Guerra Iran, cosa deve fare l’Italia? Il sondaggio di Money.it

Giulia Sami

5 Marzo 2026 - 15:37

Nella guerra USA-Iran, quale dovrebbe essere il ruolo dell’Italia? Di’ la tua nel sondaggio di Money.it.

Guerra Iran, cosa deve fare l’Italia? Il sondaggio di Money.it

In un momento geopolitico conflittuale come quello che stiamo vivendo, in cui si parla di una possibile Terza Guerra Mondiale, tutti si chiedono quale sarà - o quale debba essere - il ruolo dell’Italia nel conflitto.

Anche se l’Italia non è direttamente coinvolta negli scontri in Iran, la presenza di basi militari strategiche sul territorio nazionale e i legami con alleati come Stati Uniti e NATO pongono il nostro Paese in una posizione rilevante nello scenario geopolitico. Le decisioni italiane influenzerebbero la sicurezza nazionale e i rapporti con gli alleati, oltre al futuro dell’economia e della nostra diplomazia nel contesto internazionale, con possibili ripercussioni sul Mediterraneo e sui mercati globali.

Secondo te, come dovrebbe muoversi l’Italia? Partecipa al sondaggio di Money.it selezionando una o più risposte.

Guerra Iran, cosa deve fare l’Italia?

Puoi selezionare più di una risposta

Il presente sondaggio ha finalità esclusivamente informative e di coinvolgimento dei lettori. I risultati non hanno valore statistico o scientifico, in quanto il campione dei partecipanti non è controllato né selezionato secondo criteri metodologici rappresentativi della popolazione.

Guerra Iran, cosa deve fare l’Italia?

Come riportato tra le risposte al sondaggio di Money.it, al momento gli scenari aperti per l’Italia sostanzialmente:

Mettere a disposizione le basi militari USA in Italia
L’Italia ospita basi strategiche statunitensi come Sigonella, Aviano e la stazione Muos di Niscemi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto su X che “l’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle USA, avviene in aderenza ad accordi quali il NATO SOFA del 1951”.
Dal punto di vista politico, comporta comunque un allineamento con la strategia militare statunitense, che potrebbe avere ripercussioni diplomatiche nei rapporti con l’Iran e altri Paesi del Medio Oriente.

Aspettare la decisione dell’Europa
Una linea di prudenza implica che l’Italia segua le decisioni collettive dell’Unione Europea. Bruxelles privilegia la diplomazia, con una preferenza ad evitare escalation militari che possano destabilizzare la regione. Questo approccio consente all’Italia di mantenere una posizione neutrale temporanea, proteggendo interessi economici e politici, pur restando allineata ai partner europei in caso di evoluzione della crisi.

Entrare in guerra a fianco degli USA
Un coinvolgimento diretto dell’Italia nel conflitto significherebbe schierare truppe e risorse militari al fianco degli Stati Uniti.
L’impatto su sicurezza interna, economia e opinione pubblica sarebbe rilevante, l’opzione più rischiosa in termini strategici e diplomatici.

Dare sostegno in caso di intervento della NATO
In questo scenario, l’Italia parteciperebbe solo se la NATO decidesse un’azione collettiva. Così il coinvolgimento italiano sarebbe giustificato dalle norme dell’Alleanza e dalla difesa collettiva (in conformità all’articolo 5 del trattato NATO), riducendo il rischio di agire unilateralmente. L’Italia potrebbe quindi contribuire senza entrare in un conflitto diretto a titolo indipendente.

Non entrare in guerra in nessun caso

Questa posizione di neutralità totale punta a evitare qualsiasi coinvolgimento diretto o indiretto.
L’Italia potrebbe mantenere il proprio ruolo diplomatico, promuovendo la mediazione internazionale e cercando di minimizzare le conseguenze economiche e umanitarie del conflitto.

La posizione dell’Italia oggi

L’Italia, in merito al suo posizionamento sulla guerra USA-Iran, si è allineata alle direttive dell’Unione Europea, stando alle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’orientamento di Bruxelles è quello di mantenere una linea diplomatica. Da un lato condanna le attività destabilizzanti attribuite all’Iran - “ciò che non sosteniamo è il regime oppressivo che ha ucciso persone in Iran ed è contro qualsiasi legge”, ha detto la portavoce della Commissione UE Paula Pinho - e dall’altro vi è il tentativo di mantenere aperti canali di dialogo per evitare un’escalation del conflitto.

L’UE ha più volte sottolineato come una guerra nella regione potrebbe avere conseguenze dirette anche per l’Europa, sia in termini di sicurezza sia sul fronte dell’approvvigionamento energetico e della stabilità dei mercati. Per questo diversi Paesi europei spingono per una soluzione diplomatica e per il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali.

Nonostante ciò, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta preoccupata per le possibili ripercussioni sull’Italia in occasione di un’intervista radio ai microfoni di Rtl 102.5:

“In generale io sono preoccupata intanto da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale, degli organismi multilaterali che sta generando, lo vediamo, un mondo sempre più governato dal caos”.

Ha inoltre affermato a che non siamo in guerra e non intendiamo entrarci. In merito agli aiuti ai Paesi del Golfo, la presidente ha specificato:

“L’Italia come il Regno Unito, come la Francia, come la Germania intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo. Parliamo chiaramente di difesa, e particolarmente di difesa aerea, non solo perché sono nazioni amiche, ma soprattutto perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani e ci sono circa duemila militari italiani che noi vogliamo e dobbiamo proteggere. Tra l’altro, il Golfo è anche vitale per l’appropriamento energetico dell’Italia e dell’Europa”.

Va infine ricordato che la partecipazione dell’Italia a un conflitto armato è regolata anche dalla Costituzione. In particolare l’articolo 11 stabilisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, consentendo però la partecipazione a missioni internazionali finalizzate alla pace e alla sicurezza collettiva. Questo significa che eventuali decisioni interventiste a livello militare dovrebbero passare attraverso il Parlamento e inserirsi nel quadro delle alleanze internazionali del Paese.

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