Il Generale dell’Aeronautica Carlo Landi spiega le ragioni dietro l’errore del Kuwait nell’abbattimento di tre F-15E Strike Eagle statunitensi.
Sui social e sulla stampa internazionale si è diffusa la notizia secondo cui, poche ore fa, le difese aeree del Kuwait hanno abbattuto per errore tre caccia F ‐15 statunitensi durante l’apice degli attacchi su larga scala dell’Iran nella regione.
I funzionari del Kuwait hanno riferito che i jet sono stati erroneamente identificati come «obiettivi ostili» mentre le forze kuwaitiane erano in massima allerta per missili e droni in arrivo dall’Iran, il che ha portato al lancio di missili antiaerei che hanno abbattuto i tre aerei probabilmente in rientro da una missione sull’Iran. Sembra che i sei membri degli equipaggi statunitensi abbiano potuto usare i seggiolini eiettabili e siano stati recuperati. Entrambi i Paesi hanno aperto un’indagine congiunta sulle ragioni di un errore così letale.
In proposito Money.it ha chiesto al Generale dell’Aeronautica Militare Carlo Landi, esperto di sicurezza volo e già comandante del centro sperimentale dell’Aeronautica Militare, cosa possa aver causato questo evento.
L’abbattimento di velivoli militari da parte di forze contraeree della stessa nazione o alleate è definito «fuoco amico», un termine che comprende anche gli errori di forze di terra o di mare che agiscono contro proprie unità.
Usualmente, il fuoco amico è causato da errori umani o errori di coordinamento e comunicazione. In questo caso particolare siamo di fronte all’abbattimento non di un velivolo ma di ben tre aerei da combattimento. “Una situazione più unica che rara, a memoria non mi sembra di ricordare altri eventi del genere che abbiano interessato più di un velivolo raramente due mai tre”, sottolinea il Generale Landi.
Come sempre, a poche ore dall’evento le notizie sono frammentarie e in certi casi discordanti ma i video e le foto ci aiutano a definire alcuni elementi tecnici fondamentali. La sola esistenza di video e foto dimostra che l’abbattimento è avvenuto in zone piuttosto vicine a centri abitati o addirittura all’aeroporto dove i velivoli erano diretti, mette in evidenza il Generale, che aggiunge:
Si può ipotizzare si sia trattato di un fuoco a distanze relativamente brevi tra i cinque e i 20 chilometri. Il fatto che tre velivoli siano stati abbattuti può indicare che da terra sia partita una salva di missili. In effetti la dottrina dell’impiego delle armi missilistiche antiaeree prevede il lancio di due missili a brevissima distanza per massimizzare le possibilità di abbattimento.
“È possibile che i velivoli viaggiassero in una formazione piuttosto larga, 30-40-50 metri uno dall’altro e che quindi anche solo due missili abbiano potuto provocare l’abbattimento dei tre velivoli”, ci racconta il Generale.
Particolare interessante: sperando che la notizia sia confermata, tutti gli equipaggi sono sopravvissuti lanciandosi con il seggiolino eiettabile. Elemento che dimostra come non vi sia stato un impatto diretto del missile sui velivoli, ma che piuttosto siano state colpite parti fondamentali per il volo, come le superfici di controllo o le semiali o un motore, analizza il Generale Landi.
Perché è stata attivata la sequenza di lancio
Sui motivi per cui è stata attivata la sequenza di lancio è difficile speculare. “La causa più probabile potrebbe essere una mancanza di coordinamento e una carenza di comunicazione che ha portato a degli errori nei tre elementi che di solito garantiscono ai velivoli amici di non essere attaccati dalle proprie batterie missilistiche”, risponde il Generale.
La dottrina di impiego di questi sistemi d’arma, infatti, prevede che per consentire il rientro dei propri velivoli questi debbano avere informazioni che riguardano tre elementi vitali: i codici da inserire nel sistema elettronico di riconoscimento IFF, una quota e una velocità da mantenere. Questi due ultimi parametri, spiega il Generale, servono a evitare che errori nel codice di identificazione possano portare a scenari imprevisti oppure che qualcuno, impossessatosi dei codici, possa utilizzarli in maniera malevola.
Difficile supporre che, anche in presenza di stress e tre equipaggi di volo diversi, si sia potuto commettere questo tipo di errori. Più probabile invece che si sia trattato di un errore di comunicazione o trascrizione nella trasmissione dei dati da un comando all’altro,
sottolinea Landi, che aggiunge:
Un ruolo fondamentale nella genesi dell’errore è stato l’alto livello di stress degli equipaggi dei sistemi missilistici antiaerei in azione che certamente erano focalizzati sull’evitare in qualsiasi modo che droni e missili balistici provenienti dall’Iran potessero raggiungere i bersagli della propria nazione. Alti livelli di stress o periodo di servizio troppo prolungati inducono anche gli equipaggi più esperti ad errori madornali, come avvenuto oggi.
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