante l’Europa sia nella morsa della seconda ondata, infatti, le frontiere sono rimaste aperte. Per chi fa ingresso in Italia dalla Francia (ma anche da Belgio, Regno Unito, Olanda, Repubblica Ceca e Spagna) è obbligatorio il tampone negativo. La regola, però, non si applica a chi viene in Italia per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza e non vi resta per più di 120 ore; al personale sanitario che arriva per esercitare la sua professione (anche temporaneamente), e ai lavoratori transfrontalieri e agli studenti per la frequenza di un corso di studi in uno Stato diverso da quello di residenza, abitazione o dimora, nel quale ritornano ogni giorno almeno una volta a settimana.

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