L’Italia è al sicuro dagli attacchi aerei dopo le operazioni militari di USA e Israele contro l’Iran? La risposta del Generale dell’Aeronautica Landi.
L’Italia è al sicuro oggi? Quanto siamo esposti agli attacchi aerei? È pericoloso volare alla luce delle operazioni militari delle forze statunitensi e israeliane contro l’Iran?
Lo abbiamo chiesto al Generale dell’Aeronautica Militare Carlo Landi, prima comandante del Reparto Sperimentale Volo, del Centro Sperimentale dell’Aeronautica Militare poi, e che di recente si è occupato diffusamente di problematiche legate alla sicurezza del volo.
Il Generale Landi specifica anzitutto che quello che in italiano definiamo genericamente sicurezza in inglese viene espresso con due termini diversi: safety e security. La safety riguarda la protezione da incidenti accidentali e involontari causati da imprevisti, errori o cause naturali. La security si interessa invece della protezione da atti dolosi, intenzionali o criminali quali attentati e sabotaggi, azioni terroristiche.
E, dopo quanto accaduto, aumentano certamente i rischi per tutti i voli civili nel mondo sia per quanto concerne la safety che la security. Infatti, lo stato di guerra in tutta l’area costringe le compagnie aeree a modificare radicalmente molte delle loro rotte e dei loro scali. Si parla per la sola giornata di sabato di 5.000 voli cancellati o dirottati.
La sicurezza dei voli dopo l’attacco in Iran
“Migliaia di passeggeri sono stati lasciati a terra e, in molti casi, velivoli già in volo hanno dovuto essere reindirizzati verso diversi aeroporti. Si pensi alla difficoltà di gestire il rifornimento di carburante di tutti questi velivoli e all’accoglienza di centinaia di passeggeri in aeroporti non preparati”, racconta il Generale Landi:
Tutta questa situazione rischia di generare incertezza e richiede un’attenzione ancora maggiore da parte di tutti gli operatori, sia quelli in volo, piloti e assistenti, sia quelli di terra, che preparano e controllano i velivoli.
Il risultato? Secondo il Generale, “si potrebbero generare situazioni in cui vengono cambiate repentinamente procedure in atto da diverso tempo e questo potrebbe generare negli operatori incertezze e indurre in errore. Così pure il ridotto tempo di reazione che impedisce supervisioni accurate”.
Va comunque detto che il sistema del trasporto aereo mondiale agisce con rigidi criteri di sicurezza e verifiche e pertanto in condizioni normali può reagire positivamente anche ad operazioni in condizioni di stress come quella che stiamo vivendo, specifica il Generale.
L’Italia è a rischio?
Il Generale Landi non fa giri di parole:
C’è il rischio, come già avvenuto in molti altri casi, che il mezzo aereo venga utilizzato da organizzazioni terroristiche vicine all’Iran, i cosiddetti proxy, per attività di ritorsione contro le azioni militari di USA ed Israele.
Anche in questo settore “la vigilanza deve essere altissima”, aggiunge il Generale, che ci spiega come molti esperti statunitensi e inglesi abbiano già indicato che sono stati registrati incrementi delle comunicazioni tra le varie articolazioni di queste organizzazioni criminali e che questo è un segnale esplicito di attività terroristiche in preparazione.
La minaccia più elevata è costituita dalle cosiddette «cellule dormienti», piccoli gruppi di individui che conducono una vita ordinaria fino a quando non ricevono un ordine esecutivo, di solito di poche parole, inviato in maniera totalmente avulsa da altri contesti e quindi impossibile da intercettare o fermare. A quell’ordine scatta un’attività terroristica condotta senza comunicazioni e quindi particolarmente difficile da prevenire.
Gli apparati di intelligence di tutte le nazioni occidentali sono preparati a gestire queste minacce, ricorda il Generale, ma per sua natura il trasporto aereo mette in collegamento ambiti diversi, da qui un incremento dei rischi. In pratica, i terroristi possono sfruttare zone e nazioni con minori capacità di prevenzione per portare l’attacco anche verso nazioni più protette.
Ritengo che l’Italia svolga da decenni attività estremamente intense e mirate per proteggere i voli che partono dai nostri aeroporti, quelli che arrivano e anche quelli in transito.
Si tratta di operazioni e analisi che sono svolte quotidianamente e delle quali non possiamo essere informati proprio per la loro riservatezza, ma non di meno dimostrano la propria efficacia i momenti di crisi come questo.
specifica il Generale Landi, che conclude:
La conoscenza dell’avversario è elemento fondamentale in ogni tipo di conflitto e in questo caso i nostri apparati hanno dimostrato in altre occasioni di saper ben gestire i rischi generati da conflitti come quello attuale.
Nessuno può sperare o dichiarare che siamo al di fuori di ogni tipo di rischio, ma i rischi sono controllati e gestiti nel modo migliore da organizzazioni diverse che interagiscono in maniera intelligente e continua tra di loro ed hanno a disposizione mezzi estremamente avanzati per poter intervenire con prontezza.
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