Quali sono le lobby più forti d’Italia? L’esperto Vincenzo Manfredi risponde e spiega quali settori incidono di più sulle decisioni politiche.
Quali sono le lobby più forti , o meglio quelle che hanno la maggiore capacità di influire sulle decisioni politiche? Noi di Money.it lo abbiamo chiesto all’esperto Vincenzo Manfredi, ospite della prima puntata di Money Talks, il podcast ufficiale di Money.it, dove ha spiegato cosa significa davvero fare lobbying e quali settori riescono a pesare di più nei processi decisionali.
Le lobby, nell’immaginario collettivo, sono spesso associate a qualcosa di opaco o poco trasparente, anche perché si tratta di un’attività che spesso si svolge lontano dai riflettori. Proprio per questo, da anni si discute dell’introduzione di una legge che regoli la rappresentanza degli interessi, con l’obiettivo di rendere più chiari i rapporti tra portatori di interessi e decisori pubblici attraverso un registro ufficiale.
Capire quali siano le lobby più influenti diventa quindi un passaggio fondamentale per comprendere come si formano le decisioni politiche. Ma cosa significa davvero “lobby più forte”? Non necessariamente quella più rumorosa o più presente nel dibattito pubblico, bensì quella meglio organizzata, con la migliore capacità di dialogare in modo efficace con le istituzioni.
Qual è la lobby più potente d’Italia?
Per rispondere a questa domanda, Manfredi ha accettato una sfida informale: il classico “gioco della torre” tra diverse categorie di interessi. Il risultato finale, come vedremo, non lascia molti dubbi su quali siano oggi i settori con il maggior peso nelle dinamiche del lobbying italiano.
Il meccanismo è semplice: tra due categorie di interessi, bisogna scegliere quale delle due abbia più peso nel rapporto con la politica, facendo avanzare solo la più influente.
Il confronto è partito da categorie spesso al centro del dibattito pubblico. Nel primo scontro tra tassisti e tabaccai, Manfredi ha fatto avanzare i tassisti. Lo stesso esito si è avuto nel confronto successivo tra tassisti e agricoltori, così come nello scontro tra tassisti e lobby LGBTQIA+, dove a prevalere è stata ancora la categoria dei tassisti.
Il percorso è poi proseguito con altri settori: tra Pro Vita e Famiglia e balneari l’esperto ha indicato questi ultimi come più influenti. Quando però il confronto si è spostato sulle grandi categorie economiche, lo scenario è cambiato in modo netto.
Nel duello tra balneari e industriali hanno prevalso gli industriali, che da quel momento in poi hanno superato tutte le categorie successive: prima il gioco d’azzardo, poi il settore energetico e quindi quello delle armi.
Il confronto finale ha messo di fronte industria e farmaceutico, e in questo caso Manfredi non ha indicato un vincitore assoluto:
“Se la battono, perché sono i due meglio organizzati… hanno strutture aziendali e di rappresentanza basate su processi decisionali molto complessi.”
Anche il settore energetico, ha spiegato, resta tra i più influenti, spesso legato a doppio filo con quello industriale. La loro forza, come già sottolineato, non dipende esclusivamente dal peso economico, ma soprattutto dall’organizzazione e dalla capacità di fornire informazioni tecniche ai decisori pubblici:
“Riescono a influenzare il decisore perché ha assolutamente bisogno delle notizie che loro gli forniscono.”
Naturalmente si tratta di un gioco volutamente semplificato, che non può restituire tutta la complessità dei rapporti tra interessi e politica. Non esiste infatti una classifica ufficiale delle lobby più potenti, né un settore che prevalga sempre sugli altri in ogni contesto. Il peso di una categoria dipende da molti fattori: dal momento politico, dal provvedimento in discussione, dal livello di organizzazione e dalla qualità delle informazioni che riesce a fornire ai decisori.
Proprio per questo, il nostro gioco va letto come uno strumento utile a capire una dinamica di fondo: a incidere maggiormente sono i settori con strutture solide: sono quelli più organizzati a essere maggiormente presenti nei processi decisionali.
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