Perché l’Iran ha attaccato l’Italia (e perché può succedere di nuovo)

Simone Micocci

12 Marzo 2026 - 11:00

Attacco con drone iraniano contro la base italiana di Erbil nella notte del 12 marzo: nessun ferito. Ecco perché è successo e perché il rischio di nuovi episodi non è escluso.

Perché l’Iran ha attaccato l’Italia (e perché può succedere di nuovo)

È successo: l’Iran ha attaccato l’Italia. Nella notte del 12 marzo, infatti, un drone iraniano ha colpito la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, al confine tra Siria, Iran e Turchia.

A riferirlo è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, spiegando che non vi sono vittime e di aver informato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, restando in contatto con il comandante della base e con il capo di Stato maggiore della Difesa. Nella struttura sono presenti circa 300 soldati italiani, impegnati nell’addestramento delle forze di sicurezza curde, ma fortunatamente nessuno è rimasto ferito.

Le rassicurazioni del ministro della Difesa non bastano però a tranquillizzare chi teme un possibile coinvolgimento diretto dell’Italia nella guerra tra Stati Uniti e Iran, nonostante il presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia già ribadito che l’intenzione del nostro Paese non è quella di entrare in guerra.

Ma per quale motivo, pur non essendoci un coinvolgimento diretto dell’Italia, l’Iran ha colpito una base italiana? Facciamo chiarezza sulle cause e spieghiamo perché, soprattutto, un attacco simile potrebbe anche ricapitare.

Perché l’Iran ha colpito l’Italia

Al momento non è ancora chiaro per quale ragione l’Iran abbia colpito proprio l’Italia, mentre è più evidente come si inserisca l’episodio nel contesto della guerra in corso in Medio Oriente. Negli ultimi giorni, infatti, Teheran ha lanciato missili e droni contro diversi obiettivi nella regione, prendendo di mira soprattutto Paesi che ospitano basi militari statunitensi o strutture legate agli interessi occidentali.

In questo quadro, l’attacco alla base italiana di Erbil, dove i militari sono impegnati nell’addestramento delle forze di sicurezza curde nell’ambito della coalizione internazionale contro l’Isis, potrebbe non rappresentare un’azione diretta contro il nostro Paese, ma piuttosto un episodio collegato a una strategia più ampia volta a colpire la presenza militare occidentale nell’area. Non è escluso, quindi, che si sia trattato di un errore di traiettoria o di un obiettivo secondario, così come non si può escludere del tutto la volontà di inviare un segnale politico anche all’Italia e agli altri alleati europei.

Lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invitato alla prudenza, sottolineando che “dobbiamo valutare bene quello che è accaduto” e che prima di individuare eventuali responsabilità è necessario “un accertamento molto chiaro”. Tajani ha comunque parlato di “attacco inaccettabile”, esprimendo solidarietà ai militari italiani impegnati nella missione.

Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale ha confermato come non vi siano feriti tra il personale italiano e che la situazione sia stata gestita seguendo le procedure di sicurezza previste. Le parole dei rappresentanti del governo evidenziano quindi un atteggiamento di cautela, volto a evitare escalation ma anche a chiarire rapidamente la dinamica dell’accaduto.

D’altronde, velate minacce nei confronti dell’Europa sono già arrivate. Nei giorni scorsi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha dichiarato che i Paesi europei “pagheranno il prezzo” se resteranno in silenzio di fronte a quella che Teheran considera una violazione del diritto internazionale da parte di Stati Uniti e Israele. Parole che contribuiscono ad alimentare le preoccupazioni su un possibile allargamento del conflitto e sul rischio che episodi simili possano ripetersi anche in futuro.

Perché potrebbe risuccedere

Il rischio che un attacco ai danni dell’Italia possa verificarsi di nuovo non è affatto escluso (ma ovviamente non sul nostro territorio). La situazione nel Golfo Persico e in Iraq appare infatti sempre più fuori controllo, con l’Iran che continua a lanciare raid con missili e droni contro obiettivi militari e infrastrutture energetiche presenti nella regione.

In questo contesto, le basi italiane all’estero - soprattutto quelle inserite in missioni internazionali o situate vicino a strutture statunitensi - restano potenzialmente esposte.

Proprio per questo motivo, i rischi per i militari italiani non possono considerarsi superati. Anche se l’episodio potrebbe essere stato accidentale o non direttamente rivolto contro l’Italia, la prosecuzione delle operazioni militari e delle ritorsioni iraniane aumenta la probabilità che basi o contingenti stranieri vengano nuovamente coinvolti, intenzionalmente o per errore. Per questo, la situazione resta sotto stretta osservazione da parte del governo italiano e dei vertici militari.

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