Cosa succede ora che Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran

Alessandro Nuzzo

28 Febbraio 2026 - 10:36

L’Iran è sotto attacco da qualche ora colpita dai missili americani e israeliani. Un attacco congiunto per distruggere le mire atomiche di Teheran.

Cosa succede ora che Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran

L’imminente attacco era nell’aria da qualche settimana e lo si intuiva dai movimenti che gli Stati Uniti stavano effettuando al largo delle coste iraniane. Gli USA avevano dispiegato una quantità di forze militari tale da consentire un intervento di lunga durata. Washington sapeva inoltre di poter contare sull’appoggio di Israele, concorde sulla necessità di impedire all’Iran di arricchire l’uranio e di sviluppare testate nucleari potenzialmente in grado di raggiungere non solo gli Stati Uniti, ma anche altri Paesi alleati.

Trump aveva inizialmente tentato la via diplomatica, cercando un accordo attraverso i negoziati. Tuttavia, l’impossibilità di trovare un’intesa avrebbe spinto il presidente americano a optare per l’uso della forza. Secondo quanto emerso, Teheran si era detta disponibile a non accumulare ulteriori scorte di uranio arricchito, una concessione che avrebbe potuto ridimensionare il nodo più delicato del confronto sul nucleare. La leadership iraniana, però, avrebbe respinto le altre richieste avanzate da Washington: l’abbandono totale dell’arricchimento, la limitazione della portata dei missili balistici e l’interruzione del sostegno agli alleati regionali, tra cui Hamas, Hezbollah e gli Houthi.

Così, mentre in Italia era ancora l’alba, Stati Uniti e Israele hanno avviato attacchi contro obiettivi militari e strategici in territorio iraniano. Decine di esplosioni sarebbero state udite in varie zone del Paese, anche nei pressi della residenza della Guida Suprema Ali Khamenei, che sarebbe stato trasferito in un luogo sicuro. Anche il presidente Masoud Pezeshkian risulterebbe al sicuro.

La motivazione dichiarata è impedire a Teheran di costruire armi atomiche che potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza internazionale. Tuttavia, sullo sfondo emerge anche l’ipotesi di un tentativo di destabilizzare il regime guidato da Khamenei, al potere da quasi 37 anni. Secondo alcuni osservatori, l’obiettivo reale potrebbe essere proprio quello di indebolire uno degli ultimi regimi repressivi del Medio Oriente, responsabile negli ultimi mesi di una dura repressione interna contro ogni forma di dissenso.

L’Iran ha già annunciato che risponderà con fermezza e avrebbe già lanciato missili verso alcune basi statunitensi in Bahrain. La promessa di Teheran è quella di un contrattacco duro e lo stesso Trump ha ammesso che non si può escludere la possibilità di perdite tra i soldati americani coinvolti nell’operazione.

Cosa accadrà ora in Iran

Resta ancora incertezza su ciò che potrà accadere, ma alcune ipotesi sono possibili. È probabile che non si tratti di una guerra prolungata: questo, almeno, non sembrerebbe essere l’obiettivo di Trump. Piuttosto, potrebbe configurarsi come una dimostrazione di forza mirata a distruggere basi militari e centri di arricchimento dell’uranio, soprattutto attraverso raid aerei e l’impiego di droni. Anche Israele starebbe seguendo la stessa strategia.

L’Iran potrebbe così vedere compromesso il proprio programma nucleare, ma difficilmente resterà a guardare. È una delle principali potenze militari del Medio Oriente e figura tra i primi venti eserciti più forti al mondo, quindi dispone teoricamente della capacità di reagire. Resta però da capire se un’escalation su larga scala gli converrebbe davvero. Un allargamento del conflitto appare, al momento, improbabile. L’Europa ha già chiarito che la questione riguarda direttamente Stati Uniti, Israele e Iran, senza intenzione di intervenire. Quanto ai possibili alleati di Teheran, l’unico Paese che potrebbe offrire un supporto concreto è la Corea del Nord, con cui esistono precedenti collaborazioni nel settore missilistico. Anche in questo caso, tuttavia, un coinvolgimento diretto appare poco probabile.

Sulla questione del regime iraniano, difficile possa essere spodestato con la forza come fatto ad esempio in Venezuela. È necessario un colpo dall’interno, dovrà essere il popolo a ribellarsi.

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