Pensioni: ecco quale sarà l’impatto del COVID-19 sul sistema di previdenza

Pensioni: quale sarà l’impatto del COVID-19 sul sistema previdenziale? Gli effetti li ha illustrati Itinerari Previdenziali: aumento delle uscite, ricorso a Quota 100 e casse dell’INPS in rosso. Mancano simulatori pubblici per vedere come saranno in futuro.

Pensioni: ecco quale sarà l'impatto del COVID-19 sul sistema di previdenza

Pensioni: quale sarà l’impatto del COVID-19 sul sistema di previdenza italiano lo ha spiegato bene Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, qualche settimana fa.

Il quadro non è molto roseo se si considera anche che in Italia mancano dei simulatori delle pensioni future da quando le famose buste arancioni dell’INPS dell’epoca Boeri sono venute meno.

Gli Italiani oggi, a differenza degli altri Paesi europei, non hanno idea di quale sarà la loro pensione del futuro e un sistema di simulazione sarebbe utile in tempi di COVID-19 dal momento che i contributi versati vengono tramutati sì in pensione, ma tenendo conto di variabili quale il PIL e le speranze di vita.

Secondo Brambilla che ha analizzato la questione, il numero dei pensionati post crisi COVID-19 aumenterà rispetto agli anni precedenti arrivando ai livelli del 2003. Brambilla prevede un ricorso massiccio a Quota 100 e Opzione donna nel prossimo anno (non sappiamo se sarà rinnovata nel 2021), così che la misura per le pensioni anticipate del primo governo Conte giallo-verde potrebbe andare in soccorso a moltissimi lavoratori.

La crisi delle aziende con eventuale ricorso ai licenziamenti, oltre all’accesso alla cassa integrazione, ora prorogata con il decreto Rilancio, potrebbe essere un incentivo per accedere alle pensioni.

Ricordiamo che Quota 100 permette di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi, mentre Opzione donna è riservato alle lavoratrici che possono congedarsi con 58 anni di età (59 se autonome) e 35 di contributi.

Vediamo nel dettaglio qual è la previsione di Brambilla sulle pensioni e l’impatto del COVID-19 sulle stesse nel prossimo futuro. Vediamo anche quale potrebbe essere il beneficio di avere una comunicazione pubblica, ufficiale e trasparente sugli assegni futuri.

Pensioni: l’impatto del COVID-19 sui numeri

Per le pensioni la prima cosa da considerare è quello che sarà l’impatto del COVID-19 sui numeri.

Alberto Brambilla infatti ha prospettato un aumento delle uscite specie con il ricorso alle pensioni anticipate. L’anno prossimo coloro che andranno in pensione potrebbero essere 16,44 milioni, attestandosi sui numeri del 2003, quando solo due anni fa, prima di Quota 100, erano 16 milioni.

A fare la differenza infatti potrebbe essere proprio Quota 100 che finirebbe per fungere da ammortizzatore sociale aiutando così i lavoratori che ne abbiano i requisiti a fronteggiare la crisi delle aziende e del lavoro in generale a causa dell’emergenza COVID-19.

Per Brambilla ordinariamente ci sarebbero state 50mila domande di Quota 100 e 10mila di Opzione donna che però potrebbero essere di più nel prossimo anno. Come ha spiegato lo stesso presidente di Itinerari Previdenziali:

“Nel 2019 hanno fatto domanda di Quota 100 228mila persone: ne sono state accolte oltre 150 mila. Le potenziali situazioni di cassa integrazione prolungata e soprattutto l’aumento della disoccupazione incentiveranno l’uso di Quota 100 per cui si può prevedere che nel 2020 saranno almeno altrettante le persone che richiederanno Quota 100. Quindi, si ipotizzano circa 150mila concessioni di pensioni anche per il 2020.”

Non solo per Brambilla, se a Quota 100 si aggiungono anche Ape sociale e Opzione donna il numero delle pensioni potrebbe arrivare a 240mila, escluse le anticipate, con un aumento dei pensionati.

Questo, secondo Brambilla, andrà a tradursi in un affaticamento dell’INPS e delle sue casse. Infatti, ci saranno più pensionati e meno persone che verseranno i contributi considerando anche le ricadute sull’occupazione che il COVID-19 porterà con sé.

Sempre l’esperto ritiene che l’Istituto di previdenza potrebbe avere più uscite, tra i 10 e i 12 miliardi, contro i 10 o anche 19 miliardi di minori entrate. Con un disavanzo di 25miliardi in più nel 2020 e 50miliardi di deficit.

Pensioni: Quota 100 ammortizzatore sociale post COVID-19

Le pensioni con Quota 100 potrebbero d’altronde fungere da ammortizzatore sociale nella crisi post COVID-19 dal momento che moltissime persone resteranno senza lavoro, secondo l’esperto, che immagina come i lavoratori tra il perdere una parte della pensione e rischiare l’inattività con la difficoltà di trovare altra occupazione, opteranno per la prima eventualità.

Non solo, come spesso accade ed è accaduto, se licenziato il lavoratore può accedere alla disoccupazione e coprire il tempo che lo separa dal raggiungimento dei requisiti per accedere alla pensione con Quota 100.

Come dichiara Brambilla:

“Dobbiamo considerare che il PIL cadrà a picco, 90mila esercizi tra cui negozi, ristoranti, alberghi non riapriranno più, il turismo non lavorerà: tutti quelli che si troveranno in situazioni di emergenza lavorativa potrebbero chiedere le pensioni una volta finite le quattordici settimane di cassa integrazione.”

Se fino a poco tempo fa Brambilla era scettico su Quota 100 e molto critico, pur non essendo ancora convinto della riforma delle pensioni di quel periodo, ritiene che ora la misura possa venire in aiuto come ammortizzatore sociale per affrontare, in parte, la crisi enorme che il COVID-19 porta con sé.

Impatto del COVID-19 sulle pensioni: servono simulatori

L’impatto del COVID-19 sulle pensioni in questo momento sembra invisibile, ma la crisi che stiamo attraversando e che affronteremo pone la questione del futuro.

La mancanza di simulatori in grado di far capire quale sarà la pensione futura dopo che la busta arancione è stata elimina, pone un problema di comunicazione importante e l’Italia su un gradino più basso rispetto agli altri Paesi europei.

In un dossier recente Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) ha messo in evidenza come in altri Paesi europei si possa accedere a simulatori pubblici per controllare la pensione futura, anche quella complementare, un sistema che sta diventando sempre più digitale.

In Belgio per esempio i lavoratori possono accedere a un portale che è nato dalla collaborazione tra un ente di previdenza dei lavoratori privati, l’istituto nazionale per i lavoratori autonomi e il Sigedis, una struttura che raccoglie i dati previdenziali dei lavoratori nel settore pubblico e privato.

Accedendo al portale ciascun lavoratore può verificare i contributi versati e calcolare anche la pensione futura. Sistemi simili esistono anche in Danimarca, Olanda e Svezia. I lavoratori possono controllare la futura rendita.

in Italia non è possibile per i lavoratori fare una stima. Un portale pubblico come quello presente in altri Paesi europei richiederebbe la partecipazione di INPS insieme alle assicurazioni private.

Se non si provvede in tal senso per i lavoratori Italiani sarà difficile avere percezione delle proprie pensioni del futuro che potrebbero subire duramente, come abbiamo visto, i lasciti del COVID-19.

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